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title: "Economia circolare: Italia in testa, ma senza strategia"
description: Solitamente l’Italia è il fanalino di coda a livello europeo nelle classifiche dei Paesi più virtuosi per competenze digitali, parità salariale o altri aspetti socio-economici. Attualmente, però, è nostro il primato in Europa per riciclo e basso consumo di materia. Lo ha evidenziato il Rapporto sull...
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date: 2022-10-17
author: Elisa Marasca
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "Agenda 2030|economia circolare|Pianeta|Rapporto sull’economia circolare in Italia del 2022|sviluppo sostenibile"]
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# Economia circolare: Italia in testa, ma senza strategia

![Economia circolare: Italia in testa, ma senza strategia](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/10/Riciclo-min-scaled-1-1024x614.jpg)

Solitamente l’Italia è il fanalino di coda a livello europeo nelle classifiche dei Paesi più virtuosi per competenze digitali, parità salariale o altri aspetti socio-economici. Attualmente, però, **è nostro il primato in Europa per riciclo e basso consumo di materia.** Lo ha evidenziato il ***Rapporto sull’economia circolare in Italia del 2022*,** a cura della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, che ha composto un indicatore di sintesi sulla performance di circolarità a livello europeo dal 2020 a oggi, utilizzando dati di Eurostat, Istat e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).** La quota di riciclo dei rifiuti complessiva italiana si è attestata al 68%,** contro la media europea del 35%, con un tasso di uso circolare di materia pari al 22% circa (la media europea è del 13%), e un consumo pro capite di materiali di circa 7,5 tonnellate (il dato europeo è invece di 13,5 tonnellate).

La crescita positiva è omogenea in tutto il Paese, con punte nelle macroregioni di Nord e Centro. Tutti i settori in cui riusciamo ad avere buone prestazioni, secondo il Rapporto, **ci vedono brillare in performance, ma non in strategia.** I dati positivi per quanto riguarda l’economia circolare, il consumo di materia, il consumo energetico o i tassi di riciclo dei rifiuti sembrano, infatti, **dipendere più dall’assetto generale dell’Italia e dalla scarsità strutturale di materie prime che da scelte politiche.** Questa assenza di visione strategica è confermata – sempre secondo la ricerca – nella debolezza italiana per quanto riguarda l’innovazione tecnologica green. Nel decennio tra il 2008 e il 2018, infatti, i brevetti in “ambiente e cambiamento climatico” sono rimasti al di sotto del 2% (cioè 1,8%) di quelli dei Paesi Ocse: un dato che rappresenta appena il 33% di quello francese e il 13% di quello tedesco.

## Progettare nuovi modelli di produzione e consumo

Il Rapporto, comunque, è uscito in un anno reso drammatico dagli strascichi della pandemia e dalla guerra in Ucraina, **che rende ancora più vistosa l’urgenza di uscire dalla dipendenza dalle energie fossili.** “Le difficoltà economiche che viviamo non sono solo legate alla congiuntura: rappresentano anche l’indicatore di una tendenza di fondo, strutturale, da non sottovalutare in un contesto di sviluppo globalizzato **caratterizzato da una domanda crescente di materiali disponibili in quantità fisicamente limitate sul nostro Pianeta**”, è stato scritto nell’introduzione del documento. I dati contenuti nel Rapporto mostrano come le maggiori difficoltà dell’economia italiana (e non solo) siano legate a politiche che **hanno sottovalutato le potenzialità e la necessità strategica di un robusto rafforzamento del Paese nel campo dell’economia circolare**. Nel 2021 il rimbalzo dell’economia è stato molto positivo, con una crescita del Prodotto interno lordo italiano del 6,6% rispetto al 2020. “Ma, inserita nel vecchio modello di economia lineare, questa crescita è andata a sbattere contro il muro della carenza di materie prime. In buona sostanza quello che è mancato è stato il disaccoppiamento tra crescita del Pil e uso di materie prime”, è stato spiegato nella ricerca.

La Fondazione per lo Sviluppo sostenibile ha lanciato quindi il messaggio** dell’importanza del disaccoppiamento della crescita economica dal consumo delle materie prime vergini,** che è l’obiettivo strategico dell’economia circolare e del Green deal europeo (la strategia per conseguire la neutralità climatica entro il 2050). “La conversione verso modelli di produzione e di consumo circolari è sempre più una necessità non solo per garantire la sostenibilità dal punto di vista ecologico, ma per la solidità della ripresa economica, la stabilità dello sviluppo e la competitività delle imprese”, è stato scritto nel Rapporto.
