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title: Rilancio del Sud, cercasi statisti
description: "Decreto per il rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese: servono statisti per definire i piani d'azione."
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date: 2023-09-22
author: Federico Pirro
url: https://www.paroledimanagement.it/contro-corrente/rilancio-del-sud-cercasi-statisti/
categories: [Contro corrente]
tags: [Economia, Sud Italia]
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# Rilancio del Sud, cercasi statisti

![Rilancio_Sud](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/09/Rilancio_Sud-1024x683.jpg)

Nel recente Decreto legge dal titolo ‘’Disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione e per il **rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese**’’, uno degli articoli ha previsto – a proposito della programmazione e utilizzazione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) – che il **Ministero per il Sud e le Regioni definiscano d’intesa un Accordo per la coesione** per individuare gli obiettivi di sviluppo da perseguire attraverso la realizzazione di specifici interventi (anche con il concorso di più fonti di finanziamento).

Tali interventi devono essere specificati e selezionati all’esito di un’istruttoria espletata congiuntamente dalla Regione e dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio, soprattutto ai fini della loro **coerenza con i documenti di programmazione europea e nazionale**. Si prevede altresì che la dotazione finanziaria del Fsc debba essere impiegata in coerenza con le politiche settoriali e con le politiche di investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), secondo principi di complementarità e  addizionalità.

Negli Accordi di coesione **devono essere previsti cronoprogrammi di realizzazione di ciascun intervento**, con l’indicazione dei traguardi intermedi e finali, dell’entità delle risorse destinate alle città metropolitane ove esistenti (come in Puglia), dell’indicazione degli impegni reciprocamente assunti fra Ministero e Regione, della parte di Fsc eventualmente destinata al finanziamento della quota regionale di cofinanziamento dei programmi regionali europei, del piano finanziario dell’Accordo articolato per annualità, e infine dei principi per la definizione del sistema di gestione e controllo dell’Accordo nonché di monitoraggio dello stesso.

Queste disposizioni – con l’intero Decreto legge passano ora al vaglio del Parlamento per la conversione – hanno suscitato critiche e reazioni di qualche Governatore, visibilmente contrariato perché cambierebbero in profondità le precedenti modalità di impiego delle risorse assegnate alle Regioni a valere sul Fsc. **Si teme, in sintesi, una sottrazione di sovranità nell’impiego delle quote assegnate dal Fsc** e un loro appostamento in programmi di spesa sottratti alla discrezionalità delle Regioni e da concordarsi, con procedure definite dirigistiche, con il Ministero per il Sud, previa un’istruttoria del Dipartimento per le politiche di coesione operante presso la Presidenza del Consiglio.

## Affidare più responsabilità alle Regioni

Ora, non v’è dubbio che gli Accordi di coesione – se in sede di conversione ne verranno conservate le modalità di definizione dei contenuti con i relativi cronoprogrammi di attuazione – tendano a **consolidare il raccordo centro-periferia nell’utilizzo di risorse** che ormai deve essere sempre più coerente con i documenti di programmazione europea e nazionale. Ma chiediamoci – **invitando tutti i protagonisti del dibattito a un confronto** il più possibile pacato e focalizzato esclusivamente sul merito della norma – si è proprio sicuri che non convenga alle stesse Regioni il contenuto di un Accordo di coesione, redatto congiuntamente con il Ministero, e con la definizione di obiettivi intermedi e finali e delle relative annualità dei singoli piani finanziari?

Riflettiamo. In primo luogo sarà sempre** la Regione la portatrice di proposte di sviluppo del proprio territorio e di linee d’azione per perseguirli**, che poi dovranno essere compiutamente definite d’intesa con il Ministero per il Sud, previa istruttoria espletata congiuntamente fra il Dipartimento per le Politiche di Coesione e le tecnostrutture regionali. Una Regione che abbia una solida visione programmatoria della sua crescita saprà **indicare con sicurezza gli obiettivi da concordare con il Ministero** che, peraltro – e anche questo, a nostro avviso, è un vantaggio per l’ente territoriale – dovranno essere coerenti con i documenti di programmazione europea e nazionale: il che **significa per la Regione agganciarsi a obiettivi di crescita di rango comunitario**, ai quali dovranno uniformarsi gli stessi documenti di programmazione nazionale, superando ove esistenti ritardi redazionali e disallineamenti.

In secondo luogo, non è **interesse della stessa Regione che si stabiliscano cronoprogrammi di impiego dei fondi**, con l’individuazione delle mete intermedie e finali? Tale impostazione rappresenta indubbiamente una sfida per gli apparati amministrativi locali che dovranno impegnarsi, sempre a vantaggio dei cittadini (contribuenti), nel **raggiungimento di obiettivi stabiliti congiuntamente con il Ministero** che sarà impegnato, esso stesso, nel conseguimento degli ‘impegni reciprocamente assunti’. In altri termini, la sfida dell’efficienza vale per tutti, al centro come in periferia.

In terzo luogo la **definizione di un piano finanziario dell’accordo**, **articolato per singole annualità**, non aiuta forse la Regione a gestire al meglio i suoi impegni di competenza e di cassa? E infine, non è apprezzabile che si vogliano definire, fra Ministero e Regione, i principi del sistema di gestione e controllo dell’Accordo, nonché di monitoraggio dello stesso per darne poi piena contezza ai cittadini?

## Abbandonare le contrapposizioni

Certo, è comprensibile che** l’architettura definita degli Accordi di coesione voluti dal Ministro Raffale Fitto possa apparire agli occhi di qualcuno dirigistica** – aggiungerei macroaziendalista – come un sorta di ‘grande business plan’ concordato fra Ministero e Regione. Ma, almeno per la durata attuativa del Pnrr, non sarebbe utile al Paese un sano dirigismo concordato d’intesa fra Stato e Regioni? Senza dimenticare che siamo in una fase in cui come Unione europea siamo impegnati in una **sfida competitiva durissima con Usa e Cina…**

In questo scenario non è utile per le Regioni, l’intero Paese e i suoi cittadini** provare a superare – sia pure con comprensibile fatica – ogni forma di provincialismo** per puntare a collocarsi a pieno titolo in un convoglio produttivo saldamente legato all’Ue? Allora, a nostro sommesso avviso, sarebbe opportuno che siano dismesse contrapposizioni muscolari a quanto stabilito del Decreto legge in via di conversione e **ci si comporti da statisti anche nelle sale, a volte troppo anguste, degli Uffici di Presidenza di qualche Regione del Sud**. Ma anche del Nord.
