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title: "L&#8217;identikit dell&#8217;economia per un efficace orientamento scolastico"
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date: 2024-10-28
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "formazione|Giuseppe Valditara|manifattura"]
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# L&#8217;identikit dell&#8217;economia per un efficace orientamento scolastico

![L&#8217;identikit dell&#8217;economia per un efficace orientamento scolastico](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2024/10/G7-Istruzione-press-_5.jpg)

Il **Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara** sta predisponendo una **“grande campagna di orientamento scolastico”** che, con il coinvolgimento delle imprese, sarà in grado di fornire alle famiglie degli studenti che devono scegliere la scuola secondaria di secondo grado una serie di **informazioni sui settori **che offrono le migliori prospettive occupazionali. Leggendo sui media, l’intenzione sembrerebbe di non lasciare solo nelle mani dei docenti il compito di consigliare la scuola del futuro, ma di “consegnare a mamme e papà” un** identikit dell’economia del nostro Paese** in modo che via sia un **incontro tra il sistema scolastico attuale e le competenze** richieste dal mercato.

ll **sindacato della scuola** sembrerebbe apprezzare l’iniziativa, con qualche preoccupazione sollevata dalla UIL che teme che la grande campagna d’orientamento si possa tradurre in “una esaltazione degli istituti tecnici e professionali a scapito di una visione più ampia del sistema educativo”. La motivazione sottolineata è che la scuola **non debba essere asservita al mercato** per soddisfare le esigenze che appartengono a quel contesto.

Prendendo per buone queste notizie, significa che finalmente siamo **entrati nel cuore del problema**, che è multifattoriale e complesso, su cui ho scritto ampiamente nel mio saggio *Ricostruire l'istruzione tecnica - Ultima chiamata per rimanere per rimanere la seconda Manifattura in Europa, salvare la nostra economia e preservare il nostro welfare* (Guerini, 2024).

## L’identikit dell’economia industriale del Paese

Per elaborare l**’identikit** dell’economia industriale del nostro Paese si dovrebbe partire da un **piano industriale nazionale, ma anche sovranazionale**, che indichi in quale direzione si vorrebbe indirizzare la crescita del nostro Paese per sostenere l’economia, una occupazione non precaria di buon livello e **preservare il nostro welfare**.

Successivamente serve conoscere in tutte le sue variabili - ai fini di ciò che si deve occupare la scuola - il **modello economico del Paese**, e quindi farne un identikit**,** analizzando la parte industriale, quella più bisognosa di competenze nuove e di tecnici. Qui occorre conoscere e rappresentare molto bene il **mondo delle imprese nei diversi settori**, secondo modello e linguaggi che si ispirano a grammatiche e sintassi adeguate.

Nell’identikit, però, non ci si deve fermare ai confini domestici nazionali o regionali, essendo la nostra **economia intimamente legata a quella di altri Paesi**, a partire dalla Germania, e intrecciata con aziende straniere in **complesse* *Supply chain***,* dove spesso le nostre imprese anche per la loro piccola dimensione sono l’anello debole della catena.

Occorre quindi uno sguardo di scenario e un identikit che porti, concretamente, a riflettere ben oltre gli orizzonti attuali. I **confini dell’identikit si devono, quindi, allargare** secondo quanto è scritto nel **Rapporto Draghi**, sull’assoluta urgenza del rilancio della competitività dell’Europa. Questa è la vera sfida per tutti.

## Le informazioni per un efficace orientamento scolastico

Ma l’identikit quali **informazioni dovrebbe fornire** per un efficace orientamento scolastico? Lo scopo dell’iniziativa ministeriale, sembrerebbe sia **orientare i giovani** a scegliere un percorso di istruzione secondaria coerente a dove sta andando il Paese. Non è, però, sufficiente e serve osservare il “mondo intero”, perché siamo in una **economica globale interconnessa**. È evidente che l’economia di cui abbiamo bisogno, anche per preservare il nostro welfare, è prevalentemente **l’economia industriale del Manufacturing* *avanzato**, comprensiva anche dei servizi associati. Questa economia ha da tempo ridefinito il **repertorio delle professioni tecniche**, coerente con i nuovi processi aziendali con i quali ormai si “modellizzano” e rappresentano le aziende. Molte di queste professioni cambieranno continuamente nelle loro **competenze fondamentali** nel prossimo futuro, così come cambieranno i “saperi” teorici, pratici e comportamentali, di cui si dovrà occupare anche la scuola assieme alla formazione professionale, che sono gli ingredienti fondamentali per costruire le competenze e trasformarle poi in prestazioni. Di tutto ciò si sa poco.

Purtroppo, i** tecnici non sono presenti in quantità e qualità** per soddisfare i bisogni delle aziende, che non sono solamente quelli “del momento”, ma che dovrebbero essere anche quelli che identificano i **fattori di competitività individuati da Draghi**, sui quali si gioca il futuro dell’Europa e anche del nostro Paese, che è ancora la seconda Manifattura europea.

Questi fattori di competitività riguardano la **capacità di fare ricerca e sviluppo** e, quindi innovazione, almeno **medium tech** per la parte tecnologica, e di **incrementare la** **produttività** del nostro sistema industriale, che è piatta da decenni, con un **costo del lavoro per unità di prodotto** continuamente in salita - mentre quello degli altri Paesi è stabile - e che non si abbassa con politiche salariali al ribasso e/o con contratti precari. Bisogna, quindi, avere piena conoscenza e consapevolezza del nostro sistema economico industriale, che è molto differente da quello dei Paesi con cui dobbiamo competere o collaborare.

