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title: L’Ue parla di Industria 5.0, ma il potenziale del 4.0 è (ancora) inespresso
description: La Quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0), com’è noto, prende il nome dall’iniziativa europea “Industry 4.0”, a sua volta ispirata a un progetto del Governo della Germania. Nello specifico la paternità del termine tedesco “Industrie 4.0” è attribuita a Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e...
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date: 2022-02-24
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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# L’Ue parla di Industria 5.0, ma il potenziale del 4.0 è (ancora) inespresso

![L’Ue parla di Industria 5.0, ma il potenziale del 4.0 è (ancora) inespresso](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/02/Industria-5.0-scaled-1-1024x614.jpg)

La Quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0), com’è noto, prende il nome **dall’iniziativa europea “Industry 4.0”, a sua volta ispirata a un progetto del Governo della Germania.** Nello specifico la paternità del termine tedesco “Industrie 4.0” è attribuita a Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e Wolfgang Wahlster che lo impiegarono per la prima volta in una comunicazione alla Fiera di Hannover del 2011. L’idea della rivoluzione industriale è nata **vedendo la fabbrica come luogo nel quale operano i cosiddetti sistemi cyberfisici (Cps),** cioè quei sistemi fisici integrati con i sistemi informatici. 

Il paradigma Industria 4.0 mira a rendere la produzione più flessibile e autonoma, e i prodotti sempre più connessi e personalizzati. Per farlo sfrutta una serie di tecnologie abilitanti (alcune delle quali già disponibili) tra cui **Realtà Aumentata, Intelligenza Artificiale, cloud, robotica collaborativa, cybersecurity.** Alla base dell’Industria 4.0 c’è sicuramente una diffusa sensorizzazione di sistemi di produzione e dei prodotti: ancora una volta, si tratta di tecnologie già esistenti, ma giunte a maturazione e a un livello di prezzo tale da consentirne una diffusione capillare. 

L’Italia ha posto in essere una serie di misure **per incentivare gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica.** Il progetto, che stimava di generare una spesa tra gli 80 e i 90 miliardi di euro, ha preso il nome di “Piano nazionale Industria 4.0”, ed è stato sviluppato e presentato per la prima volta nel nostro Paese nel 2016. Nel tempo è stato annualmente confermato dai successivi Governi, diventando prima “Impresa 4.0” e ora “Transizione 4.0”, con l’obiettivo di ammodernare il sistema industriale e muovere verso un sistema produttivo più efficiente e flessibile ed interconnesso. 

A oggi possiamo asserire che grazie al Piano 4.0 sicuramente **i cambiamenti sono avvenuti nel paradigma produttivo e la transizione al digitale delle aziende manifatturiere è iniziata**, annoverando anche alcuni casi di successo. Tuttavia è opinione comune che la trasformazione debba ancora consolidarsi e giungere a maturità; del resto se guardiamo all’intervallo temporale intercorso tra le precedenti rivoluzioni industriali abbiamo un facile metro di riscontro. 

## Bruxelles propone il superamento di Industria 4.0 

In questo quadro industriale ancora in piena evoluzione, l’Unione europea ha pubblicato nel 2021 un *policy brief* (firmato di Maija Breque, Lars De Nul e Athanasios Petridische) dal titolo ***Industry 5.0 – Towards a sustainable, human-centric and resilient european industry*****,** che fa seguito ad altri due documenti: *Enabling technologies for Industry 5.0 results of a workshop with Europe’s technology leaders* (settembre 2020); *Infografica Industry 5.0 from shareholder to stakeholder value - Industry 5.0 - humancentric, sustainable and resilient *(novembre 2020).  

Scopo del *policy brief* era definire** che cosa fosse l’Industria 5.0 e le politiche da mettere in atto per supportarne lo sviluppo.** Nel documento, sono stati scanditi i tre assi intorno ai quali si sviluppa il concetto di Industria 5.0: la centralità dell’essere umano; la sostenibilità; la resilienza. 

Di seguito la definizione: “**L’Industria 5.0 completa il paradigma esistente dell’Industria 4.0,** mettendo in primo piano la ricerca e l’innovazione come motori per una transizione verso un’industria europea sostenibile, incentrata sull’essere umano e resiliente. Sposta l’attenzione dal valore per gli azionisti a quello per gli stakeholder, con benefici per tutti gli interessati. **L’Industria 5.0 cerca di catturare il valore delle nuove tecnologie,** assicurando una prosperità non limitata solo al lavoro e alla crescita, rispettando i limiti del pianeta e mettendo il benessere del lavoratore dell’industria al centro del processo di produzione”. 

Nella prefazione, **Mariya Gabriel,** Commissario europeo per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Istruzione e la Gioventù, ha scritto: “L’innovazione non mostra segni di rallentamento. L’industria europea ha continuamente bisogno di innovare per rimanere competitiva. **Ora più che mai, dobbiamo investire nel futuro, per superare le sfide economiche poste dalla crisi del Coronavirus**, e per stabilire una ‘nuova normalità’ con un’industria europea più competitiva, più sostenibile e più verde. Il nostro ruolo è quello di guidare questa nuova ondata di innovazione”. 

Sempre nel documento **sono state definite le sei tecnologie abilitanti:** interazione uomo-macchina personalizzata; tecnologie ispirate alla natura e materiali intelligenti; gemelli digitali e simulazione; tecnologie per la trasmissione, l’immagazzinamento e l’analisi dei dati; Intelligenza Artificiale; tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e l’autonomia. 

## La portata limitata di innovazione del nuovo paradigma 

Dobbiamo altresì evidenziare che il termine “Industria 5.0” circola già da qualche anno nel panorama mondiale: spesso **è utilizzato in relazione ai modelli tecnologici umanocentrici e ai principi di sostenibilità ambientale e sociale.** Lo stesso è stato mutuato da quello di “Società 5.0” coniato in Giappone già a metà dello scorso decennio da **Keiju Matsushima,** convinto che dopo l’industria sia la società a dover fare un salto in avanti, diventando **“una nuova società intelligente,** che assorbe le innovazioni della Quarta Rivoluzione Industriale non solo per migliorare la produttività, ma anche per aiutare a risolvere problemi sociali”.  

Tuttavia **nella realtà dei fatti l’espressione “Industria 5.0” non introduce un nuovo paradigma industriale** e le sei tecnologie abilitanti definite nel *policy brief* dell’Ue non hanno carattere di innovazione. Il carattere innovativo del concetto è la focalizzazione della produzione industriale introno ai tre assi identificati nello stesso documento europeo. Si chiede dunque al settore industriale **una trasformazione non tanto tecnologica, ma sociale** che: metta al centro dei processi produttivi l’uomo e non le macchine, garantendone il giusto equilibrio tra vita lavorativa e privata, la privacy, il benessere; abbia come obiettivo non solo il profitto, ma anche la sostenibilità ambientale, intraprendendo azioni atte alla riduzione dello spreco e al riciclo delle risorse, alla riduzione del fabbisogno energetico, alla transizione ecologica; evolva verso modelli resilienti in grado di assorbire con robustezza eventuali crisi e fluttuazioni, in particolar modo nei settori critici (per esempio Sanità, Energia, Sicurezza). 

In questa fase in cui **la Quarta rivoluzione industriale deve ancora consolidare frutti tangibili nella transizione digitale e nell’innovazione tecnologica delle aziende**; forzare il concetto di Industria 5.0 come nuovo paradigma industriale è sicuramente prematuro e potrebbe generare confusione, minando la credibilità stessa del termine “rivoluzione industriale” e riducendo il potenziale ancora inespresso di Industria 4.0. 
