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title: Innovazione e competenze per il lavoro che cambia
description: "Secondo il World Economic Forum, il 65% dei bambini che oggi frequenta la scuola elementare da grande farà un mestiere che ancora non esiste. L’evoluzione tecnologica, con la nascita di nuovi saperi e lo sviluppo di nuove competenze, sta già cambiando il mondo del lavoro. E nel prossimo futuro la tr..."
date: 2019-11-18
modified: 2025-09-17
author: Redazione
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/innovazione-e-competenze-per-il-lavoro-che-cambia-2/
categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "Cnel|formazione giovani|skill gap|skill tecnologiche|World Economic Forum"]
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# Innovazione e competenze per il lavoro che cambia

Secondo il World Economic Forum, **il 65% dei bambini che oggi frequenta la scuola elementare da grande farà un mestiere che ancora non esiste**. L’evoluzione tecnologica, con la nascita di nuovi saperi e lo sviluppo di nuove competenze, sta già cambiando il mondo del lavoro. E nel prossimo futuro la trasformazione sarà sempre più rapida in ogni settore.

“Il lavoro ci sarà, ma cambierà: occorre più innovazione e più formazione per prepararsi”, raccomanda **Tiziano Treu, Presidente del Cnel**. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro ha di recente aperto le porte del suo ‘parlamentino’ a un confronto tra istituzioni, aziende e parti sociali sulle nuove competenze e sui nuovi modelli organizzativi richiesti dall’era digitale.

“Vogliamo capire come sviluppare il futuro digitale in Italia, come sta accadendo in tutta Europa. **Le macchine possono aiutare molto se gli uomini sanno guidarle**”, puntualizza Treu. Non è un caso, dunque, che, accanto a un piano di investimenti da 20 miliardi di euro sull’Intelligenza Artificiale (AI), l’Unione europea abbia scelto di darsi precise linee direttrici etiche per il suo sviluppo e stia monitorando l’impatto sociale sul mercato del lavoro delle tecnologie intelligenti. L’Ue punta infatti a un’AI di qualità: sistemi tecnicamente robusti e sicuri, paradigmi rispettosi della vita privata, *governance* dei dati e trasparenza.

“Le profezie che ipotizzavano un’occupazione distrutta dall’avvento dell’AI non si sono realizzate”, fa notare **Franca Salis Madinier, membro del Comitato Economico e Sociale Europeo**. “L’AI non è che uno sviluppo estremo delle capacità digitali dell’uomo e dev’essere al servizio del progresso. Non scompariranno i posti di lavoro, ma cambieranno le professioni: in questa transizione dovremo aver cura che non ci siano perdenti”.

Governare la transizione digitale vuol dire **adottare una strategia europea armonizzata sulle implicazioni etiche**, sulle certificazioni dei sistemi, sulle regole sociali e fiscali. Ma significa soprattutto dialogare con le aziende e le amministrazioni e investire nella formazione iniziale e professionale. È la strada che hanno già intrapreso grandi aziende come IBM e Leonardo, che hanno scommesso su modelli di *life-long learning attitude* per stimolare le proprie persone a evolvere di continuo nella formazione.

## Le grandi imprese puntano sul re-skilling

**IBM, in particolare, si è posta tre imperativi**: aiutare i dipendenti ad acquisire le giuste competenze, garantire la massima trasparenza nelle scelte di *employee transition*, offrendo frequenti opportunità di re-training, coinvolgere i dipendenti nelle trasformazioni in atto.

“Cerchiamo persone che abbiano voglia di imparare e seguiamo con attenzione l’evoluzione delle *skill* dei nostri dipendenti”, assicura **David Barnes, Global Workforce Policy Vicepresident di IBM**. “Bisogna proteggere i lavoratori, non proteggere il lavoro o il passato”, dice.

