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title: Ripartiamo e riprendiamoci il nostro ruolo nel Manifatturiero
description: "È il momento della ripartenza. Dopo due mesi di lockdown, è tempo che si torni a produrre in sicurezza per rilanciare la seconda manifattura d'Europa."
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/05/Conte_Genova.jpg
date: 2020-05-04
author: Federico Pirro
url: https://www.paroledimanagement.it/contro-corrente/ripartiamo-e-riprendiamoci-il-nostro-ruolo-nel-manifatturiero/
categories: [Contro corrente, Scenari macroeconomici]
tags: [fase 2, ripartenza, manifattura]
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# Ripartiamo e riprendiamoci il nostro ruolo nel Manifatturiero

![Ripartiamo e riprendiamoci il nostro ruolo nel Manifatturiero](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/05/Conte_Genova.jpg)

Ferve più che mai intenso il dibattito sulla fase 2, sui suoi tempi e soprattutto sulla necessità di linee guida per la piena ripresa del Paese. **L’Italia è visibilmente stremata, da Nord a Sud, da un *lockdown* **sui cui caratteri, sulla cui attuazione e sulle cui contraddizioni c’è molto da riflettere nei prossimi mesi, anche per non ripeterne alcuni errori commessi a livello locale ormai evidenti.

Per ora limitiamoci a osservare come sia **più che mai opportuno – e necessario – che buona parte della produzione industriale nazionale, fermatasi bruscamente a metà marzo 2020, riparta** affiancandosi a quella che, invece, ha continuato a offrire beni e utility indispensabili come alimentari, farmaceutici ed energia, o in settori, come per esempio l’aerospazio, a buona ragione ritenuti strategici dal Governo.

**Le prosecuzioni delle attività trasformatrici di beni** – è doveroso saperlo e ricordarlo anche ad alcuni epidemiologi totalmente a digiuno (purtroppo) di economia – fra l’altro **hanno consentito all’Istat di rilevare una flessione ‘solo’ del 4,7% del Pil nel primo trimestre dell’anno**, meno cioè di quanto si fosse temuto. Una prosecuzione di attività industriali, aggiungiamo, cui [larga parte del manifatturiero localizzato nell’Italia meridionale](https://www.paroledimanagement.it/lindustria-italiana-riscopre-la-trazione-meridionale/) ha offerto un contributo oltremodo significativo, perché in alcune delle sue regioni sono in esercizio ormai da anni molti stabilimenti di rilievo nazionale dei comparti prima richiamati.

## Il pericolo di accumulare debito a oltranza

**Si riparte in sicurezza, dunque,** con protocolli sottoscritti fra aziende e sindacati che devono essere rispettati e fatti rispettare in forme assolutamente inflessibili, **ma** **si torna a produrre in larga parte di quella manifattura italiana, ancora seconda in Europa** – salvo possibili rettifiche di Eurostat sui valori aggiunti nazionali – che è il motore trainante, anche se non l’unico, del Made in Italy.

**Si tratta di una ripresa delle produzioni industriali che concorrono (ancora) a conferirci credibilità come Paese con un elevatissimo debito pubblico**, che deve poter contare su acquisti dei suoi titoli in quantità praticamente illimitate da parte della Banca centrale europea – salvo sentenza della Corte costituzionale tedesca – e che, accumulando altro deficit, ha promosso **sinora due manovre di politica economica prevalentemente distributive per assicurare**, com’era giusto che fosse, **un minimo vitale al maggior numero possibile di cittadini** impossibilitati a svolgere le loro abituali attività lavorative (anche quelle più umili e spesso remunerate in nero), ma comunque capaci di assicurare un qualche reddito di sussistenza.

Ma ora – se ne convincano tutti quegli esponenti politici che sembrano trovarsi più a loro agio nel distribuire risorse (acquisite a debito) piuttosto che avanzare proposte per rilanciare strutturalmente la macchina industriale del Paese – **bisogna tornare a produrre tutti quei beni e servizi nei quali l’Italia è leader nel mondo**, e che (ricordiamocelo) insieme con il risparmio privato ci assicurano ancora credibilità come debitori solvibili. O qualcuno in Parlamento e nel Paese – inebriato dalla rapidità e dalle dimensioni con cui in due mesi sono stati superati dal Governo i vincoli del Patto di stabilità, sospesi ma non abrogati dalla Commissione europea – ritiene che si possa continuare ad accumulare debito a oltranza, peggiorando ulteriormente il rapporto deficit-Pil?

## Agli scienziati il compito di potenziare la risposta sanitaria

**Della necessità di tornare a produrre si convincano (finalmente) anche alcuni epidemiologi che ci sembrano indulgere (sempre e soltanto) a un certo estremismo prescrittivo**, dando poi per scontato, con previsioni apocalittiche di ricoveri in terapia intensiva, un ritorno in più ondate dell’epidemia – e la cui terapia pertanto sarebbe solo la riproposizione di *lockdown* nazionali o locali – invece di concorrere ad affinare ulteriormente terapie farmacologiche e le loro metodiche di somministrazione rivelatesi efficaci o di mettere a punto procedure realmente utili di isolamento dei contagiati e non loro ‘ammassamenti coatti’ in ambiti domestici ove pure il virus ha colpito, così come, sia pure con maggiore durezza, nelle Rsa.

Allora, secondo chi scrive, **ha pienamente ragione il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri** il quale, all’indomani della divulgazione delle simulazioni compiute dal Comitato tecnico-scientifico dei contagi e delle relative stime (spesso apocalittiche) di ricoveri in terapie intensive, ha dichiarato che **l’epidemia – ora in fase discendente – potrebbe anche tornare a salire per il numero dei contagiati, ma che ora saremmo  pronti ad affrontarla grazie a tutto quanto è stato già messo in campo** sinora per fronteggiarla e che perciò, se rispetteremo le misure di prevenzione del contagio con l’uso (là dove e quando prescritto) dei dispositivi di protezione individuale (Dpi), non vi sarà alcuna apocalisse prossima ventura.

**Allora,** **a chi parlava in realtà Arcuri?** A quali e quante ‘nuore’ si rivolgeva perché altrettante ‘suocere’ intendessero? A quali Palazzi ministeriali e a chi nella comunità intendeva riferirsi?
