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title: Perché in azienda servono (anche) lavoratori non superstar
description: I lavoratori nella media sono importanti nelle organizzazioni tanto quanto quelli eccellenti; non tutte le persone vogliono essere superstar
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date: 2021-10-27
modified: 2025-09-09
author: Erica Manniello
url: https://www.paroledimanagement.it/dallestero/perche-in-azienda-servono-anche-lavoratori-non-superstar/
categories: [Risorse Umane, Dall’estero, Formazione]
tags: [Paul White, BBC, team, lavoratore medio, superstar]
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# Perché in azienda servono (anche) lavoratori non superstar

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Nelle culture orientate alla carriera domina **la narrativa della superstar dell’ufficio**. In altri termini, i dipendenti di spicco con la migliore reputazione e le idee più brillanti; le persone in prima linea per un aumento, una promozione o un premio per il dipendente del mese. Passiamo molto tempo a lodare i lavoratori ‘eccezionali’,** ma il lavoratore ‘medio’ è altrettanto importante.** Perché quindi non riceve il riconoscimento che meriterebbe?

Per quanto ci piaccia considerarci bravi nel nostro lavoro, **la stragrande maggioranza delle persone non è al top della graduatoria.** Essere semplicemente competenti al lavoro e nulla di più non è a ogni modo una brutta cosa. E poi non tutti i lavoratori vogliono essere i migliori. Le ricerche, in effetti, sostengono che **il lavoratore medio è essenziale,** forse anche più della superstar.

Dal Kansas, negli Stati Uniti, **Paul White**, Psicologo specializzato in cultura del posto di lavoro, ha fatto sapere alla *BBC*, che la similitudine più calzante è quella, dal suo punto di vista, del football americano: “Puoi avere in squadra il miglior quarterback, running back o ricevitore. Ma **se il resto del team non è composto da elementi solidi, quelle stelle non possono esibirsi**”.

Un lavoratore nella media, ha spiegato **Danielle Crough**, Docente di Psicologia Organizzativa presso l’Università del Nebraska, è un colui/colei che soddisfa le aspettative, né più né meno. Ed è una realtà per molte più persone di quanto non si possa pensare: “**La realtà è che molti collaboratori non vogliono essere delle star.** Hanno famiglia, figli, altre priorità. Non vogliono più responsabilità né eccellere sul lavoro. **Ma essere nella media non significa che la carriera si sia bloccata o che le sue capacità siano stagnanti**”.

## Il lavoratore medio non si sente riconosciuto

In una cultura dell*’*eccezionalità, però, **fare ciò che ci si aspetta non è visto come una conquista.** Questo è un grosso problema, perché la mancanza di riconoscimento può portare rapidamente **a sentirsi sottovalutati e persino spingere i lavoratori a lasciare la propria occupazione.** In questa logica, secondo la stima di White, i contributi del 50% o 60% delle persone, poiché non sono eccezionali, passano completamente inosservati. “Il vero problema è che **quasi l’80% delle persone che lasciano il lavoro volontariamente cita la mancanza di apprezzamento come un fattore importante**”, ha spiegato lo psicologo statuinitense. Il dato proviene da uno studio dell’OC Tanner Institute, società di employee recognitionc con sede nello Utah, che ha anche mostrato che il 65% degli americani ha dichiarato di non aver ricevuto il giusto riconoscimento al lavoro.

I dipendenti che soddisfano, ma non superano, le aspettative non stanno facendo il minimo indispensabile, ha precisato Crough, **bensì stanno facendo esattamente quello che dovrebbero:** “Fare quello che dovresti fare è davvero speciale. Il lavoratore coerente è prezioso e dobbiamo dargli ancora più credito in questi giorni”. Anche, per esempio, non legando necessariamente gli aumenti alla promozione: “Continuare a offrire aumenti e bonus a questi lavoratori è una buona cosa. In generale, **è importante far sapere alle persone che i loro sforzi sono riconosciuti**".

Secondo White, le aziende e i leader in grado **di comprendere quotidianamente il valore delle persone che lavorano, prestando loro attenzione, sono tra quelli di maggior successo**, specie da quando con la pandemia sempre più collaboratori stanno abbandonando le loro occupazioni alla ricerca di un migliore equilibrio nelle proprie vite. Ha concluso lo psicologo: “Non si tratta solo di produttività, ma anche di retention e degli effetti benefici del saper creare un’ambiente positivo in azienda”.

Fonte: *BBC*
