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title: "Creatività e qualità made in Italy: Scorpion Bay conquista gli Usa"
description: Come altre redazioni, anche quella di ESTE ha potuto contare sulla penna di Luca Bastia.
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date: 2018-04-23
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Made in Italy, Prodotto, Fabbrica Futuro]
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# Creatività e qualità made in Italy: Scorpion Bay conquista gli Usa

![Creatività e qualità made in Italy: Scorpion Bay conquista gli Usa](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2018/04/staff_scorpionbay.jpg)

Come altre redazioni, anche quella di **ESTE** ha potuto contare sulla **penna di Luca Bastia**. Un **professionista garbato**, che vogliamo ricordare con un pezzo che ha contribuito a costruire un **legame forte tra la nostra casa editrice e un imprenditore** di cui molti conoscono il marchio che commercializza, ma di cui quasi nessuno conosce il nome. Il racconto di una persona che senza troppo accendere i riflettori su di se’ riesce a costruire del valore. Come ha sempre fatto anche **Luca nella sua lunga carriera**.

L'intervista è stata pubblicata sul numero di Aprile 2016 di *Sistemi&Impresa*.

**Lucio Mistri**, Presidente della società, racconta perché ha acquisito un marchio americano e come lo ha condotto al successo nel nostro Paese.

“L’anno prossimo saranno **40 anni che lavoriamo in questo mondo**", esordisce **Lucio Mistri, Presidente di Scorpion Bay**. "La nostra società nasce da un **piccolo laboratorio artigiano**, fondato dai miei genitori, **mio padre sarto**, **mia madre tessitrice**, negli Anni 50. Nel ’77, mia sorella Emanuela e io abbiamo **preso in mano l’attività**, che in quel tempo produceva **maglieria intima da donna**, trasformando l’azienda, allora chiamata Gipsy, in un **produttore di tshirt e felpe** per conto di tantissimi marchi di sport, moda e surf di successo (Nike, Levis, O’Neil, Quick silver, …)”.

“A metà degli Anni 80, **momento di punta della nostra produzione**",** **prosegue, "davamo lavoro a circa **320 persone** con attività e aziende separate in una rete di filiera che partiva dal filo (acquistato da varie filature vicine) fino al **prodotto finito per grandi marchi**, prodotti che, in alcuni casi, erano anche su nostro disegno. Questo è stato un **ottimo terreno di crescita **sia professionale sia di prodotto, sostenuto da una **ricerca di qualità costante nel tempo**, primo ‘comandamento’ che ci veniva richiesto dai nostri committenti. Per poter rispondere a questa esigenza abbiamo dovuto fare una **struttura completamente verticalizzata**: maglificio, taglio e confezione, stamperia stiro e imbusto, spedizione”.

“Da allora abbiamo **superato tutte le crisi del tessile italiano** mutando di volta in volta le nostre strategie e ora ci stiamo **focalizzando sulla vendita retail** tramite nostri negozi monomarca e sulla vendita e-commerce”.

## Nasce Scorpion Bay

**Nel 1991 Lucio ed Emanuela Mistri si recano negli Stati Uniti** per capire come fossero fatte le produzioni delle più grosse aziende americane (Fruit of the loom, Athletic Russel, …) “e abbiamo **toccato con mano che l’industrializzazione** era disperata della produzione americana non era adeguata per il mercato europeo, là erano **250 milioni di persone che si vestivano allo stesso modo**, o meglio ‘si coprivano’”, dice sorridendo Mistri.

La strada era dunque la **ricerca di qualche cosa di diverso**. Così l’anno dopo, nel ’92, Mistri è tornato alla **ricerca di un marchio originale di abbigliamento surf**. “Surf perché lavoravamo per tutti i più importanti marchi europei di questo segmento per cui avevamo una **cultura produttiva specifica** in questa tipologia di capi di abbigliamento. In California abbiamo incontrato tre marchi e quello che ci ha coinvolto maggiormente è stato proprio **Scorpion Bay**: abbiamo trovato una **forte cultura di prodotto** sviluppata con tanta passione e abbiamo **raggiunto un accordo per avere il marchio in licenza per l’Europa**".

"L’accordo prevedeva uno **scambio di collezioni**. Le nostre interpretavano i loro temi fondamentali **adattandoli al mercato europeo**, dato che le loro grafiche erano molto aggressive e **noi dovevamo in parte edulcorarle** per incontrare i gusti dei consumatori europei che non erano pronti a quel tipo di messaggio. Consapevoli della capacità di assorbimento del mercato surf europeo abbiamo cercato da subito di avere dei **prodotti tecnici per il surf d’estate e snow per l’inverno**, ma anche capi d’abbigliamento per il tempo libero”, spiega il Presidente dell’azienda.

