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title: La felicità non dipende solo dal Pil, il benessere richiede nuovi paradigmi
description: La felicità non dipende solo dal Pil, ma il benessere richiede nuovi paradigmi. Lo spiegano gli esperti e scrittori Luciano Canova e Mauro Gallegati.
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date: 2019-10-10
modified: 2025-09-09
author: Elisa Marasca
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categories: [Benessere aziendale, Organizzazione]
tags: [benessere, felicità, Luciano Canova, Mauro Gallegati]
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# La felicità non dipende solo dal Pil, il benessere richiede nuovi paradigmi

![felicita_pil.jpeg](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/10/felicita_pil.jpeg)

La felicità, da sempre, è al centro dei pensieri dell’uomo. Come già indicava Aristotele, “tutti gli uomini aspirano alla felicità”. **Ma che cos’è veramente la felicità?** E soprattutto si può misurare?

Ne abbiamo parlato con due economisti: **Luciano Canova**, Professore di Economia comportamentale al Master Medea di Eni Corporate University e autore del libro ***Il metro* *della felicità***, e **Mauro Gallegati**, Professore di Economia politica presso l’Università Politecnica delle Marche e autore del libro ***Acrescita. Per una nuova economia***.

“Solitamente, in economia, **il benessere si misura attraverso il reddito a livello micro, che a livello macro** si traduce in Prodotto interno lordo (Pil)”, spiega Canova. C’è una letteratura decennale, però, che sottolinea ormai come la qualità della vita si debba misurare anche con altri parametri: proprio da qui nasce l’economia della felicità.

“Tutti gli economisti, di fatto, se vogliono capire **quello che fa stare bene il maggior numero di persone all’interno della società**, dovrebbero avere a cuore, usando la parola con la maggior delicatezza possibile, la ‘felicità’ di più persone possibili”.

*Il metro della felicità* ripercorre tutti i vari approcci economici per misurare il benessere, partendo proprio dal reddito (e dal Pil), che comunque rimane un indicatore importante. **Il Pil infatti è un’approssimazione molto imperfetta di un’idea di benessere**, ma ha dei vantaggi innegabili per gli studiosi: è un numero, consente di fare confronti, valorizza in moneta ogni tipo di attività, è di semplice intuizione anche per il cittadino per capire come stanno le cose.

Ci sono delle criticità però, da subito riconosciute: il Pil non è una misura diretta di benessere, ma **una fotografia dello stato produttivo di un Paese**. Nel tempo, quindi, sono state inserite nuove dimensioni per misurare il benessere, ormai approvate e usate anche dalle istituzioni.

L’Ocse, per esempio, ha istituito il ***Better Life Index* che aggrega reddito, conciliazione tra vita privata e lavoro**, qualità dell’ambiente, percezione di sicurezza, percezione del benessere soggettivo, percentuale della spesa statale in ricerca e sviluppo.

In Italia, dal 2013 è stato introdotto il **Bes (Benessere equo e sostenibile)**, un insieme di indicatori su 12 dimensioni del benessere molto simili a quelli dell’Ocse che concorrono a definire una vita di qualità. La caratteristica fondamentale del Bes, rispetto al Pil, è che l’obiettivo non è quello di aggregare in unico numero un indicatore di benessere, ma tenere separate le varie dimensioni.

L'articolo integrale è pubblicato sul numero di ottobre 2019 di *Persone&Conoscenze*.

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