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title: Il check-up dei Sistemi Informativi Gestionali nelle Pmi manifatturiere
description: "Da diversi anni l’economia Italiana soffre di una perdita di competitività rispetto alle principali economie mondiali. È emblematico il dato tendenziale della produttività (Pil per ora lavorata) nel periodo 1999-2004, che per l’Italia si assesta su un – 0,3% contro valori prossimi o addirittura supe..."
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date: 2012-10-25
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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tags: [Fabbrica Futuro, "Alberto Turano|articolo|cambiamento organizzativo|check up informativo|competitività|investimenti It|prestazioni aziendali|spesa ict|sviluppo tecnologico|tecnologie"]
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# Il check-up dei Sistemi Informativi Gestionali nelle Pmi manifatturiere

![Il check-up dei Sistemi Informativi Gestionali nelle Pmi manifatturiere](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2012/10/FIG56.jpg)

*Da diversi anni l’economia Italiana soffre di una perdita di competitività rispetto alle principali economie mondiali. È emblematico il dato tendenziale della produttività (Pil per ora lavorata) nel periodo 1999-2004, che per l’Italia si assesta su un – 0,3% contro valori prossimi o addirittura superiori al 2% per quanto riguarda Stati Uniti, Giappone, Francia e Regno Unito. Come confermano diversi studi, la scarsa propensione da parte delle Pmi italiane agli investimenti in Ict costituisce una delle più rilevanti cause di questa perdita di competitività. Secondo Assinform (2006), il rapporto tra investimenti in Ict e Pil in Italia nel 2005, è stato inferiore al 2% contro il 3,8% negli Usa e 3,1% in Germania e Regno Unito. Inoltre, la percentuale di tali investimenti provenienti dalle Pmi nel 2005 si è attestata attorno al 20% del totale pur essendo queste responsabili del 51,6 % del fatturato complessivo.*

A cura di:

**Alberto Turano**, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, Università degli Studi di Brescia

Diverse ricerche condotte a livello internazionale hanno evidenziato l’esistenza di una correlazione positiva tra gli investimenti Ict e lo sviluppo economico a livello nazionale. Ulteriori studi hanno evidenziato una simile relazione anche a livello industriale tanto da indicare gli investimenti Ict come uno dei principali driver della crescita economica a livello macro-economico.

Tale legame è certamente più complesso da spiegare da un punto di vista scientifico e quantitativo a livello micro-economico ovvero con riferimento alla singola azienda. Tuttavia almeno da un punto di vista qualitativo l’Ict è considerato da molti esperti come una leva fondamentale in grado di supportare la competitività delle aziende accrescendo contemporaneamente efficacia ed efficienza.

Nonostante ciò, le Pmi sono ancora piuttosto restie a investire in Ict in virtù delle difficoltà oggettive che incontrano nella valutazione dei costi e dei benefici connessi all’investimento stesso. Infatti, appena il 10-20% dei costi connessi a un progetto d’informatizzazione, ossia quelli riferiti ai prodotti/servizi acquistati, sono esplicitamente noti a priori, mentre la gran parte dei benefici risultano impliciti, se non addirittura incogniti.

La questione di come l’adozione di nuove soluzioni informative a supporto dei processi di *business* possa creare valore ha stimolato un intenso dibattito. Sono in molti a ritenere che l’*information technology* (It) possa contribuire significativamente alla creazione di valore all’interno delle imprese migliorando sia le prestazioni aziendali sia gli *assets*. Sul fronte delle prestazioni l’It può avere tre differenti tipi di impatto sui processi aziendali:

1).   Automatizzarli, con l’effetto di raggiungere i medesimi obiettivi più efficientemente;

2).   Informatizzarli, ossia di migliorare il risultato dei processi attraverso la disponibilità di informazioni più complete, corrette e tempestive;

3).   Trasformare i processi, con l’effetto di abilitare nuove attività prima impossibili.

Tutto ciò in ultima analisi si traduce in migliori prestazioni aziendali anche a livello finanziario.

Esiste però anche un secondo e meno evidente meccanismo attraverso il quale un investimento in It può generare valore per le aziende ovvero, incrementandone gli *asset*, specialmente quelli intangibili. Ciò è esattamente quello che succede, ad esempio, quando la conoscenza implicita di tipo tecnico legata al processo di produzione viene esplicitamente codificata entro distinte base e cicli tecnologici, creando una base di conoscenza esplicita e formale e, quindi, direttamente appropriabile dall’azienda.

