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title: Aurora, l’artigianalità incontra la tecnologia
description: Alla periferia di Torino, sul confine con Settimo Torinese e San Mauro sorge l’Abbadia di Stura, un imponente complesso religioso appartenuto all’ordine benedettino le cui origini risalgono al 1146. Oggi la struttura – che comprendeva la chiesa (la torre campanaria era alta 24 metri), le strutture o...
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date: 2017-09-26
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/aurora-artigianalita-incontra-la-tecnologia/
categories: [Fabbrica]
tags: ["Aurora|azienda manifatturiera|Cesare Verona|industria 4.0|IoT|Officina della Scrittura|Reshoring", Fabbrica Futuro]
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# Aurora, l’artigianalità incontra la tecnologia

![Aurora, l’artigianalità incontra la tecnologia](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2017/09/Foto3-1-1.jpg)

Alla **periferia di Torino**, sul confine con Settimo Torinese e San Mauro sorge l’**Abbadia di Stura**, un imponente complesso religioso appartenuto all’ordine benedettino le cui origini risalgono al 1146. Oggi la struttura – che comprendeva la chiesa (la torre campanaria era alta 24 metri), le strutture ospedaliere e quelle di accoglienza per i pellegrini, oltre alle cascine e ai mulini – resiste al tempo, ma è stata ‘inglobata’ nell’**area industriale** che ora la circonda. È proprio alle spalle dell’Abbadia (in quella che nello scorso secolo era conosciuta come la “Pen Valley”) che si trova, in un’ex filanda, lo **stabilimento Aurora**.

Ad accogliere i visitatori c’è un **cancello con affisso un grande pennino**, simbolo di un’azienda leader nella produzione e commercializzazione di strumenti di scrittura, fine pelletteria, orologi e carta; al di sopra dell’entrata svetta un’imponente **bandiera italiana che svolazza** placida, smossa da un soffio di vento caldo di una delle estati più torride che ci si ricordi.

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*Il palazzo della direzione di Aurora*

A guidare Aurora è **Cesare Verona, quarto esponente della famiglia** a essere coinvolto nel mondo della scrittura, che ha preso in mano le redini dell’azienda dal padre Franco. La fondazione, però, si deve a **Isaia Levi, noto imprenditore, che nel 1919 creò nel cuore di Torino** l’azienda produttrice della prima vera stilografica italiana: quella sede venne poi distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra mondiale e nel 1943, grazie anche **all’entrata in scena di Giuseppe Enriques**, nipote del fondatore, venne deciso lo **spostamento a ridosso dell’Abbadia di Stura**, negli edifici della filanda settecentesca che ora ospitano direzione, uffici, produzione e il museo (Officina della Scrittura), altra particolarità di un’impresa unica nel suo genere. Che proprio dalla sua storia – costellata pure dalle collaborazioni con designer del calibro di **Marcello Nizzoli** (creatore del modello ‘88’ e qualche anno dopo della Olivetti Lettera 22) e **Marco Zanuso**, padre dell’Hastil, primo strumento di scrittura a essere **esposto al Moma di New York** – ha saputo rilanciarsi, nonostante la spietata concorrenza degli strumenti digitali. Anzi, il **digitale è una componente non secondaria** per l’organizzazione che ha saputo **coniugare artigianalità e tecnologia**. Ma non ci si stupisca se Verona nel suo ufficio non ha un pc: “**C’è la testa che funziona più di un computer**”.

## Azienda ridisegnata nel 2011

L’artefice della ‘**nuova vita’ di Aurora** è appunto l’ultimo dei Verona, figura estremamente carismatica in grado di accoglierci in una frenetica giornata di lavoro – iniziata come da copione ben prima dell’arrivo dei collaboratori – caratterizzata anche da un suo **incontro con tutti i dipendenti**. “Ho **preso in mano l’azienda nel 2011**, quando mio padre a oltre 80 anni ha deciso di ritirarsi”, spiega **Verona che ha rilevato tutte le quote**, comprese quelle che Franco aveva acquistato dalla famiglia Enriques. E sei anni fa ha **“ribaltato” l’organizzazione**, ridisegnando ogni aspetto, secondo un piano strategico che si è rivelato di successo.

