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title: Lavorare di più, ma lavorare smart
description: "Da una ricerca realizzata per Citrix Italia da Ales Market Research emerge il ritratto di un Paese finalmente pronto a cambiare marcia È il momento dello smart working in Italia? Sembrerebbe proprio di sì: oltre al disegno di legge che prevede tra le altre cose parità di indennità assicurativa e di..."
date: 2015-12-10
modified: 2025-09-17
author: Redazione
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/lavorare-piu-lavorare-smart/
categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "Citrix|mobility|Smart working|smartphone"]
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# Lavorare di più, ma lavorare smart

*Da una ricerca realizzata per Citrix Italia da Ales Market Research emerge il ritratto di un Paese finalmente pronto a cambiare marcia*

È il momento dello smart working in Italia? Sembrerebbe proprio di sì: oltre al disegno di legge che prevede tra le altre cose parità di indennità assicurativa e di trattamento economico per i lavoratori cosiddetti ‘smart’, i risultati di una ricerca effettuata da [Ales Market Research](http://www.alesresearch.com) per [Citrix Italia](http://www.citrix.it), azienda IT che realizza soluzioni per mobile workspace, racconta un Paese pronto per cambiare marcia.

Le giornate in ufficio scandite dalle canoniche otto ore di fronte a una scrivania sono ormai un ricordo per molti lavoratori odierni, e anche la parola telelavoro non basta a descrivere la rivoluzione che sta investendo il modo in cui tutti lavoriamo: da luoghi sempre diversi e su qualsiasi dispositivo. Si lavora in ufficio, ma anche da casa, dal taxi o da sedi dislocate, utilizzando spesso e volentieri tablet e smartphone, non necessariamente aziendali.

È questo lo scenario che ha voluto indagare Citrix attraverso una ricerca condotta in Italia su un campione di 600 lavoratori che, per circa 2/3 delle ore lavorate a settimana, si trovano lontano dal loro ufficio primario. Dall’indagine emerge **che il lavoro in mobilità **– o smart working – **piace al 70% degli intervistati**, e che gli stessi sarebbero anche disposti ad aumentare il numero di ore di lavoro settimanali fino a cinque in più, pur di beneficiare dell’elasticità che lo status di lavoratore mobile gli garantisce (il 52% del campione lavora già oltre l’orario d’ufficio almeno una volta al mese)

**Non solo worklife balance**

Ma perché e che cosa, in particolare, piace del lavoro mobile? Innanzi tutto per il 68% del campione esso rappresenta la possibilità di **avere orari di lavoro migliori** con una migliore worklife balance, il 65% apprezza il fatto di poter **risparmiare il tempo di viaggio** e il 64% è convinto di poter migliorare, grazie a questa formula, la propria produttività, nonostante il 53% ritenga che l’interazione con l’ufficio debba essere migliorata e resa più veloce. I benefici del lavoro smart, però, non si limitano a questo. Il 54% ritiene infatti che i soft skill di flessibilità e di orientamento agli obiettivi a esso legati permettano di arricchire il proprio curriculum e facilitare la ricerca di un nuovo lavoro e il 46% pensa che la propria organizzazione dovrebbe investire di più nello smart working.

“Lo smart working è già una realtà e, come spesso accade, la legge interviene a regolare una situazione che di fatto esiste –afferma Benjamin Jolivet, Country manager di Citrix –. Non si tratta soltanto una questione logistica: insieme allo smart working si fa strada un’idea di lavoro basata sulla responsabilità e sul raggiungimento degli obiettivi piuttosto che sul numero di ore e sulla presenza in ufficio”.

Gli intervistati, infatti, credono che anche l’azienda possa trarre indiscutibili vantaggi in termini di competitività facilitando lo smart working: per il 59% esso **aumenta la produttività**, per Il 52% porta a una **riduzione dei costi fissi**, per il 45% a una **cultura aziendale più flessibile **e per il 42% offre **maggior** livello di **soddisfazione per i dipendenti**.

**Smart working: luci e ombre**

Naturalmente non sono tutti e soli vantaggi quando si parla di smart working: la possibilità di essere sempre raggiungibili rappresenta una preoccupazione per il 38% del campione; quella di eccedere con il numero di ore il 36% e il 71% sottolinea l’importanza di mantenere comunque una divisione tra lavoro e vita privata, mentre il 33% teme la perdita della dimensione sociale del lavoro a causa delle minor interazioni con i colleghi. Secondo il 36% questo aspetto potrebbe essere preoccupante anche dal punto di vista dell’azienda che vedrebbe diminuire lo spirito di gruppo e di appartenenza a un team.

**Le aziende e la tecnologia in Italia: a che punto siamo**

E le aziende come si comportano? Secondo **l’80%** degli intervistati, **all’interno della propria organizzazione il lavoro mobile è sostenuto**, anche se il 50% di questi afferma che ciò avviene più per iniziativa dei dipendenti che per una politica precisa e codificata (che esiste solo nel 20% dei casi).

