Dal privato al pubblico: lo Smart working limita i danni del Covid 19

Un anno difficile e incerto che ha messo ko molte aziende, ma ha accelerato la digitalizzazione. Il 2020 sarà certamente ricordato da tutti come l’anno dei cambiamenti. I contratti sono diminuiti, le offerte di lavoro sono crollate e le imprese hanno imparato a conoscere lo Smart working (o meglio l’Home working). E questa – almeno nei numeri – è stata una salvezza.

Un recente studio effettuato dal Ministero del Lavoro, insieme con Banca d’Italia, ha evidenziato come l’implementazione del lavoro agile abbia contenuto le riduzioni di stipendio e il calo di contratti di lavoro (-42mila rispetto al 2019) causati dalla pandemia di Covid-19.

Nonostante il Nord Italia abbia registrato il più alto numero di offerte di lavoro del 2020, quest’area detiene anche il primato (negativo) relativo alla perdita occupazionale (circa 200mila attivazioni in meno rispetto al 2019): Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e le province autonome di Trento e Bolzano hanno contribuito per circa due terzi alla diminuzione di nuovi contratti di lavoro. Di contro, alcune aree del Sud Italia hanno registrato un numero di attivazioni superiore rispetto all’anno precedente.

Il totale dei contratti attivati rimane positivo, anche se le cessazioni superano le attivazioni. Il 2020 ha infatti visto la stabilizzazione di 427mila contratti. D’altro canto, il blocco dei licenziamenti e l’incertezza economico-sanitaria dovuti alla pandemia hanno spinto le imprese a non confermare i lavoratori precari, portando i rapporti a tempo determinato a segnare un saldo di -252mila.

Il nuovo interesse maturato durato la pandemia

A frenare le conseguenze negative dell’emergenza sanitaria in corso è intervenuto lo Smart working, che ha coinvolto il 14% dei lavoratori privati, contro l’1,5% di fine 2019, e l’82,3% delle imprese. Questa modalità di lavoro ha consentito di limitare i danni della crisi: i lavoratori interessati sono riusciti a mantenere inalterata la propria retribuzione o l’hanno addirittura vista aumentare, grazie al maggior numero di ore lavorate. E non è tutto. I lavoratori ‘smart’ hanno usufruito meno della Cassa integrazione.

L’Home working forzato, implementato dalle aziende durante il 2020, ha poi ‘insegnato’ alle aziende che la produttività trae beneficio da questa modalità di lavoro, dimostratasi una buona soluzione per le madri lavoratrici e per tutti coloro che devono conciliare al meglio vita lavorativa e privata. Ciò potrebbe spingere le imprese a implementare definitivamente una modalità di lavoro smart, estendendola a una cerchia più ampia di collaboratori. Se durante la pandemia, infatti, sono stati 1,8 milioni i dipendenti di aziende private che hanno lavorato da remoto, secondo stime antecedenti il Covid, si potrebbe facilmente arrivare a 7 milioni, fra autonomi, dipendenti pubblici e privati.

I numeri sul lavoro agile sono ancora più significativi se si considera la sfera pubblica. I lavoratori che hanno aderito allo Smart working sono stati il 33%, contro il 2,4% del 2019. “La rivoluzione dello Smart working nelle Pubbliche amministrazioni non può essere calata dall’alto, va invece accompagnata, sostenuta e monitorata con attenzione. Il cambiamento ha bisogno di essere governato”, ha commentato il Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, che – a novembre 2020 – ha annunciato l’istituzione dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile nelle Pa. L’ente ha il compito di formulare proposte normative e organizzative per migliorare lo Smart working, le competenze di personale e dirigenti e la valutazione dei collaboratori, nonché verificare che i Piani organizzativi del lavoro agile raggiungano gli obiettivi quantitativi e qualitativi fissati.

L’osservatorio si costituisce di 27 membri (rappresentanti di Governo, enti locali, Inps, Regioni e altre istituzioni) supportati da una Commissione tecnica formata da 14 esperti universitari o dei settori pubblici e privati. I membri, nominati di recente dalla Ministra, sono in carica per tre anni (non rinnovabili) e prestano consulenza a titolo gratuito. L’impegno è di cambiare il volto del lavoro pubblico per avvicinarlo sempre più alle esigenze concrete della collettività.

Smart working, Pubblica amministrazione, occupazione, Osservatorio nazionale del lavoro agile

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