“Per prima cosa abbiamo **riportato al piano terra tutta la produzione** che prima si suddivideva sui quattro piani dell’ex filanda (due erano interrati, *ndr*), liberando ben 2.500 metri quadrati che oggi sono riservati al **museo**”, racconta l’Amministratore Delegato di Aurora. Che, tra le prime azioni che portano la sua firma, ha fatto **issare il vessillo tricolore sul portone di ingresso**, per ribadire l’**anima profondamente italiana dell’azienda e dei suoi prodotti**: “È un simbolo che svela la **nostra opposizione all’esternalizzazione**, strategia che oggi si dimostra corretta a fronte del fenomeno di reshoring cui stiamo assistendo”, puntualizza il manager.

Poi è stato deciso di utilizzare un edificio che un tempo – quando tutto si concentrava sulla produzione – era quasi dimenticato: ospita gli uffici direttivi ed è stato dipinto con il colore nero, “**quel-lo dell’inchiostro**”, perché **tutto in Aurora fa parte di un lungo storytelling sul tema della scrittura** e del segno che si ‘apprende’ osservando ogni angolo dell’impresa. A confermare la bontà delle decisioni di Verona sono soprattutto i numeri di **un’azienda che conta una cinquantina di dipendenti** e che **fattura circa 10 milioni di euro** (l’export annuale pesa per il 68%, di cui appena il 20% in Europa): “Il dato che ci rende unici è quello relativo **all’Ebitda arrivato al 30%** dopo essere **ripartiti nel 2011 da una situazione negativa** e con un mercato estero che valeva solo il 3%”. Cifre che “impressionano” i clienti, anche quelli che l’AD ha appena incontrato prima di guidarci nel cuore dell’azienda.

## Equilibrio tra tradizione e innovazione

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*Penne Aurora: l’azienda è stata fondata a Torino nel 1919*

Il racconto di Aurora si snoda partendo proprio dal **centro dello stabilimento**: il ‘cortile’ su cui si affaccia ogni ufficio, dalla direzione alla produzione, passando dal reparto di sviluppo fino al museo. È qui che **a scandire la giornata suona la sirena**, uno strumento quasi in disuso persino nelle manifatture, ma che evidenzia l’attenzione nel promuovere una produzione che nel corso del tempo – pur aggiornandosi – è rimasta fedele alla tradizione.

“Nella ristrutturazione ho voluto **coniugare l’idea del pensare e del fare**; questo spiega perché **produzione e progettazione sono vicine**”, spiega Verona muovendosi rapidamente per assicurarsi che non ci sfugga nessun particolare di un’**azienda riconosciuta e apprezzata a livello mondiale in oltre 50 Paesi del mondo**. Il ‘tour’ inizia proprio dal reparto di prototipazione – “Qui **facciamo la prototipia proprio come un tempo**”, ammette l’AD – da dove nascono i prodotti Aurora, che nel corso della sua storia ha guidato l’evoluzione degli strumenti di scrittura, sapendo però mantenere sempre l’equilibrio tra innovazione e tradizione, e creando oggetti con caratteristiche uniche.

Infatti, le **fasi produttive sono condotte con tecnologie computerizzate** e si affiancano a lavorazioni realizzate con le tecniche tipiche della tradizione orafa. E questo lo si vede perfettamente entrando in produzione: seguiamo Verona che con la massima precisione ci tiene a illustrare **ogni passaggio della creazione dei prodotti**, che prende il via da “**elementi grezzi**” già controllati per assicurare la massima qualità lungo tutta la filiera. “**A ogni operatore è delegato il controllo della qualità**, che avviene già a bordo macchina”, ci tiene a precisare Verona, che racconta come “**i cambi macchina sono attrezzati per essere più rapidi**”.

Mentre proseguiamo la visita, qualche operaio è ancora al lavoro: gli altri aspettano l’AD di Aurora nella sala convegni perché di lì a poco dovrà dare un’importante comunicazione a tutta l’azienda sul tema **welfare aziendale**. L’occasione ci permette quindi di avvicinarci senza fatica a strumenti e persone che stanno ultimando i loro compiti prima di raggiungere i colleghi.