“Il nostro marchio vuole **raccontare una libertà di spirito**, non è un marchio formale, negli schemi, ha la volontà di vestire degli spiriti liberi. È un **marchio fondamentalmente grafico**, sicuramente non per tutti”.

Tre anni dopo, nel ’95, **la società ha smesso di lavorare per conto terzi**: i grandi marchi in quel periodo si appoggiavano anche a società turche, marocchine e cinesi che producevano a costi molto bassi, per l’azienda italiana ai **prezzi imposti dai diversi marchi** non c’è più redditività.

“Sono stati momenti di grandi difficoltà perché **non eravamo pronti a fare il cambio culturale** operando esclusivamente per un marchio nostro, anche se in licenza. **Venivamo dalla produzione**, con una **conoscenza approfondita di prodotto**, ma avevamo delle grosse **lacune sul fronte della comunicazione e del marketing**. Così abbiamo dato fondo a tutte le nostre risorse mentali ed economiche e abbiamo giocato il tutto per tutto. Nel tempo la **struttura e le risorse umane si sono adeguate** al nuovo corso acquisendo l’esperienza necessaria, e se oggi siamo qui a raccontare la nostra storia, significa che ce l’abbiamo fatta”, racconta con soddisfazione Mistri. Per completare il cambiamento ci sono voluti circa sei anni.

I **mercati di riferimento** a livello europeo, oltre l’Italia, erano Spagna, Portogallo e Grecia, Paesi che nel tempo hanno avuto grosse difficoltà economiche. Così la **società ha dovuto ripensare la propria strategia**, “non potevamo continuare ad appoggiarci ad altri, i negozi multi brand, che gestivano le nostre collezioni secondo la loro visione e, nel ’99, ho voluto **aprire il primo negozio a nostro marchio** in un centro commerciale a Rovato, in provincia di Brescia”.

“**I primi sei mesi da disperazione totale**, abbiamo sbagliato nella scelta degli addetti alla vendita", ammette Mistri. "Allora ho affidato la gestione del punto vendita a una **persona con esperienza di retail** e i risultati sono decisamente cambiati. Su questo primo punto vendita abbiamo **maturato negli anni una buona esperienza** che è quella che sta alla base del nostro percorso attuale e futuro”.

Nel 2003 Gipsy ha acquisito la proprietà del marchio per l’Europa, nel 2007 per il mondo e nel 2012 la società ha scelto di cambiare la denominazione di **Gipsy Spa in Scorpion Bay Spa**.

## Il futuro nel retail diretto

Da un anno, e per i prossimi tre, **Scorpion Bay ha deciso di concentrarsi** principalmente sullo **sviluppo del retail diretto in Italia**, “perché inseguire tanti mercati e tante realtà diverse non è certo facile; **ogni mercato ha le sue peculiarità**, vorrebbe dire prodotti fatti ad hoc, così come la comunicazione deve essere specifica per ciascuna area”. L’obiettivo è **arrivare ad avere 60 punti vendita**, oggi sono 30; mentre sul mercato estero non sta facendo nuovi investimenti mantenendo, comunque, i rapporti in essere.

“**Il cuore e la mente sono qui**, braccia e gambe sono lontane… Noi **valutiamo diversi fornitori**, cerchiamo società che lavorano già per brand importanti e insieme facciamo **sviluppo di prodotto**, poiché i nostri capi sono caratterizzati da particolari trattamenti e grafiche non comuni”.

Per la scelta dei fornitori Scorpion Bay non ha limitazioni geografiche e **lavora sia con fornitori italiani**, “pochi perché il mercato non ci consente i prezzi che la produzione italiana deve sostenere”, e **diversi all’estero**, produttori che possono garantire qualità e prezzi sostenibili.

Nella sede di **Albino, in provincia di Bergamo**, viene **pensato il prodotto**, sviluppato, fatto il fitting e le grafiche, poi, in base alle capacità produttive in termini di cultura di prodotto, Scorpion Bay **affida parte di collezioni a produttori consolidati**. “Ogni anno testiamo uno o due nuovi fornitori cui affidiamo una piccola parte di produzione verificandone i risultati.

Oggi per la produzione ci appoggiamo a **circa 20 fornitori** e a ciascuno affidiamo alcune referenze della collezione da realizzare (pantaloni, jeans, camice, felpe, t-shirt, ecc.) Con alcuni lavoriamo da più di 20 anni e con loro tutto diventa più semplice, ma **dire a un fornitore cinese che vorremmo un capo ‘vissuto’ non è cosa facile**, a meno che il rapporto non sia consolidato negli anni. La loro tecnica produttiva cresce nel tempo grazie anche al nostro apporto di conoscenze”.

