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title: Breton, imparare a uscire dalla zona di comfort
description: Pioniere nello sviluppo di tecnologie e materiali avanzati (la fondazione risale al 1963), Breton è un gruppo internazionale, multi settoriale, specializzato nella progettazione e produzione di macchine e impianti industriali d’avanguardia per la lavorazione della pietra naturale e della ceramica,
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date: 2024-11-22
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/breton-imparare-a-uscire-dalla-zona-di-comfort/
categories: [Fabbrica]
tags: [Macchine utensili, Tecnologia, Fabbrica Futuro]
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# Breton, imparare a uscire dalla zona di comfort

![Breton, imparare a uscire dalla zona di comfort](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2024/11/DJI_0165-1-1024x645.jpg)

Pioniere nello **sviluppo di tecnologie e materiali avanzati** (la fondazione risale al 1963), Breton è un gruppo internazionale, multi settoriale, specializzato nella progettazione e **produzione di macchine **e impianti industriali d’avanguardia per la lavorazione della pietra naturale e della ceramica, di pietra composita, di metalli, di fibra di carbonio, di materiali plastici, e di **additive manufacturing** di grandi dimensioni a base di polimeri termoindurenti.

Se tante altre aziende hanno atteso il **Piano Industria 4.0** per l’evoluzione dell’impresa, in questo caso l’orientamento verso approcci *data driven* e successivamente l’uso e lo sviluppo di soluzioni AI era già iniziato tempo prima e oggi l’impresa si confronta con il 5.0: “La **Smart factory** del futuro vede nella tecnologia un fattore abilitante a favore per l’essere umano; ciò significa che sarà ‘umanocentrica’, le macchine serviranno ad agevolare il lavoro delle persone e non viceversa”, ragiona **Federico Milan, Software Product Manager e Digital Innovation Manager di Breton**.

È in questo nuovo contesto che si trova a operare la **funzione IT**: “Si tratta di un lavoro sempre in evoluzione perché richiede di adattarsi a cambiamenti che corrono a una rapidità senza precedenti. Basti pensare alla diffusione di **ChatGpt**: la crescita dell’AI è esponenziale, ma sono sicuro che il bilancio tra perdita di posti di lavoro a causa della tecnologia e la **crescente richiesta di nuove professionalità** sarà positivo”, prosegue il manager.

## La centralità dell'essere umano

L’essere umano continuerà dunque a essere centrale nonostante la **continua crescita di tecnologie e dell’AI** perché – è il ragionamento di Milan – ripercorrendo la storia passata vediamo come il progresso tecnologico ha permesso, per esempio, di sostituire l’energia animale prima con il vapore e poi con l’elettricità, e ogni nuova rivoluzione ha creato **innovativi spazi nella società**. Oggi stiamo entrando con diritto nell’era del dato – è utile riprendere la citazione di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media: “*We're entering a new world in which data may be more important than software*” – in cui si enfatizza l’importanza del dato che, contestualizzato, diventa informazione e questa permette di acquisire **nuova conoscenza nel contesto di interesse**: “Dobbiamo renderci conto che i dati non interessano alle macchine, ma alle persone. Le nuove informazioni derivanti dalle macchine abilitano a migliorare il lavoro e questo avviene grazie a decisioni supportate dalla nuova conoscenza acquisita. È un **circolo virtuoso**, dove l’essere umano, attore centrale del processo, trarrà beneficio dalla continua generazione di dati che diventano nuove informazioni. L’AI è uno strumento: come una lente di ingrandimento permette di vedere dettagli altrimenti non osservabili a occhio nudo, quindi abilita nuove informazioni. L’AI in questo contesto smette di far paura, diventa uno **strumento evoluto a supporto delle decisioni**”.

Secondo Milan, quindi, il lavoro dell’IT è andare alla fonte del dato, capirne lo scopo finale ed epurarlo da tutto ciò che non serve. Ma è anche fondamentale che in questa **nuova era di collaborazione tra macchine e persone **si metta mano a una opportuna regolamentazione: “Questa è la ragione per la quale la strada per digitalizzare le nostre aziende è all’inizio; ci saranno ostacoli, ma anche soddisfazioni”, dice il manager.

Per affrontare il cambiamento, serve concentrarsi sui **percorsi scolastici e formativi dedicati ai giovani**: “In azienda abbiamo bisogno di ragazzi che abbiano una solida istruzione, così da porter fornire la necessaria formazione; si tratta di due facce della stessa medaglia, complementari tra loro, perché se l’istruzione serve a creare consapevolezza e identità, a comprendere gli eventi, e l’ambiente che ci circonda e a essere trasversali; la formazione permette, invece, di **diventare verticali e di entrare nell’operatività**”. Dunque, gli IT di domani (ma pure di oggi) devono aver chiaro che il fine non è la tecnologia, ma la trasformazione dei processi mantenendo centrale l’identità dell’essere umano: “Le persone avranno bisogno di passione e curiosità, essere sempre pronte a confrontarsi con gli altri, imparare a **uscire dalla propria *comfort zone* per allargare i ragionamenti**, adottare un pensiero inclusivo e *disruptive*”.

L’articolo è pubblicato sul numero di Gennaio/Febbraio 2024 di *Sistemi&Impresa*.
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