Ma che cosa significa, nella pratica, supportare il lavoro mobile? Il 37% degli intervistati afferma di essere in grado di accedere ai dati e alle applicazioni che si usano abitualmente da più dispositivi e il 32% di usufruire di procedure di accesso e autenticazione semplificate.** **L’accesso ai dati e alle applicazioni professionali viene garantito con continuità nelle ore notturne e nei fine settimana solo al 25% del campione mentre solo il 16% ha a disposizione un appstore aziendale dove accedere a tutte le app necessarie.

“Oggi lo spazio di lavoro non è più qualcosa di fisico, è uno spazio digitale, definito dal software, capace di seguirci ovunque – continua Jolivet –. Il focus di Citrix è e continua a essere l’esperienza utente perché alla fine è determinante per la produttività del dipendente e dell’azienda, naturalmente senza dimenticare sicurezza e conformità, elementi a cui i dipartimenti IT non possono e non devono rinunciare”.

**Smart e sicuri**

E infatti una delle principali questioni relative allo smart working, con cui i dipartimenti IT delle aziende si trovano a combattere ogni giorno è proprio la sicurezza. Emerge dalla ricerca che, quando si tratta di individuare dentro l’azienda un responsabile per la sicurezza dei dati, ci si trova di fronte a una realtà variegata per cui il **37%** degli intervistati afferma di essere **personalmente responsabile**, il **24%** afferma che **la responsabilità è del dipartimento IT** dell’azienda medesima, il 18% pensa sia condivisa mentre un preoccupante 20% non sa di chi sia.

Il 58% degli smart worker ha a disposizione per il proprio lavoro applicazioni Office o equivalenti; il 48% può avvalersi di strumenti di comunicazione con i colleghi quali app di instant messaging, condivisione di file o piattaforme social; il 31% può utilizzare applicazioni personalizzate dall’azienda mentre solo il 19% riesce a utilizzare software specifici di settore come per esempio applicazioni ERP personalizzati per mercati definiti. A livello di dispositivi, PC e smartphone sono i più utilizzati (rispettivamente dal 58% e dal 57% del campione) seguiti da laptop (34%) e tablet (32%). Il desktop, quando utilizzato, resta ancora lo strumento principale per l’84% del campione; seguono laptop e smartphone, che viene considerato dispositivo principale dal 41%. Per quanto riguarda **gli smartphone** emerge un ulteriore dato interessante: **l’84% è di proprietà del lavoratore** mentre l’opposto accade con i PC desktop o laptop che rispettivamente nel 60% e nel 40% dei casi sono aziendali.

L’utilizzo di applicazioni di lavoro su dispositivi personali è consentito intorno al 90% dei casi, ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, di come il Byod stia prendendo piede in tutte le realtà aziendali mentre in sette casi su 10 i dispositivi aziendali sono strettamente personali e non utilizzabili da altri membri della famiglia.

Per tutti i dispositivi, la connessione più utilizzata è il wi-fi, seguita dal cavo nel caso del desktop (44%) e dalla connessione 3G/4G per tablet e smartphone. E proprio in materia di connessione si registrano i principali problemi tecnici degli smart worker: il 33% lamenta infatti problemi di connessione, il 31% di caricamento lento dei dati e il 26% rileva problemi nel momento in cui deve collegare i dispositivi ad altre apparecchiature.

E il **futuro**? Il 27% degli intervistati pensa che le priorità siano legate alla sicurezza dei dati, il 25% alle questioni riguardanti la privacy mentre il 26% vorrebbe lo sviluppo di una politica chiara per il lavoro in mobilità all’interno della strategia aziendale.

**La Survey**

La survey è stata eseguita intervistando online un campione di 600 persone (smart worker) diviso equamente tra uomini e donne (rispettivamente 46% e 54%) di età compresa tra i 18 e i 50 anni ed equamente divisi sul territorio nazionale. Il 70% del campione ha un impiego a tempo pieno, il 30% part time. Il 20% del campione lavora in ufficio ma passa una percentuale del proprio tempo lavorativo superiore al 25% lontana dalla postazione di lavoro. Il 15% lavora in ufficio ma passa una percentuale del proprio tempo compresa tra il 10 e il 15% lontana dalla spostazione di lavoro. Il 7% lavora in ufficio senza una postazione fissa. Il 16% lavora in ufficio ma ha una postazione fissa a casa almeno un giorno a settimana. Il 25% non ha una postazione fissa e non lavora in ufficio mentre il 16% lavora presso uffici diversi dal proprio (es: clienti). Il 57% del campione appartiene a una classe socio economica media media, il 18% medio alta e il 25% medio bassa. Il 51% del campione possiede una laurea, il 41% la licenza media superiore e il 7% la licenza media inferiore.
