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title: Meglio disoccupati che farsi assumere dall’AI
description: "Un recente studio ha rivelato che il 71% degli americani sarebbe contrario all’utilizzo dell’AI nelle decisioni finali di assunzione"
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/07/Progetto-senza-titolo-12.png
date: 2023-07-25
modified: 2025-09-09
author: Catia Demonte
url: https://www.paroledimanagement.it/dallestero/meglio-disoccupati-che-farsi-assumere-dallai/
categories: [Risorse Umane, Dall’estero]
tags: [Intelligenza artificiale, disoccupazione, assunzioni]
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# Meglio disoccupati che farsi assumere dall’AI

![ai assunzioni](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/07/Progetto-senza-titolo-12.png)

Dopo la comparsa e la rapida ascesa di ChatGpt e di altri sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) generativa, il tema è diventato di grande interesse soprattutto per alcuni aspetti che riguardano **la gestione dei rapporti di lavoro, in cui l’AI è già utilizzata**. A destare preoccupazione sarebbe la capacità di una macchina di valutare alcuni aspetti dei candidati, come per esempio quelli legati alla sua personalità. Un recente studio a cura del Pew Research Center, noto centro di ricerca statunitense, ha rivelato che **il 71% degli americani sarebbe contrario all’utilizzo dell’AI nelle decisioni finali di assunzione;** solo il 7% degli intervistati si è detto favorevole, mentre il 22% non è sicuro.

Inoltre, la maggioranza delle persone coinvolte nella ricerca – i cui dettagli sono riportati sul sito del Pew Research Center – si oppone all’utilizzo dell’analisi dell’AI per valutare i licenziamenti (55%), per esaminare le domande di lavoro (41%), per valutare le promozioni; soprattutto trova** fastidioso l’impiego della tecnologia per tracciare gli spostamenti **sul luogo di lavoro. Eppure esistono anche situazioni per le quali le persone ritengono che l’AI è più ‘capace’ degli esseri umani: il 47% ha rivelato di apprezzare il fatto che la tecnologia è più equanime nella valutazione dei candidati e l’AI sarebbe anche utile per eliminare i pregiudizi razziali.

Ma quanto può influire l’**uso dell’AI nei luoghi di lavoro e come impatta sui lavoratori?** Circa il 62% si aspetta un alto grado di condizionamento generale sul personale nei prossimi 20 anni; il 28% non crede di poterne risentire personalmente; circa la metà del campione ritiene che ci sarà un basso impatto se non addirittura inesistente.

## Candidarsi per un posto di lavoro che utilizza l’AI

** **Lo studio del Pew Research Center contiene anche altri dati rilevanti e che possono fornire un quadro più esaustivo sull’argomento, in particolare quando le domande attingono alla sfera personale: il 66% degli statunitensi ha affermato che **non vorrebbe candidarsi per un’offerta di lavoro per cui c’è un’AI** a gestirne il processo, a fronte del 32% che, al contrario, non avrebbe problemi a dialogare con una tecnologia per ottenere il posto.

Se questi sono i dati complessivi, ben diversa la situazione se si considerano i risultati in base al sesso: per esempio **il 70% delle donne rifiuterebbe l’offerta di lavoro mediata dall’AI** rispetto al 61% degli uomini. E indagando sulle motivazioni del rifiuti, a grande maggioranza gli intervistati hanno evidenziato la mancanza di umanità del sistema adottato, l’incapacità di cogliere le sfumature e il timore dell’aggiunta di un pregiudizio nella scelta.

Eppure negli Usa sono numerose le aziende che hanno già iniziato a usare l’AI nei processi di selezione e assunzione. Per garantire l’**uso etico ed efficace della potenzialità della tecnologia**, si può ricorrere a qualche best practice. In primis, sarebbe buona norma assegnare a qualcuno il controllo a campione di tutte le decisioni prese dall’AI in modo da verificarne la correttezza. Altro suggerimento importante riguarda l’eliminazione di ogni comportamento prevenuto prima di implementarla proprio per evitare un processo