Anche in casa Leonardo si punta a una trasformazione delle competenze, affiancando alle eccellenze tecnologiche maggiore dimestichezza con le soft skill. **A esser cambiato per primo è lo stile di leadership**, che ha abbandonato il sistema del comando e controllo per aprirsi a una dimensione più collaborativa e più pronta alla condivisione del dato.

“La digitalizzazione non è un viaggio che si conclude in cinque o 10 anni, ma una trasformazione continua”, spiega **Simonetta Iarlori, Chief People, Organization and Transformation Officer di Leonardo**. “La base del digitale è il rapporto *one to one* e perciò vanno incentivate le skill di cooperazione, magari affiancando le persone più curiose a quelle che hanno già una destrezza digitale più spiccata. E non sono solo i giovani”.

Il cambiamento dei processi di lavoro investe tutti, professionisti esperti e nativi digitali. Porta con sé la **necessità di imparare nuovi linguaggi e nuove tecniche** e impone di ripensare il modello formativo finora adottato. I metodi tradizionali di formazione professionale vanno ripensati, così come le classificazioni delle competenze: quella relativa al settore metalmeccanico, per esempio, risale al 1973.

“La realtà 4.0 è soprattutto interconnessione tra mondi diversi: è singolare che su questo scuola e lavoro non riescano a trovare punti di connessione”, sottolinea **Pierangelo Albini di Confindustria**. Il continuo tentativo di normare un processo in divenire e la competizione tra soggetti che vogliono governare il fenomeno hanno avuto come conseguenza, secondo Albini, una crisi di autonomia delle parti sociali.

Per Tiziana Bocchi della Uil, **il passaggio dalla verticalizzazione delle decisioni alla leadership collaborativa deve fare un ulteriore passo avanti** verso la maggiore partecipazione dei lavoratori. “La Quarta rivoluzione industriale, determinata dai processi di robotizzazione e digitalizzazione, dev’essere un’opportunità per creare nuove competenze e nuova occupazione”.

## La strategia europea e il contrasto al mismatch tra domanda e offerta

Oltre alle professionalità, però, **mancano le infrastrutture**. Secondo i dati comunicati dal Ministero per lo Sviluppo Economico, al 31 ottobre 2019 appena il 20% dei cantieri aperti per il passaggio della Banda Ultra Larga risulta chiuso e solo nel 54% di questi è stato già effettuato il collaudo dei dati. Sono 7.554 i Comuni da raggiungere.

“Come Europa siamo ancora indietro sul tema dell’innovazione tecnologica”, ammette **Marco Bellezza, Consigliere per l’Innovazione e le Telecomunicazioni del Mise**. “Stiamo, però, provando a incentivare le esperienze virtuose garantendo la presenza del nostro Paese a tutti i tavoli europei, con la partecipazione al Digital Europe Program e la presidenza della European Blockchain Partnership”.

Non si tratta, infatti, solo di incentivare la formazione professionale. **La carenza di *skill* tecnologiche è evidente anche in molti profili** che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro.

Lo confermano i dati sulle immatricolazioni nelle università italiane: **gli studenti che scelgono di iniziare un percorso accademico nelle materie STEM sono il 29,7%**, appena il doppio di coloro che si iscrivono a facoltà di Arti e Humanitas (14,8%). Il dato è ancora più rilevante se si guarda alla componente femminile: la quota di studentesse che optano per corsi di studio scientifici e tecnici è la stessa di quelle che scelgono facoltà letterarie (un quinto sul totale delle matricole).

“C’è un problema di *chance* occupazionali”, avverte **Salvatore Pirrone, Direttore dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro**. “La scelta dei giovani e quindi la futura domanda di lavoro va resa consapevole, non in forza di un orientamento psicoattitudinale, ma fornendo informazioni reali su cosa offre il mondo del lavoro”.

“Occorre creare **politiche di impiego efficaci per** **ridurre il *mismatch* tra domanda e offerta**, che in Italia è soprattutto territoriale, ma anche di competenze”.
