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title: I processi e gli indicatori per competere nella Digital age
description: "Era solo il 1995 e il numero di persone collegate alla rete raggiungeva per la prima volta l’1% della popolazione mondiale. A distanza di poco più di 20 anni, questa percentuale ha ormai superato la soglia della metà della popolazione mondiale. A fine 2017 i siti esistenti erano oltre 1,3 miliardi e..."
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date: 2019-10-29
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: ["digital age|digital strategy|e-commerce|internettizazione|social media", Fabbrica Futuro]
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# I processi e gli indicatori per competere nella Digital age

![I processi e gli indicatori per competere nella Digital age](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/10/digital_strategy-1.jpg)

Era solo il 1995 e il numero di persone collegate alla rete raggiungeva per la prima volta l’1% della popolazione mondiale. A distanza di poco più di 20 anni, questa percentuale ha ormai superato la soglia della metà della popolazione mondiale. A fine 2017 i siti esistenti erano oltre 1,3 miliardi e, nello stesso anno, **l’ecommerce al dettaglio ha quasi raggiunto i 2,3 miliardi di dollari con un tasso di crescita del 23% rispetto al 2016**. Si stima peraltro che questa cifra raddoppierà entro il 2021.

Quelli appena presentati sono solo alcuni dati messi in evidenza dal consueto report annuale sullo stato dell’ecommerce pubblicato dalla società Casaleggio e Associati e sottolineano ancora una volta l’**ascesa incontrastata della digitalizzazione e del commercio elettronico**. Un’ascesa che sembra aver toccato settori merceologici di ogni tipo e coinvolto persone di ogni età e che può essere considerata a pieno titolo uno dei megatrend più significativi della nostra epoca.

Ma c’è di più. Se Internet rappresenta ormai un fenomeno consolidato con una storia ultraventennale, i primi decenni del XXI secolo saranno da ricordare anche per **altre due innovazioni dirompenti che hanno rivoluzionato molti aspetti della nostra vita quotidiana**: la comparsa di nuovi dispositivi di navigazione (smartphone e tablet), che assorbono ormai oltre la metà del traffico web generato a livello mondiale, e lo sfruttamento delle opportunità connesse alla rete in chiave relazionale e sociale.

Non a caso, è in questo arco di tempo che si possono collocare gli straordinari sviluppi sperimentati da colossi come Google, Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, WhatsApp, Amazon, Apple e Samsung, che hanno saputo **cavalcare l'onda del cambiamento in atto e inserirsi nella cerchia delle aziende più importanti del mondo**. Il denominatore comune del successo di queste aziende può essere identificato nel fatto di aver dato vita a piattaforme di relazione e di essere riuscite a massimizzare il valore della relazione creando interazione e fiducia.

Con la diffusione dell’internettizzazione e l’ascesa dei social media, è in atto una **progressiva trasformazione della relazione tra le persone, che da reale sta diventando sempre più virtuale**. Si stanno affermando una facilitazione nella comunicazione e, soprattutto, un ampliamento senza precedenti in termini di possibilità e di facilità di condivisione dei contenuti.

Ciascuno di noi, infatti, ha oggi in pochissimi secondi, e con grande semplicità, la possibilità di pubblicare contenuti originali o di condividere e interagire con contenuti altrui, di e**ntrare in contatto con chiunque e rintracciare qualsiasi informazione su prodotti-servizi di suo interesse **e di percepirne magari la qualità anche attraverso le recensioni di altri.

La disponibilità sempre maggiore di informazioni, connessa ai feedback dei consumatori, non rappresenta un vantaggio soltanto per questi ultimi, ma è una nuova grande opportunità anche per le aziende, dal momento che **aumentano le possibilità di ascoltare il mercato e migliorare la propria offerta allineandola alla domanda**. Diventa quindi sempre più rilevante per le aziende ‘ascoltare’ le conversazioni online dei consumatori, rilevarne il *sentiment *e monitorare sistematicamente le loro evoluzioni in termini di preferenze.

Queste potenzialità, unite allo sviluppo delle tecnologie mobili che permettono a ciascuno di essere online in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, hanno generato sulla Rete un **tam-tam di informazioni e di contenuti senza precedenti**, in crescita di anno in anno a ritmi impressionanti.

Solo a titolo esemplificativo, è utile ricordare un’infografica recentemente pubblicata da GO-Globe, che mostra come ogni minuto vengono postate più di 240mila fotografie su Facebook, si effettuano **quasi 4 milioni di ricerche su Google**, sono processati quasi 30 milioni di messaggi su WhatsApp, si caricano oltre 400 video su YouTube e si inviano quasi 160 milioni di messaggi di posta elettronica.

In questo scenario, che va sempre più verso una direzione di tipo digital, la stragrande maggioranza delle aziende si è ormai **dotata di una precisa identità digitale che prende forma attraverso canali e strumenti diversi**. Alcune aziende hanno realizzato un sito web attraverso il quale raccontano la loro storia, presentano i propri prodotti e servizi, mettono a disposizione una vetrina online per permettere eventualmente al visitatore di acquistare direttamente dal sito, dopo aver letto la scheda tecnica e magari aver confezionato un pacchetto combinato tra più prodotti dell’azienda stessa.

Altre aziende hanno associato, o hanno preferito, al sito web una pagina social dell'azienda su piattaforme come LinkedIn, Facebook o Instagram, particolarmente appropriate per sviluppare e rafforzare l’*engagement *con il potenziale cliente. Sotto questi punti di vista, la **digitalizzazione porta infatti con sé una serie di opportunità che possono essere colte dalle imprese di ogni dimensione e di ogni settore merceologico**. Anche le aziende più piccole possono cavalcare l’onda digitale, per esempio per entrare in nuovi mercati, per quantificare e qualificare meglio i propri clienti potenziali e i propri concorrenti, per un’internazionalizzazione di tipo commerciale o più semplicemente per presentare i propri prodotti a un pubblico che avrebbero difficilmente potuto raggiungere attraverso i canali tradizionali di sbocco.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di luglio-agosto 2019 di *Sviluppo&Organizzazione*.

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