Vi è, infine, un altro aspetto sul quale gli autori concordano largamente: il fatto che l’adozione dell’It non generi un impatto sulle prestazioni aziendali di per sé, ma piuttosto attraverso un processo di cambiamento organizzativo e gestionale.

Considerando lo scenario appena descritto INF-OS centro di competenza sull’innovazione dei processi logistico-produttivi ha realizzato, grazie anche al finanziamento ricevuto dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Lombardia, un progetto di ricerca dal titolo “Il check-up del sistema informativo gestionale nelle PMI manifatturiere” per valutare quali siano i principali fattori endogeni ed esogeni che influenzano le decisioni in merito alla spesa in Ict da parte delle aziende.

La ricerca condotta su un campione di 30 PMI manifatturiere appartenenti alle province di Brescia e Bergamo si prefiggeva quale obiettivo fondamentale quello di comprendere in che modo le PMI manifatturiere utilizzino la leva It e in particolare di valutare i seguenti aspetti:

i).   Quali sono i principali antecedenti o abilitatori dell’uso dell’It e come questi influenzano la modalità con la quale l’It viene usata per supportare i processi operativi;

ii).   In che modo l’utilizzo di strumenti It può supportare i processi operativi automatizzando le attività al loro interno e che tipo di effetti genera sulla soddisfazione degli utenti;

iii).  Quale livello di soddisfazione deriva dal attuale livello di implementazione dei sistemi informativi all’interno delle aziende;

### La metodologia

Data la significativa mole di informazioni da raccogliere per svolgere la ricerca si è optato per la formula del *case study*; ciascun caso è stato, quindi, elaborato attraverso una serie di interviste semi-strutturate rivolte ad alcuni referenti aziendali, più precisamente, la direzione generale, il responsabile amministrativo, il responsabile EDP e i diversi manager funzionali.

Attraverso le interviste sono state raccolte informazioni rilevanti relative al contesto nel quale opera l’azienda, alla spesa e alla cultura ICT, al servizio Edp, al sistema informativo a alle funzionalità supportate, nonché ai progetti in corso.

### Principali evidenze

Per identificare i fattori che maggiormente abilitano o inibiscono la spesa Ict si sono considerati una serie di fattori endogeni ed esogeni. A livello di fattori endogeni il solo considerato è stato quello relativo alla cultura Ict; il campione di ricerca è stato suddiviso in tre differenti categorie (rispettivamente quella degli scettici, degli entusiasti e dei moderati) in base alle risposte date a una serie di domande legate ai costi, ai benefici e a i rischi connessi agli investimenti Ict. Appartengono alla categoria degli *scettici* le aziende che considerano la spesa Ict principalmente come un investimento ad alto rischio che comporta in genere anche un aumento dei costi di esercizio; dalla parte opposta si collocano gli *entusiasti* ovvero le aziende che collegano l’investimento Ict all’ottenimento di importanti benefici in termini di efficienza ed efficacia senza particolari aggravi di costi; infine i consapevoli ovvero le aziende che consapevoli dei rischi e dei costi connessi agli investimenti Ict comunque sono propense a investire in Ict convinte di poter avere un ritorno economico.

Oltre a questo è stato considerato un insieme di fattori esogeni riportati nella tabella sottostante.

In accordo con gli obiettivi della ricerca le principali evidenze derivanti dall’analisi dei dati sono state suddivise in tre differenti paragrafi che rimandano agli obiettivi stessi.

**La spesa Ict**

In figura 1 sono riportati i dati relativi alla spesa Ict nel triennio 2004-2006 con riferimento alla cultura Ict e alla complessità strutturale dei prodotti realizzati.

È evidente che la cultura Ict giochi un ruolo importante nel determinare l’attitudine da parte delle aziende a investire in Ict: infatti, non solo le aziende identificate come scettiche investono meno della metà rispetto alle altre (in percentuale sul valore aggiunto), ma mostrano anche un trend decrescente di spesa laddove quello più generale è, invece, crescente.

Con riferimento ai fattori esogeni emergono altri interessanti evidenze legate alla spesa: si evidenzia, infatti, come le aziende operanti in un contesto caratterizzato da un’elevata complessità di prodotto mostrino una spesa più elevata (in percentuale sul fatturato) se confrontata con aziende operanti in settori a più bassa complessità.

