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title: "Il caro energia colpisce il Manifatturiero: bisogna proteggere e supportare le PMI"
description: In Italia il Manifatturiero (secondo in Europa) è un pilastro irrinunciabile del sistema produttivo. Il settore è caratterizzato da notevoli diversificazioni tipologiche, geografiche e organizzative che gli conferiscono un ruolo assolutamente centrale – e almeno potenzialmente – in ulteriore crescit...
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date: 2022-02-11
author: Nicola Costantino
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "caro energia|manifattura|materie prime|Per un manifesto della Manifattura italiana"]
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# Il caro energia colpisce il Manifatturiero: bisogna proteggere e supportare le PMI

![Il caro energia colpisce il Manifatturiero: bisogna proteggere e supportare le PMI](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/02/Manifattura_energia-min-scaled-1-1024x614.jpg)

In Italia il Manifatturiero (secondo in Europa) è un pilastro irrinunciabile del sistema produttivo. Il settore è caratterizzato **da notevoli diversificazioni tipologiche, geografiche e organizzative** che gli conferiscono un ruolo assolutamente centrale – e almeno potenzialmente – in ulteriore crescita, nell’economia nazionale, come analizzato nel libro** *Per un manifesto della Manifattura italiana* **(ESTE, 2021). Per ovvi motivi, esso è mediamente molto energivoro (anche se con notevoli differenze tra i vari ambiti merceologici) e – in quanto tale – è stato pesantemente colpito dal recente e brusco aumento dei costi dell’energia.

Nel nostro Paese **la principale fonte energetica è il gas naturale, sia nei suoi utilizzi diretti sia, soprattutto, nella produzione di elettricità.** Complessivamente riguarda quasi il 50% del fabbisogno, mentre è seguito per circa il 40% da fonti rinnovabili, e il residuo 10% è coperto da carbone e olio combustibile. A febbraio 2021 si poteva acquistare sul mercato all’ingrosso un megawattora equivalente di gas per circa 18 euro; a dicembre 2021 il prezzo ha superato i 110 euro, sfiorando a febbraio 2022 i 139 euro, con un aumento di quasi il 700%. Conseguentemente** anche il costo dell’energia elettrica si è impennato:** se il prezzo di un megawattora all’ingrosso nel 2019 oscillava intorno ai 43 euro, nel 2020 era di circa 54 e a febbraio 2021 valeva mediamente 57, a dicembre 2021 è arrivato a 285 euro, con un valore quindi quintuplicato in soli 10 mesi.

## L’aumento dei prezzi è causato da ragioni geopolitiche

L’eccezionale aumento dei prezzi ha molte somiglianze con quanto, in Italia e non solo, avvenne a causa del primo choc petrolifero del 1973, quando, nel giro di pochi mesi (se non giorni) i**l prezzo del petrolio passò da circa 3,8 a 10 dollari al barile**; o anche del secondo choc petrolifero del 1979, con aumenti da 15 a circa 40 dollari al barile. In tutti i casi citati la principale – anche se non unica – motivazione dell’improvviso enorme aumento delle quotazioni è stata **geopolitica**, **che vede l’Italia in condizioni di pesante vulnerabilità in considerazione della sua quasi totale dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti di gas e petrolio.**

Situazioni del genere si configurano immediatamente come **classiche cause di inflazione ‘da costi’:** i produttori registrano notevoli aumenti nei prezzi delle materie prime e sono costretti a trasferirli, in tutto o in parte, a valle sui loro clienti, con effetti che si propagano progressivamente su quasi tutti i mercati, tanto più rapidamente quanto più trasversale risulta essere l’utilizzo, diretto o indiretto, della risorsa rincarata. **È quanto avvenne, appunto, nel 1973**: il tasso di inflazione italiano, che era già cresciuto dal 5 al 10% in poco più di un anno, proprio a seguito di tali aumenti balzò al 25% in pochi mesi, con effetti devastanti su tutta l’economia nazionale. Continuò poi a oscillare tra il 12 e il 22% fino al secondo choc del 1979, che ebbe evoluzioni parzialmente analoghe.

## Non tutti i Paesi sono colpiti allo stesso modo

Rispetto all’esperienza di (quasi) mezzo secolo fa, l’attuale congiuntura registra alcune differenze che la rendono oggettivamente ancora più complessa. Innanzitutto, **l’aumento dei prezzi del petrolio del 1973 colpì in maniera simile – anche se non uguale – quasi tutti i Paesi industrializzati,** almeno nell’immediato (poi alcuni, in particolare, Regno Unito e Norvegia, riuscirono a ridurre la loro dipendenza dall’estero grazie al petrolio del Mare del Nord): inflazione da costi ‘pura’ per (quasi) tutti, quindi, e pertanto con relativamente limitati effetti sulla competizione internazionale.

Oggi, invece, anche limitandoci al solo contesto europeo, **ci sono Paesi che, in varia misura, sono meno gravemente colpiti**: la Francia usa il gas solo per il 20% della sua produzione di elettricità, facendo affidamento principalmente sul nucleare, che copre il 70%; la Germania ricorre al gas solo per il 17%, grazie soprattutto a rinnovabili e carbone; la Spagna lo utilizza per il 31%, e la Polonia solo per il 10%, visto il massiccio ricorso al carbone. Ciò significa che le loro industrie sono – almeno potenzialmente – meno colpite delle nostre dall’aumento dei prezzi del gas e ciò** aumenta la loro pressione concorrenziale sul Manifatturiero nazionale** sia in Italia sia all’estero.

## La ripresa ha provocato significativi aumenti della domanda

Dobbiamo inoltre rilevare come, mentre l’inflazione del 1973 fu, almeno in fase iniziale, quasi esclusivamente ‘da costi’, oggi** registriamo a livello internazionale e nazionale anche significative spinte inflazionistiche ‘da domanda’.** La pandemia di covid-19, infatti, soprattutto nel periodo dei *lockdown*, ha compresso molto la domanda, interna ed estera, di beni e servizi. Molte imprese, **nel Manifatturiero e non solo, sono state così costrette** **a ridimensionare notevolmente la loro attività** – purtroppo anche con significative riduzioni degli organici – o addirittura a chiudere.

Il progressivo esaurirsi delle limitazioni (soprattutto grazie ai vaccini), insieme con i pesanti interventi di sostegno messi in atto un po’ da tutti i Governi (si pensi, a solo titolo esemplificativo, al nostro bonus 110%) **ha provocato bruschi aumenti della domanda,** che hanno trovato il nostro sistema, almeno nell’immediato, impreparato. Questa impreparazione vale per due aspetti:** la necessità di rimettere in moto la macchina,** recuperando – o sostituendo – il personale licenziato (o comunque ‘abbandonato’, come nel caso dei contratti a tempo determinato non rinnovati) nei mesi precedenti; **le difficoltà negli approvvigionamenti di molte materie prime** e componenti (particolarmente pesante il caso dei microchip, ma gli esempi sono numerosi).

L'articolo integrale è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio della rivista *Sistemi&Impresa. *

Per informazioni sull’acquisto di copie scrivi a [daniela.bobbiese@este.it](mailto:daniela.bobbiese@este.it) (tel. 02.91434400)