## Serve spiegare meglio il concetto di employability

L’identikit dell’economia servirebbe per costruire, finalmente, un **percorso di orientamento scolastico** che indichi ai potenziali discenti come effettivamente è fatto il mondo del lavoro da un punto di vista economico. Inoltre, andrebbe spiegato anche da un punto di vista della **dimensione dell’employability**, argomento costantemente disatteso e spesso derubricato nell’affermazione, condivisa, ma mal posta rispetto la realtà, “che la scuola non possa essere asservita al mercato o alle aziende”. Infatti, la scuola, e nel nostro caso **l’istruzione tecnica, non deve essere vista a “servizio delle imprese”**, semmai lo è l’addestramento professionale o una certa formazione professionale, ma deve invece essere a s**ervizio del complessivo “sistema Paese”**, che è ben altra cosa di una sommatoria scalare di aziende.

Nella campagna di orientamento scolastico ci sarà anche la **“temuta esaltazione” **da parte della UIL scuola, degli istituti tecnici e professionali per favorire il lancio delle riforme che, in qualche modo, dovrebbero **attenuare il famoso disallineamento tra domanda e offerta **di tecnici di cui ho approfondito in altri scritti. È meglio “esaltare” l’istruzione tecnica e professionale nella sua configurazione attuale, anche se non è un sistema di eccellenza e ha bisogno di essere ricostruita con una **rivoluzione copernicana**, come ho più volte argomentato, piuttosto che proseguire con un orientamento inadeguato che faccia percepire all’opinione pubblica che questi percorsi scolastici siano di serie B e di serie C, rispetto a quelli liceali considerati di serie A.

Il potenziamento dell’istruzione tecnica e dell’istruzione professionale, coerente però con l’evoluzione dell’economia mondiale, **non serve solo come una risposta *on demand*** ai bisogni del momento, che la collocano nella fattispecie di un sia pur necessario addestramento professionale. E con l’aumento significativo degli iscritti agli istituti tecnici come auspicato, **non si produrrà nessun danno ai percorsi liceali** “a scapito di una visione più ampia del sistema educativo” come qualcuno teme.

## L’identikit dell’economia del Paese non serve solo all'orientamento scolastico

Mi chiedo però se l’identikit dell’economia del Paese, che ripeto deve contenere informazioni oltre i confini domestici, lo si stia facendo solo ora per attivare questa grande campagna di orientamento. Avrebbe dovuto essere fatto, in modo molto dettagliato e non solo ai fini dell’orientamento degli studenti, **prima di scrivere le varie riforme**, ma anche per verificare e monitorare la coerenza degli attuali indirizzi dell’istruzione tecnica con la realtà e i bisogni del complessivo sistema industriale del Paese. Infatti, l’identikit dell’economia del Paese, nello scenario dell’economia mondiale, è **prodromico a ridefinire le architetture formative** e aggiornare e superare l’inadeguatezza e l’obsolescenza curricolare degli ordinamenti scolastici attuali. Ne ho scritto nella seconda parte del mio saggio.

La prossima riforma dei percorsi quinquennali potrebbe, però, essere l’occasione di sistemare alcune **evidenti gracilità e disallineamenti** nel nostro sistema complessivo dell’istruzione tecnica, coinvolgendo nelle riflessioni anche gli ITS, in modo che i vari pezzetti dell’istruzione secondaria e terziaria possano essere ricondotti dentro un unico** approccio concettuale e operativo**.

## La riforma scolastica deve includere il mondo dei lavoratori

Voglio anche evidenziare una osservazione che attiene al tema dell’employability* *e che dovrebbe interessare invece il **sindacato dei lavoratori** anziché quello della scuola. È consuetudine pensare che una riforma scolastica, coerente con il sistema economico, si faccia solo attraverso il dialogo scuola e imprese, escludendo il mondo dei lavoratori. È un errore concettuale, perché molte spesso gli **sbocchi occupazionali** dell’istruzione tecnica secondaria e terziaria sono precari, con bassi salari, con limitate prospettive di crescita professionale e quindi con poca attrattività verso le professioni tecniche. Nei dibattiti **non si menziona mai l’employability**, che non è certo un argomento di cui si dovrebbero far carico le imprese, altrimenti orientate a strategia di *lean organization,* quindi riduttive del personale.

Invece, va ricordato che per far crescere l’economia e farne il giusto** identikit,** non è sufficiente agire su quello che è chiamato il “mercato del prodotto”, quindi il “business” delle aziende che s’interfaccia con la concorrenza con cui competere e confrontarsi, ma occorre agire anche sul** mercato del lavoro**, quindi sui lavoratori e sulle politiche delle risorse umane, **utilizzando la wage whip**, ossia la frusta salariale, che deve spingere il sistema delle imprese alla continua riorganizzazione, sostenendo attraverso i salari la crescita dei consumi e del mercato interno. Senza **l’azione di entrambe le leve**, trovando ovviamente il giusto trade off, l’economia non solo non cresce e non si rinnova, ma rallenta e si indebolisce giorno dopo giorno, come sta succedendo a settori importanti della nostra industria. Allora, **l’identikit **dell’economia del Paese, di cui si stanno occupando le autorità scolastiche, dovrebbe **creare consapevolezza** e stimolare soluzioni anche per questa criticità.