Ovviamente la **qualità è un elemento imprescindibile** per la società, e con tanti fornitori diversi non è semplice. Ecco come fa: “**Spediamo al fornitore la scheda prodotto** (disegno, tessuto, stampa, ricamo ed effetto che vorremmo ottenere), una volta ricevuto il prototipo lo ‘sdifettiamo’ e lo rimandiamo al fornitore; in taluni casi, soprattutto se si tratta di un fornitore nuovo, **ci rechiamo direttamente sul luogo per aiutarlo** a realizzare i cambiamenti necessari".

"Ottenuto il risultato desiderato richiediamo i capi per i campionari e, successivamente, le forniture sulla base delle richieste del mercato. Quando la fornitura arriva qui in sede rifacciamo dei **controlli pari al 3-5% della merce** e se il prodotto è consono ai nostri standard qualitativi effettuiamo le consegne; diversamente, quando è possibile **i capi vengono trattati nuovamente qui in Italia**, mentre nel caso non si possano correggere i difetti lamerce viene indirizzata, a distanza di un anno, a mercati diversi (outlet e/o mercati geograficamente lontani)”.

I**n Scorpion Bay oggi operano circa 50 persone**, delle quali una **decina nell’ufficio prodotto** (ideazione, sviluppo, realizzazione delle schede tecniche, sdifettamento, e controlli in loco delle diverse produzioni), otto si occupano della logistica e del controllo qualità della merce in arrivo, l**e altre 30 persone sono suddivise** tra amministrazione, sviluppo corner-store, customer service per i clienti multi brand, controllo e gestione dei punti vendita, manutenzione e marketing.

I **diversi operatori dei punti vendita** sono specialisti di settore che hanno un **contratto di partnership** con la società. Il personale degli store viene formato ad Albino o direttamente in negozio da una formatrice coadiuvata da addetti ai lavori.

“Negli ultimi anni sono riuscito a **coinvolgere i miei due figli**", dice soddisfatto il Presidente. "**Roberta**, laureata in Scienze dei beni culturali, che si occupa di marketing e di gestione HR; **Francesco**, laureato in Architettura, che segue lo sviluppo dei progetti dei negozi, vive la loro realizzazione sul cantiere e gestisce la manutenzione degli store”.

Nel 2015 la **società ha fatturato circa 16 milioni di euro**, di cui il 40% realizzato dagli store a marchio Scorpion Bay e 60% dai multi brand, “rapporto che, raggiunti i 60 punti vendita, dovrebbe invertirsi”, precisa Mistri.

## Gli store: format innovativi e tecnologia

Un paio di anni fa Scorpion Bay ha progettato un **nuovo format di negozio** (realizzato da Francesco Mistri), e in ogni nuovo negozio vengono fatti esperimenti innovativi, poi valutati e replicati se danno buoni risultati.

“Il **prodotto nei nostri punti vendita ha una logica**: una scelta commerciale ben definita e una **cultura espositiva** che spesso nei multi brand non vediamo. Troppi dei nostri clienti multi brand non hanno una corretta preparazione professionale, non si stanno adeguando a un mondo che sta cambiando. **Vendere è diventato una scienza**”, prosegue Mistri.

“Un fattore importante e differenziante tra i multi brand e i **nostri store sono i dati di sell out** (quanto il venduto per ogni tipologia di prodotto, colore, grafica, ecc.) che nel caso dei multi brand sono difficili da ottenere, ma è anche su quei numeri che si basa la **programmazione e lo sviluppo delle stagioni successive**, dati che riceviamo dai nostri punti vendita online”.

Negli store sono state **introdotte nuove tecnologie** che consentono il **rilevamento dei passaggi in galleria**, gli ingressi nel punto vendita, la **lettura dati del venduto** con un coinvolgimento immediato dell’ufficio prodotto.

“Questo è molto importante in quanto **si ha subito la fotografia del venduto per programmare le collezioni successive**. Possiamo verificare se le grafiche su cui stiamo lavorando incontrano o meno il favore del consumatore e, in caso negativo, abbiamo il tempo per **svilupparne di nuove** o comunque di indirizzare la creatività verso quelle più apprezzate. **Un input immediato** che ci permette di ‘aggiustare il tiro’ per le nuove collezioni”, chiarisce il Presidente.

Che conclude: “Di recente, presso un unico store, abbiamo anche fatto un **esperimento pilota di un sistema** che, **avvicinando il capo a un lettore, propone su un display una serie di prodotti in abbinamento** che dà la possibilità di fare una vendita multipla. Terminato il periodo di sperimentazione, faremo le nostre valutazioni e, se ha dato risultati, installeremo il sistema nei negozi più importanti”.
