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title: Intelligenza Artificiale e benessere mentale nei luoghi di lavoro
description: "Consentendo una migliore gestione dei carichi di lavoro e monitorando i livelli di stress, l'AI potrà avere un impatto positivo sul benessere mentale"
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date: 2020-05-21
modified: 2025-09-09
author: Mario Derba
url: https://www.paroledimanagement.it/benessere-aziendale/intelligenza-artificiale-e-benessere-mentale-nei-luoghi-di-lavoro/
categories: [Benessere aziendale, Organizzazione]
tags: [Intelligenza artificiale, workspace, stress da lavoro, benessere mentale]
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# Intelligenza Artificiale e benessere mentale nei luoghi di lavoro

![Intelligenza Artificiale e benessere mentale nei luoghi di lavoro](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/05/AdobeStock_257008297.jpeg)

Se, prima dell’emergenza Covid-19, il disagio psicologico legato al lavoro era già un argomento dibattuto, ciò è stato ovviamente amplificato dall’emergenza sanitaria in corso. Prima ancora che scoppiasse l’epidemia, uno studio recente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stimava che **le malattie legate ad ansia e depressione costassero all’economia globale un triliardo di dollari ogni anno**, in perdita di produttività.

L’ultimo periodo, naturalmente, ha visto accentuarsi queste tendenze e **moltissime persone hanno dovuto inaugurare un modo di lavorare lontano dall’ufficio** che, per tanti, ha rappresentato una novità assoluta. Da un’indagine condotta da Citrix e OnePoll su un campione di mille lavoratori italiani, infatti, è emerso che i**l 77% di loro non aveva mai praticato lo Smart working in precedenza**. Alcuni vantaggi legati a questa condizione lavorativa sono chiaramente percepiti da tutti – come, per esempio, il fatto di non dover perdere tempo per viaggiare verso il luogo di lavoro – ma non mancano gli inconvenienti, rappresentati sia da una tecnologia non sempre all’altezza sia dalla mancanza improvvisa della dimensione sociale del lavoro. **Il 30% degli intervistati lamenta, infatti, la carenza di strumenti aziendali** (schermi adeguati, server, ecc.) e il 38% la mancanza di interazione diretta con i colleghi. Intervengono poi elementi più legati alle capacità di ognuno di organizzarsi nella marea di attività da svolgere, elemento questo che può costituire una difficoltà sia a casa sia in ufficio.

La buona notizia, in tutto questo, è che **l’Intelligenza Artificiale e l’apprendimento automatico potranno essere presto in grado di offrire un aiuto concreto**, una volta giunti a maturazione. Nella forma corrente, l’AI è soprattutto un meccanismo di supporto, ma, guardando al futuro, il suo impatto sul benessere mentale di chi lavora potrebbe essere davvero rilevante.

## Gestire e prioritizzare i carichi

Che venga svolto da casa o dall’ufficio, il problema dell’orario di lavoro e delle ore di straordinario è un fattore che ha conseguenze dirette sul benessere mentale. Un recente studio di Citrix condotto in nove Paesi ha rilevato che è **per l’86% degli intervistati è normale lavorare oltre le classiche ore di lavoro**. Di questi, almeno la metà fa straordinari tutti i giorni o quasi.

In un simile contesto, l’AI ha il potenziale di aiutare le persone a individuare meglio le priorità. **Una volta, infatti, che la macchina avrà capito il ruolo di una persona all’interno dell’azienda, riuscirà a suggerire in quale ordine dedicarsi a compiti e progetti**, mantenendo il focus sul suo benessere. Per esempio, dopo un lavoro particolarmente delicato e lungo, il sistema potrà decidere di suggerire qualcosa di più semplice e gratificante, per aiutare a rilassarsi e ricalibrarsi, facendo in modo di alternare compiti più e meno impegnativi.

