---
title: Nuova responsabilità della Moda con l’etichettatura responsabile
description: Il consumatore ha diritto di acquistare un prodotto, avendo a disposizione informazioni affidabili e trasparenti sulle caratteristiche di sostenibilità del prodotto stesso e di responsabilità sociale dei luoghi in cui è stato realizzato? Quando andiamo in un negozio a comprare una maglietta di coton...
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/06/moda_responsabilita-1.jpg
date: 2019-06-26
modified: 2025-09-17
author: Redazione
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/nuova-responsabilita-della-moda-con-letichettatura-responsabile/
categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "delocalizzazione|etichette responsabili|moda|social dumping|sostenibilità|supply chain"]
---

# Nuova responsabilità della Moda con l’etichettatura responsabile

![Nuova responsabilità della Moda con l’etichettatura responsabile](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/06/moda_responsabilita-1.jpg)

Il consumatore ha diritto di acquistare un prodotto, avendo a disposizione **informazioni affidabili e trasparenti sulle caratteristiche di sostenibilità del prodotto stesso** e di responsabilità sociale dei luoghi in cui è stato realizzato? Quando andiamo in un negozio a comprare una maglietta di cotone sappiamo che il suo ciclo di vita assorbe oltra 2.700 litri d’acqua?

Sappiamo che **nei tanti hub di produzione di tessuti i fiumi spesso cambiano colore**, in funzione della tonalità di moda in quel momento? Sappiamo che in Pakistan, India o Bangladesh gli incendi e i crolli nelle fabbriche di abbigliamento sono frequenti e provocano decine di morti tra i lavoratori?

Una maglietta comprata in Europa può essere cucita in Cambogia, con tessuto prodotto in Cina, utilizzando cotone coltivato in Uzbekistan e colorata con tinture prodotte in India. Le **Supply chain sono sempre più allungate e frammentate su scala globale** e presentano un pulviscolo eterogeneo di grandi imprese di produzione, fornitori, subfornitori, piccoli laboratori e lavoratori informali.

I consumatori sono consapevoli che proprio **lungo le catene di fornitura si annidano i più gravi rischi di violazioni dei diritti umani**, di sicurezza e inquinamento ambientale, di soprusi su intere comunità locali?

Il sistema della produzione di abbigliamento, accessori e pelletteria offre occupazione a oltre 75 milioni di individui e sta diventando nomade. Inizialmente Cina e India erano i grandi hub di produzione, ma i costi sono saliti e così **imprenditori cinesi e indiani hanno cominciato a spostare le produzioni** in Bangladesh o in Cambogia.

Mentre leggete queste righe è in atto una nuova emigrazione verso Paesi ancora più poveri e meno controllati: Uzbekistan, Etiopia ed Eritrea. Un fatto è certo: **la scelta del consumatore può impattare sulle vite di migliaia di lavoratori, famiglie, comunità e ambienti**, in Paesi di ogni parte del mondo.

Quali politiche e strategie le imprese forniscono alle generazioni di consumatori, sempre più attente e sensibili ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale, per scegliere in modo informato prodotti e marchi? Un’indagine condotta da Pwc, su un campione di giovani consumatori in Italia (oltre 2.500), ha rilevato che **cresce l’esigenza di un’esperienza sensoriale all’atto dell’acquisto**.

Oltre il 75% dei giovani è disponibile a riconoscere un *premium price* per prodotti che forniscono informazioni affidabili sulla loro sostenibilità e sulla responsabilità sociale dei luoghi in cui è stato realizzato. **La comunicazione da parte delle aziende su questi temi è ancora insufficiente e poco affidabile**. I giovani usano i social media per cercare nuovi prodotti, ma poi desiderano trovare informazioni affidabili sull’etichetta del prodotto stesso.

## L’uso delle leve normative

Onu, Ocse e altre organizzazioni internazionali stanno contrastando da tempo il ***social dumping*, ossia la delocalizzazione di produzioni in Paesi sempre più lontani** dal luogo del consumo nei quali le normative e i controlli a tutela di diritti umani, condizioni di lavoro, sicurezza dei lavoratori e ambiente sono più deboli.

Le Nazioni unite (Agenda 2030) e l’Ocse (linee guida sul *Responsible Business Conduct*) hanno creato **riferimenti internazionali per guidare le azioni dei Governi.** L’ISO (International Standardization Organization) ha pubblicato la norma ISO 26000 *Linee guida alla Responsabilità Sociale*.

Inizialmente le organizzazioni internazionali hanno perseguito **una strategia basata sulla *moral* *suasion* nei confronti dei Governi dei Paesi in via di sviluppo**, affinché introducessero legislazioni nazionali più stringenti su aspetti importanti, quali la tutela dei diritti umani, la sicurezza dei luoghi di lavoro e dell’ambiente e aumentassero l’efficacia dei controlli sui fabbricanti. Questa strategia ha trovato il naturale contrasto di lobby locali nei Paesi in via di sviluppo.

L'articolo integrale è pubblicato sul numero di giugno 2019 di *Sistemi&Impresa*.

Per informazioni sull'acquisto di copie e abbonamenti scrivi a [daniela.bobbiese@este.it](mailto:daniela.bobbiese@este.it) (tel. 02.91434400)