## Protagonisti dell’Industria 4.0

A ‘sorpresa’ spuntano, tra gli addetti impegnati al lavoro, alcuni **device digitali**, che, ci spiega Verona, “permettono agli addetti di **scaricare le operazioni da compiere**”. Il flusso di lavoro, infatti, è gestito dall’**ERP** e con l’**ausilio della tecnologia la storica manifattura si è proiettata nella quarta rivoluzione industriale**, senza tuttavia snaturare la propria peculiarità di prodotti realizzati a mano con la passione per la bellezza e lo stile, unite alla cura per la qualità sin nei minimi dettagli. L’esempio, insomma, di come **tradizione e tecnologia possano coesistere**. Tanto che Verona non nasconde la **vittoria di un bando proprio sulla Fabbrica Intelligente 4.0** per l’utilizzo di nuove macchine digitali: “Nel prossimo futuro abbiamo intenzione di **dotarci di wearable device con sistemi IoT** che ci permettano nuovi efficientamenti. E sempre utilizzando la tecnologia IoT vogliamo introdurre i **dispositivi digitali negli astucci dei nostri prodotti** per dare maggiori informazioni al cliente, offrendo un continuo storytelling che permetta di far proseguire l’emozione dell’acquisto”.

La chiara evidenza di come passato e futuro possano conciliarsi la si percepisce nella zona dove nascono i **celebri pennini Aurora**: qui non passa inosservato un **banco di scuola da museo** con **tavolo e seduta integrati** e ovviamente l’incavo per l’inchiostro dove intingere i pennini. **È un ‘banco prova’ dove si possono testare i vari prodotti**, che ovviamente hanno peculiarità uniche e che permettono di personalizzare al massimo la propria penna.

“**Il nostro è come un abito su misura**”, sorride Verona, mentre l’artigiano **Filippo Nib Master di Aurora**, dopo aver mostrato i pennini, ne dimostra l’utilizzo disegnando linee ora morbide e affusolate e ora dure e sottili. “Offriamo la **massima personalizzazione del prodotto**, scegliendo materiali e metalli pregiati che conferiscono a ogni penna il valore di un vero e proprio gioiello”. **Tra i clienti di Aurora c’è addirittura Papa Francesco**: per il Pontefice è stata creata una penna con un cappuccio che ripropone lo stemma pontificio di Jorge Mario Bergoglio. A chiudere il processo di lavoro c’è il servizio (interno) di riparazioni e la spedizione. **Il magazzino è già stato oggetto recentemente di una particolare ristrutturazione** che lo ha snellito in modo imponente: **dalle precedenti 13mila penne oggi ce ne sono appena 200**. “È un magazzino lean”, precisa Verona.

## Lo Storytelling della scrittura

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*Il cortile di Aurora: sulla destra la produzione e al primo piano Officina della Scrittura*

La vera svolta di Aurora, tuttavia, non è solo nella **nuova organizzazione degli spazi e nell’introduzione della tecnologia in produzione**. Certo, la strategia dell’ultimo rappresentante dei Verona è chiara, tanto che nello stabilimento è **appeso più di una volta l’organigramma**, oltre al codice etico e ai messaggi sulla sicurezza (“Ho voluto personalmente l’**installazione di un defibrillatore**”, dice l’AD): il cambiamento è rappresentato da **Officina della Scrittura**, il museo situato al primo piano della manifattura che da una parte conserva la memoria della cultura e delle vicende di un’azienda storica per il territorio e per il Paese e dall’altro **racconta le tracce del segno dell’uomo**, dalla pittura rupestre alla performance di arte contemporanea attraverso la scrittura e i suoi strumenti. “Abbiamo **recuperato il nostro heritage**, ridando ‘vita’ a 4mila penne e circa 200 oggetti antichi che pubblicizzano il marchio Aurora e che giacevano quasi ‘dimenticati’ nei magazzini”, illustra Verona indicando le pareti dove è appesa la storia dell’azienda.

D’altra parte per raccontare la storia di un’**impresa quasi centenaria** non basta una fredda brochure: **Aurora è nata nell’anno della Pace di Versailles** in un’Italia che, nonostante la crisi post bellica, era percorsa da grande speranza e da forte desiderio di ripresa, e l’azienda coincise proprio con quel nuovo corso storico. E il **nome “Aurora” è proprio la metafora di un Paese che si stava risvegliando**.

http://www.fabbricafuturo.it/wp-content/uploads/Foto4.jpgPer svelare questa storia e i successivi sviluppi, **nel 2004 Verona ha creato l’associazione Aurea Signa**, con l’obiettivo di promuovere l’arte della lettura, della scrittura e dei suoi strumenti. Il passo per la realizzazione di Officina della Scrittura è stato breve, anche se impegnativo: solo a ottobre 2016 è stato completato l’allestimento museale, dopo che qualche anno prima la mostra dal titolo *Penne, inchiostro e calamaio* organizzata nel **Palazzo Bricherasio di Torino** aveva riscosso grande interesse.