Anche la mancanza di motivazione da parte dei lavoratori è tra le cause dei problemi di benessere mentale. Questa è spesso legata alla necessità di svolgere numerosi lavori noiosi o di routine, con conseguenti perdite di tempo e aumento di stress. Un recente studio di Gallup ha rilevato che **l’85% delle persone che lavorano in azienda a livello globale sono demotivate o comunque non abbastanza motivate**, non riescono a esprimere al meglio sé stesse e, nei casi peggiori, oppongono resistenza alla stessa organizzazione per la quale lavorano. Tutto ciò rappresenta per le aziende un costo che è stato quantificato in 7 triliardi di dollari l’anno.

## Un’esperienza IT più semplice

Tuttavia, una volta che il workspace intelligente sarà stato personalizzato a seconda del ruolo e delle necessità di un individuo, **ci sarà la possibilità che il computer esegua in automatico alcuni dei compiti quotidiani del lavoratore**, sollevandolo da quelli più noiosi o ripetitivi.

Ci potranno essere differenze significative tra un impiegato e l’altro e sarà importante che il sistema le apprenda e automatizzi in base alle necessità del singolo. Naturalmente non tutto sarà automatizzato e, se qualcuno preferirà occuparsi comunque personalmente di alcuni lavori, potrà continuare a farlo.

Oggi l’esperienza IT è pensata attorno alle App e ai dispositivi e questo pone restrizioni in merito a come il workspace digitale di una persona possa essere configurato. Ciò può essere causa di inutile frustrazione e stress, soprattutto in un momento già difficile per via dell’emergenza sanitaria. Tuttavia, **man mano che l’AI diventerà più sofisticata, il focus sarà più sul risultato che l’utente vuole ottenere, invece che sull’applicazione o sul tool che sta utilizzando**. Inoltre, l’intera esperienza tecnologica sarà semplificata. L’utente avrà a disposizione un set di microapp e di App rilevanti per quello che sta facendo e a portata di mano in un’unica interfaccia personalizzata. **Sarà un aiuto significativo a ridurre lo stress legato alla tecnologia** e permetterà a chi lavora di non sentirsi travolto dalle cose da fare.

## Monitorare lo stress e il benessere mentale

C’è molto lavoro di ricerca in atto in merito a come l’AI potrà essere utilizzata per scoprire e diagnosticare problemi di benessere mentale ed esiste un elevato potenziale di applicazione anche nell’ambito workplace. **In futuro, l’AI potrà anche monitorare il tono di voce dell’utente o il modo in cui vengono enunciate le parole, quali segnali di possibile stress e depressione**, insieme al ritmo del battito cardiaco, l’incremento della velocità nella scrittura o il rallentamento nella realizzazione di un elaborato, tutte cose che potrebbero costituire un segnale di attenzione.

Anche gli smart watch e i dati biometrici, inclusa l’espressione facciale, potranno entrare in gioco per aiutare l’identificazione precoce di possibili disagi mentali. **Con queste informazioni, potrebbero essere distribuiti compiti più compatibili con il livello di stress di un individuo**.

Non mancheranno naturalmente gli ostacoli in questo percorso, tra cui i **problemi relativi alla privacy** e al fatto che non tutti i lavoratori saranno felici di accettare determinati livelli di monitoraggio. Le attuali discussioni attorno alle App di tracciamento a fini sanitari sono senza dubbie significative in merito. Sarà quindi fondamentale che esistano **protocolli che assicurino che lo sviluppo dell’AI sia sicuro e rilevante, e che l’obiettivo finale sia esclusivamente il benessere di chi lavora**, nella massima trasparenza. Tuttavia, il beneficio complessivo derivante da questi sviluppi, se gestiti responsabilmente, potrà aiutare a ridurre la carenza di benessere mentale nei luoghi di lavoro in generale, ma anche nei momenti in cui possano sopraggiungere crisi inaspettate, migliorando significativamente le future condizioni nelle quali i lavoratori si troveranno a operare.

*** Mario Derba è Vice President per l’area Western and Southern Europe di Citrix**