Sempre riferendosi alla spesa Ict le aziende appartenenti al campione sono state classificate in base all’entità degli investimenti Ict e ai costi di esercizio; in base a questa classificazione si sono ottenute 4 differenti categorie di aziende. Imprese che presentano una spesa Ict più bassa della media sia in termini di investimento sia di costi di esercizio sono state classificate come “timidi”; viceversa, imprese con costi di investimento e costi di esercizio superiori alla media sono state definite “innovatrici”; imprese che presentano investimenti superiori alla media, ma costi di esercizio inferiori alla media sono definite “Orientate al sistema”; al contrario, imprese con investimenti inferiori alla media e costi di esercizio superiori alla media sono state classificate come “Orientate all’utente”.

Singolare il fatto che come si può osservare in Tabella 1 più di due terzi delle aziende si concentra nell’area dei “Timidi”, mentre solo il 10% adotta un profilo da “Innovatore”.

**Il supporto ai processi**

Per analizzare il livello di implementazione l’insieme di tutte le possibili funzionalità appartenenti a un sistema informativo sono state suddivise in cinque differenti sottoinsiemi: il primo raggruppa le funzionalità *supportate* ovvero quelle funzionalità che sono integrate con il SI e realizzate dallo stesso; il secondo sottoinsieme considera, invece, le funzionalità *non supportate*, ovvero, quelle funzionalità non integrate con il SI e supportate da applicativi *stand-alone* (es. Microsoft Excel); il terzo sottoinsieme considera le funzionalità *in progetto*, ovvero quelle funzionalità disponibili a sistema, ma non ancora implementate e utilizzate; il quarto sottoinsieme raggruppa le funzionalità *in outsourcing* ovvero quelle realizzate all’esterno dell’aziende (es. gestione paghe e stipendi); il quinto sottoinsieme, infine, considera le attività *non realizzate*, ovvero quelle funzionalità che pur essendo di pertinenza e potenzialmente utili per l’azienda, non sono supportate dal sistema informativo in alcun modo. Tutte le funzionalità che di volta in volta non erano di pertinenza con una specifica realtà aziendale sono state escluse dall’analisi dei dati.

L’analisi dei dati ha mostrato interessanti risultati relativamente alla copertura funzionale in relazione alla cultura Ict e alla propensione alla spesa.

Come evidenziato in Figura 2, infatti, le aziende appartenenti alla categoria dei “consapevoli” sono quelle che presentano la più alta copertura funzionale, mentre per le aziende definite “scettiche” la percentuale di funzionalità integrate è decisamente più bassa e mostra al contrario un’elevata percentuale di funzionalità supportate da applicativi stand alone.

La relazione esistente fra la spesa Ict e il supporto funzionale è confermata da un’ulteriore analisi in relazione alla propensione alla spesa (Figura 3).

L’analisi evidenzia, infatti, che la percentuale di funzionalità supportate cresce spostandosi dalla categoria dei “timidi” verso quella degli “innovatori” confermando la relazione con la spesa Ict.

 

**Soddisfazione degli utenti**

L’ultimo aspetto considerato nell’analisi è quello relativo alla soddisfazione degli utenti. Anche in questo caso alcune interessanti evidenze emergono dall’analisi svolta sul campione delle 30 Pmi manifatturiere in particolare in relazione al legame tra livello di supporto e soddisfazione.

In particolare in figura 4 si può osservare come da un lato quando una funzionalità è supportata dal SI la corrispondente soddisfazione utenti è maggiore se paragonata a quella di funzionalità non supportate; dall’altro si può osservare come imprese che avevano evidenziato una maggiore propensione alla spesa (quelle appartenenti alla categoria dei “consapevoli”, cfr. figura 1) oltre a presentare un livello di supporto maggiore registrano anche un livello di soddisfazione più elevato.*

*Un ultimo aspetto di rilevante interesse è quello che mette in relazione la rilevanza attribuita alle singole funzionalità, il supporto fornito dal sistema informativo alla specifica funzionalità e la relativa soddisfazione dell’utente. In figura 5 si può osservare come nel caso di funzionalità rilevanti, la soddisfazione varia in maniera significativa a seconda che la funzionalità sia supportata o meno dal sistema informativo; nel caso di funzionalità ritenute meno rilevanti, la soddisfazione resta immutata sia in presenza che in assenza di supporto da parte del sistema informativo. In altre parole nel caso di funzionalità ad Alta rilevanza il supporto del sistema informativo incide molto sulla soddisfazione degli utenti. Lo stesso non avviene per le funzionalità a rilevanza inferiore.
