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title: Il Made in Italy e il futuro dell’industria
description: "Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rialzato le stime di crescita del Prodotto interno lordo italiano: da 0,6 a 0,7%, con un ulteriore incremento per il 2024. Cresce globalmente l’Eurozona e, al suo interno, sono interessanti le performance di Francia e Spagna, mentre rallenta la Germania, do..."
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date: 2023-05-12
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "crescita economica|economia circolare|made in Italy|sostenibilità"]
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# Il Made in Italy e il futuro dell’industria

![Il Made in Italy e il futuro dell’industria](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/05/Made-in-Italy-FF-1.jpg)

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha** rialzato le stime di crescita del Prodotto interno lordo italiano: da 0,6 a 0,7%,** con un ulteriore incremento per il 2024. **Cresce globalmente l’Eurozona** e, al suo interno, sono interessanti le performance di Francia e Spagna, mentre** rallenta la Germania**, dove si prevede un calo dello 0,1% nel 2023.

Le stime di crescita al rialzo per il nostro Paese sono una **buona notizia, ma serve contestualizzarle**. L’economia italiana è legata a quella tedesca e un peggiora­mento di quest’ultima avrà certamente un effetto di **trascinamento al ribasso **anche sulle nostre performance. Allegri, quindi, ma non troppo, per riprendere gli adagi musicali. Anche perché **l’inflazione galoppa e sta erodendo sempre di più il potere d’acquisto delle famiglie**, com­promettendo anche la propensione al risparmio.

**Rialzo dell’inflazione e riduzione della crescita** sono rischi reali. A questi si aggiungono** le conseguenze del conflit­to in Ucraina**, le incertezze connesse ai tempi di attuazione del **Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)** e le tensioni legate a fattori climatici e ambientali che – come vediamo anche nei nostri territori – rischiano di mettere a repentaglio interi settori produttivi, primi tra tutti le filiere dell’agroalimentare.

Il 15 maggio 2023** l’Italia avrà consumato le risorse naturali disponibili nell’arco di un anno**. Si chiama *overshoot day *e que­sto giorno lo abbiamo appena superato. È evidente che i **modelli di produzione e consumo basati sulla linearità** (produzio­ne, consumo, fine vita) sono incompatibili con la salvaguardia del Pianeta. Occorre perciò attuare nuove strategie di riutiliz­zo e di riciclo e modificare le abitudini di consumo: le tecnologie digitali hanno un ruolo centrale nella riprogettazione dei **modelli di business da lineari a circolari.**

Il concetto che pervade il nuovo sce­nario è la **sostenibilità, che richiede un impegno strategico**, ma anche risorse economiche e adattamenti culturali. Le aziende devono dotarsi di indicatori per elaborare i rating: senza rendicontazio­ne delle attività **si concretizza il rischio di *green washing***. **Le nostre Piccole e medie imprese (PMI) sono le ambasciatrici del Made in Italy** nel mondo, rappresentano il cuore del nostro tessuto produttivo e devono rimanere agganciate alle filiere globali. Ma potranno farlo solo se saranno in grado di ripensare il loro modo di proget­tare e di produrre in un’ottica sostenibile. La loro importanza è vitale al punto che il **dicastero dello Sviluppo Economico è stato ribattezzato** “Ministero delle Imprese e del Made in Italy”, dal quale i nostri imprenditori si aspettano un soste­gno: il marchio Made in Italy è spesso usato in modo ambiguo e, soprattutto nel settore alimentare, il fenomeno dell’***Ita­lian sounding ***è tutt’altro che debellato. Per il settore tessile si registrano altret­tante distorsioni: i capitolati cinesi sono severissimi per il nostro export, ma la qualità di ciò che importiamo è spesso scadente.

Sono tante le sfide con le quali si dovrà confrontare il Made in Italy nel futuro: **l’ingegno italiano ci viene riconosciuto in tutto il mondo**, tuttavia la nostra incli­nazione al problem solving non basta. Le competenze artigianali si devono arric­chire con le competenze tecnologiche e devono essere approcciate nuove moda­lità organizzative. Per questo le fabbriche del futuro dovranno essere **ecosistemi multiculturali aperti alla sperimentazione.**
