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title: Lanificio Fratelli Cerruti, un territorio impregnato di tradizione
description: Per valorizzare il ‘saper fare’ italiano bisogna riconoscere la presenza di territori che sono testimoni di secoli di tradizione e cultura manifatturiera.
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date: 2024-12-04
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Manifattura, Moda, Piemonte, Fabbrica Futuro]
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# Lanificio Fratelli Cerruti, un territorio impregnato di tradizione

![Lanificio Fratelli Cerruti, un territorio impregnato di tradizione](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2024/12/lanificio_cerruti-1024x683.jpg)

Per valorizzare il **‘saper fare’ italiano** bisogna riconoscere la presenza di territori che sono testimoni di secoli di tradizione e cultura manifatturiera. Si pensi, per esempio, al distretto tessile biellese, la cui conformazione geografica ha permesso, **fin dal Medioevo**, di sviluppare l’allevamento di ovini e, di conseguenza, una vivace attività specializzata nella lavorazione della lana. Anche **la Moda è uno dei protagonisti dell’economia** italiana e comunitaria, con una produzione che copre il 27% del totale europeo. Inoltre, secondo i dati aggiornati della Cassa depositi e prestiti, l’export del tessile italiano copre per il 60% la domanda di tessuti di qualità nel mondo e rappresenta il **77,8% del totale delle esportazioni europee**.

Soltanto la produzione tessile piemontese sviluppa oltre **3 miliardi di euro di export** (pari al 6,3% di tutte le esportazioni regionali) e, come riporta l’Unione industriale biellese, in provincia di Biella il tessile rappresenta la componente quasi esclusiva dell’export provinciale. “A Biella il territorio è cresciuto grazie alla manifattura tessile, ‘trasuda’ di **competenze tecniche **e la grande sfida per noi aziende della zona è rilanciarne l’attrattività”, evidenzia **Lanificio Fratelli Cerruti**, storica azienda fondata nel 1881.

“Alcune lavorazioni richiedono una **manualità importante** e il personale riveste un ruolo fondamentale: certi profili dell’attività tessile mantengono un carattere fortemente artigiano, pur lavorando all’interno di processi produttivi industriali”. Per sopperire la mancanza di forza lavoro, anche il distretto biellese ha dovuto **‘importare’ le persone**, senza temere di perdere la cultura ‘Made in Biella’ e, anzi, permettendosi di ‘sprovincializzarsi’. “Con così tanti anni di storia, la cultura del territorio rimane salda, ma acquista anche **potenziale creativo**, che in questo tipo di attività è altrettanto fondamentale”, continua l'azienda.

La lunga tradizione delle manifatture tessili biellesi è raccolta (e raccontata) nei **numerosi archivi storici delle aziende**, che continuano a essere fonte di stimoli, nuove idee e creatività. Come detto, quest’ultima rappresenta un elemento chiave per il **distretto industriale** e ha sicuramente contribuito a raggiungere un solido posizionamento nella produzione di lusso. “Esportiamo circa il 70% della produzione all’estero: purtroppo il consumatore medio non è quasi mai italiano. Siamo **fanalino di coda in Europa per quanto riguarda le retribuzioni**, quindi è molto difficile per il ceto medio poter vestire le grandi firme italiane”.

Secondo il manager, però, le **nuove generazioni** sono più attente a ricercare capi e tessuti di qualità (e stanno riscoprendo anche la sartoria e i lavori su misura) e per questi motivi ritiene che i consumatori del futuro vestiranno più** Made in Italy**. Nel frattempo, però, occorre lavorare in sinergia con scuole e istituzioni, anche per promuovere la produzione tessile italiana, mettendone in risalto** l’innovazione, la qualità e l’eccellenza**. “Il patrimonio della moda italiano è poco valorizzato. Manca una rete solida con le istituzioni, ma anche con la scuola e tra le stesse aziende del settore. Nel Tessile non abbiamo concorrenza, eppure spesso ce la facciamo ‘in casa’, sottraendoci risorse o clienti”, commenta l'azienda.

Il manager si augura quindi che le **istituzioni possano contribuire alla tutela** del Made in Italy, sostenendo per esempio i musei e gli archivi storici (fino a ora quasi esclusivamente iniziative autonome di piccole e medie aziende), ma anche istituendo leggi e normative rigorose. Le **frontiere commerciali**, per esempio, hanno controlli ‘deboli’, che vanno a discapito della manifattura italiana. “I **capitolati cinesi** sono tra i più severi al mondo, fanno **controlli rigorosissimi** sui nostri prodotti e se qualcosa non ha rispettato le attese nemmeno rimandano indietro, ma distruggono direttamente. Al contrario, quando si tratta di esportare in Italia consegnano **tessuti di qualità scadente e anche pericolosi**, con coloranti che le nostre normative hanno vietato da tempo”, spiegano dall'azienda.

L’articolo è pubblicato sul numero di Maggio 2023 di *Sistemi&Impresa*.
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