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title: "Parità di genere: un obbligo sociale"
description: Le recenti dimissioni delle donne al vertice di Governi e aziende sono un segno di debolezza o di differenza di leadership maschile e femminile?
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date: 2023-03-29
modified: 2023-03-30
author: Chiara Lupi
url: https://www.paroledimanagement.it/dirigenti-disperate/parita-di-genere-un-obbligo-sociale/
categories: [Dirigenti disperate]
tags: [Gender pay gap, Anna Maria Tarantola, IWE-Inclusion Welfare Environment, maternità, lavoro femminile]
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# Parità di genere: un obbligo sociale

![Parita_genere_IWE](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/03/Parita_genere_IWE-1024x683.jpg)

La cronaca recente ha affrontato diffusamente il caso delle recenti **dimissioni di premier**: in Nuova Zelanda, Jacinta Ardner, e in Scozia Nicola Sturgeon, a cui si sono aggiunte le recentissime dimissioni di donne ai vertici di aziende nella Silicon Valley, Susan Diane Woicicky CEO di YouTube. Tutte hanno addotto **motivi personali legati alla qualità della vita** e hanno dimostrato un **minore attaccamento al potere**, forse garanzia di una leadership più obiettiva, saggia e previdente. Si evidenzia così una differenza di leadership maschile e femminile o si possono interpretare queste dimissioni come segno di debolezza e inaffidabilità?

“Abbiamo davanti a noi donne che hanno agito con **grande onestà intellettuale**: hanno saputo contrastare un modello culturale patriarcale che non riconosce a noi donne gli sforzi che dobbiamo fare per arrivare alle stesse posizioni degli uomini", dice **Anna Maria Tarantola**, Presidente della Fondazione Centesimus Annus ed ex Vice Direttore Generale di Banca d'Italia, intervistata sul numero 0 - Primavera 2023 di ***I,WE - Inclusion, Welfare, Environment*****, la nuova rivista della casa editrice ESTE e di EcoEridania Editore dedicata alla sostenibilità**. "Il coraggio di queste persone, inoltre, deriva dal fatto di aver saputo acclarare che **il senso della vita non è quello che ci è stato imposto dagli uomini**, ovvero il successo lavorativo a ogni costo in un contesto di competizione esagerata e distruttiva. Infine, queste tre donne hanno anche dimostrato che, agendo da sole, in poche, è impossibile riuscire a cambiare il modello. Ci viene quindi imposta una scelta: accetto di aderire a questo sistema soffocando le mie priorità o le faccio valere e vengo distrutta? L’alternativa può derivare solo dalla **fortuna di avere l’aiuto della famiglia**. Io sono riuscita a vivere il confronto con questo mondo lavorativo, con quegli impegni e quello stress perché ho avuto una famiglia forte, coesa e aiutante”.

## Riequilibrare le retribuzioni per incrementare la natalità

Quelli analizzati sono esempi di donne che si sono dimesse con incarichi ai massimi livelli istituzionali, ma **dobbiamo occuparci anche di tutte le donne che fanno lavori 'normali'**, o vorrebbero potersi esprimere nella professione che hanno scelto e non ci riescono. Le donne, inoltre, generalmente, sono **pagate di meno rispetto agli uomini** e se formano una famiglia, è più conveniente che stiano a casa. Per creare una società più giusta potremmo partire dal **riequilibrare le retribuzioni**. E il *pay gap* è una questione irrisolta.

A questo proposito, sempre Tarantola, dice: “**Eliminare la differenza nelle retribuzioni rappresenta un fattore chiave** per determinare se ci stiamo incamminando verso un percorso di parità. Ci sono studi che dimostrano come, a parità di ruolo e responsabilità, soprattutto nel privato, ci sia ancora una **differenza sostanziale tra i compensi di uomini e donne**. Bisogna anche tenere in considerazione il fatto che il tasso d’occupazione femminile è caratterizzato da un sovradimensionamento di lavori precari, **posizioni che, di fatto, danno minori possibilità di avanzamento di carriera**. Abbiamo avuto un notevole miglioramento per quanto riguarda la presenza di donne all’interno dei Consigli d’amministrazione delle grandi aziende quotate, grazie a una **legge che impone l’assunzione di quote di genere** e che scatta nel caso in cui uno dei due sessi sia sottorappresentato. Se, però, si va a vedere all’interno di tutte quelle aziende per cui questa norma non è applicata, la percentuale di presenze femminile è molto bassa. Così come lo è per le figure di Amministratore Delegato e di tutte le figure dirigenziali”.

In sintesi,** il genere femminile nel mondo del lavoro è sottorappresentato **e ai dati negativi sull’occupazione femminile dobbiamo associare** l’inverno demografico che sta investendo il Paese**. Una situazione che sta mettendo a rischio la sostenibilità nel nostro ecosistema. È stato calcolato che, entro il 2070 l’Italia perderà più o meno 11,5 milioni di abitanti. Nei prossimi 25 anni i giovani sotto i 35 anni caleranno di 4 milioni, mentre le persone Over 65 saranno 18-20 milioni, e la spesa per pensioni e sanità potrebbe assorbire un quarto del Prodotto interno lordo. **Il conto della crisi della natalità è qualcosa che raggela**.

Come fare per invertire la rotta? “Tutti i Paesi con un livello d’occupazione femminile maggiore del nostro hanno anche un tasso di natalità più alto, come Francia e Germania. **Se economicamente forte, la donna si sente più gratificata, sicura e pronta ad affrontare la maternità**", ragiona Tarantola. Il tema retributivo è correlato all’**educazione finanziaria**: insegnare alle donne a gestire la propria finanza è strettamente connesso alla loro crescita in ambiti che, finora, secondo la cultura dominante, non erano ascrivibili ai ruoli femminili”.

Il testo integrale dell'intervista ad **Anna Maria Tarantola**, Presidente della Fondazione Centesimus Annus ed ex Vice Direttore Generale di Banca d'Italia è pubblicato sul numero '0' della nuova rivista *I,WE - Inclusion, Welfare, Environment* che presentiamo il 4 aprile 2023 a Milano al Palazzo delle Stelline. [Iscrizioni all'evento a questo link](https://www.este.it/incontro/presentazione-nuova-rivista-i-we/#iscrizione).