“Il polo museale ha previsto un **investimento di 8 milioni**”, racconta Verona che ci guida all’interno dell’allestimento dove un tempo c’era il reparto di montaggio. “Per realizzarlo la **produzione non si è mai interrotta**”, spiega l’AD di Aurora. E la fine dei lavori è stata celebrata con ben **tre ‘inaugurazioni’**: una dedicata ai dipendenti, una per le autorità e la stampa e infine l’ultima per i diversi stakeholder. Oggi è un** luogo aperto al pubblico che ha finora ospitato circa 10mila visitatori**. “L’obiettivo era riportare alla luce e mettere in mostra un insieme di documenti capaci di raccontare usi, costumi, mode e tendenze di un’Italia in continua evoluzione e alla costante ricerca di una propria eccellenza culturale, letteraria e artistica”, chiarisce Verona.

## Quasi un secolo di Storia

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*Officina della Scrittura è stata inaugurata a ottobre 2016*

All’interno de Officina della Scrittura non ci sono solo i prodotti Aurora: anzi, **il racconto inizia dalla storia di un altro Cesare Verona** – il bisnonno – che fu **l’agente unico per l’Italia della Remington**, l’azienda americana di macchine per scrivere, diventando il primo a portare nel nostro Paese uno **strumento che Olivetti produrrà e commercializzerà solo 40 anni dopo**. Se la collezione di Remington accoglie il visitatore a piano terra, è al primo piano che inizia il racconto con un plastico dell’azienda nel complesso dell’Abbadia di Stura. “Il **museo è impostato con un linguaggio contemporaneo** con ampio uso degli strumenti digitali”, fa notare Verona, a dimostrazione che la tecnologia può essere un supporto e non un ‘nemico’.

Nell’esposizione ci si addentra nella **storia dei sistemi della scrittura** iniziando dai geroglifici e dai segni più antichi, **per poi arrivare all’utilizzo di strumenti come lo stiletto**. Sono tutti passaggi fondamentali per arrivare alla stilografica che fa la sua apparizione solo alla fine del Settecento, anche se quella da noi conosciuta risale all’Ottocento: “**Il problema riguardava la portabilità**, perché all’inizio la stilografica aveva bisogno di un calamaio e quindi era legata al tavolo”. L’inventore della prima vera stilografica fu **Lewis Waterman**, un assicuratore americano che – secondo quanto si dice – dopo aver macchiato di inchiostro un contratto per un malfunzionamento della penna, studiò una soluzione al problema ideando un meccanismo per regolare l’afflusso di inchiostro al pennino: in questo modo era più semplice apporre la firma sui contratti assicurativi e i clienti non avevano neppure il tempo di ripensarci non dovendo intingere la penna nell’inchiostro.

Il museo illustra poi l’introduzione – dagli Anni 40 – della **penna a sfera** e l’allestimento propone una **vasta varietà di prodotti**, tra cui l’Aurora ‘88’ di Nizzoli – “**Ne sono state vendute 8 milioni**” – e l’Hastil di Zanuso. “Mio padre voleva creare una **penna che desse l’idea della modernità**, riproducendo un cilindro perfetto”, dice Verona. Si racconta che il designer si presentò da Franco Verona con un cilindro realizzato in carta stagnola: “Il problema fu l’ingegnerizzazione del progetto”.

http://www.fabbricafuturo.it/wp-content/uploads/Foto5.jpgTra le (tante) storie narrate in Officina della Scrittura c’è il racconto del Novecento attraverso i prodotti Aurora, tra cui la **penna che, si dice, sia stata utilizzata per firmare i Patti Lateranensi**, oppure la **Stilografica Etiopia** con la carica a inchiostro a grani che si sciolgono con poche gocce d’acqua.

Infine, l’ultima parte del museo è riservata all’**Atelier dei mestieri**, un **Fablab allestito con macchinari storici ancora perfettamente funzionanti** e che, su richiesta, possono essere utilizzati. “Tra i nostri obiettivi c’è infatti la **formazione degli artigiani del futuro**: è un centro di didattica per i giovani talenti con ricadute sul mercato del lavoro e sul territorio”. Questa è **Aurora all’alba del suo centesimo anno d’età**, un’azienda in eterno movimento, guidata da un imprenditore che mentre si prepara a festeggiare il centenario dell’organizzazione, confessa: “Adesso dobbiamo proiettarci nel futuro per costruire i prossimi 100 anni”.
