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title: L’urgenza di una politica industriale
description: L’ultima vera politica industriale dell’Italia risale al 2016. Progettare una strategia di lungo periodo non è contemplato dalla nostra classe politica
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date: 2020-08-31
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/editoriale/lurgenza-di-una-politica-industriale/
categories: [Editoriale]
tags: [politica industriale, reddito di cittadinanza, lavoro]
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# L’urgenza di una politica industriale

![L’urgenza di una politica industriale](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/08/Conte_politica_industriale_660x400.jpg)

**L’ultima vera politica industriale dell’Italia risale al 2016** (quella precedente ancora, si potrebbe far risalire al Secondo Dopoguerra). L’occasione era quella dell’aggiornamento tecnologico dei macchinari per la produzione, che diede vita al **Piano Industria 4.0**, poi aggiornato in **Impresa 4.0** e più di recente diventato **Rilancio 4.0**. Nel mezzo – tra il ‘primo’ piano e i vari aggiornamenti a oggi – si sono succeduti quattro Governi (Renzi, Gentiloni, Conte I e Conte II) e c’è stato il passaggio di testimone di tre Ministri dello Sviluppo Economico (Carlo Calenda, Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli).

**Il problema della continuità politica** è ben noto nel nostro Paese e gli effetti sono sempre più evidenti. Ma a questo limite italiano si somma **la ‘repulsione’ per un piano industriale**. Per qualcuno è un retaggio di una stagione ormai seppellita (“piano industriale” ricorda l’Urss dei piani quinquennali), per altri è una sfida la cui rendita a breve termine non è bilanciata dall’impegno richiesto. Siamo nell’era della performance immediata e **progettare una strategia che darà risultati nel medio-lungo periodo** – lasciando, forse, i benefici a chi verrà dopo e non avrà fatto troppi sforzi – **non è contemplata** dalla nostra classe politica.

Quindi la soluzione è assumere continuamente **medicinali (amari) che giovano solo temporaneamente** e rimandano il problema. Magari lasciandolo al Governo successivo, perché neppure la medicina funziona. Se consideriamo la questione lavoro, si prenda il caso dei **Centri per l’impiego e il massiccio investimento in navigator**, le figure professionali introdotte da Di Maio nel suo passaggio al Ministri dello Sviluppo Economico per proporre lavori ai percettori di reddito di cittadinanza.

Come ha scritto su *La Stampa* in un’inchiesta pubblicata sabato 29 agosto 2020, [Claudia Luise – collaboratrice anche della casa editrice ESTE](https://www.paroledimanagement.it/author/claudia-luise/) – considerando **tutti i beneficiari del reddito di cittadinanza** (2,8 milioni di persone secondo i dati dell’Inps, che tradotto vuol dire 4 miliardi di spesa nel solo 2019) **appena il 3,5% ha trovato un lavoro** grazie ai Centri per l’impiego, supportati dai navigator.

I numeri non devono, però, ingannare (c’è stato di mezzo il lockdown e il particolare periodo ha di certo influito). Il problema non è fare matching tra offerte di lavoro e forza lavoro; certo, le aziende sono sempre più alla ricerca di figure specializzate e quindi il recruiting si è complicato. Ma pure potenziando questo processo, la natura del problema non cambia. **Prima di aiutare le persone a trovare un impiego, serve crearlo, il lavoro**. Chi genera posti di lavoro? Le aziende. Ecco, quindi, che sarebbe ora di (ri)mettere le imprese nelle condizioni di svilupparsi e di crescere. Magari evitando soluzioni ‘tampone’ come gli sgravi fiscali sul nuovo personale limitati a pochi mesi (vorrei conoscere l’imprenditore che elabora piani di sviluppo mensili e non annuali!).

Aiutare le persone in difficoltà con il reddito di cittadinanza – magari rendendolo dignitoso, visto che la cifra media è di circa 500 euro che non consentono certo di vivere adeguatamente – è una dimostrazione di evoluzione civile; legarlo alla ricerca attiva di lavoro e alla formazione professionale lo è ancor di più. **Elaborare parallelamente un piano di sviluppo industriale è il dovere della classe politica**. La certezza – e non le soluzioni a tempo – consente di generare valore. È ora di pensarci seriamente prima che sia troppo tardi.
