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title: Paradossi dell’intelligenza artificiale secondo Kurt Matzler
description: "I paradossi dell’intelligenza artificiale secondo Kurt Matzler ad Alpha Innovation Live: più idee ma meno innovazione, competenze a rischio e produttività ferma."
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date: 2026-09-25
modified: 2026-09-28
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/paradossi-intelligenza-artificiale-matzler/
categories: [Fabbrica]
tags: [Alpha Innovation Live, innovazione, Intelligenza artificiale]
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# Intelligenza Artificiale, paradossi e opportunità

![Kurt Matzler, docente dell’Università di Innsbruck, sul palco di Alpha Innovation Live 2026 al NOI Techpark](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-1024x568.jpg)

L’Intelligenza Artificiale (AI) accelera innovazione oppure la frena? Sul tema, ha le idee chiare **Kurt Matzler, Professore di Strategic Management all’Università di Innsbruck**, che **nell’edizione 2026 di *Alpha Innovation Live*** (evento promosso dal NOI Techpark) ha proposto un intervento con una tesi provocatoria: **se usata male, l’AI è un ostacolo ai processi innovativi**. Quattro sono i paradossi analizzati dal docente. Ci sono studi secondo i quali **l’AI renderebbe le persone più creative**, perché produce un gran numero di nuove idee: il problema, è la tesi di Matzler, è che **questa creatività si colloca per lo più a livello incrementale**, riducendo invece il tasso di idee nuove. Il risultato? Si sviluppa mediocrità piuttosto che discontinuità.

Questo ha un **impatto anche sulla produttività individuale**: è pur vero che aumenta, ma si riduce l’innovazione, perché **le persone si accontentano di soluzioni accettabili** e questo disincentiva la ricerca di soluzioni migliori. La soluzione in questo caso è di metodo: **prima è bene ragionare sul problema** senza l’ausilio della tecnologia e poi coinvolgere l’AI nel ruolo di sparring partner.

Inoltre, **l’AI ha un impatto negativo rispetto alla variabilità collettiva**. Nei processi di innovazione, infatti, ciò che conta è proprio la varietà e la differenziazione: in sintesi, **l’AI aumenta la qualità media, ma con una bassa diversità**, mentre la vera innovazione è per definizione quella che si discosta dalla norma. Senza l’AI – è quanto ha proposto Matzler – si tende a **valutare un ventaglio ampio di possibilità** rispetto a quello a disposizione con la tecnologia. Un caso di come i contributi più originali nascano spesso dall’incontro tra ambiti distanti è quello di Claude Shannon, che applicò l’algebra logica di George Boole – un impianto nato in ambito filosofico – ai circuiti elettrici, gettando le basi dell’elettronica digitale.

C’è poi la questione della **perdita di competenze causata dall’uso dell’AI**. Le skill più importanti in questa fase storica sono la **capacità di comprendere le problematiche**, **il pensiero creativo**, **il pensiero causale** e **il pensiero critico**: si tratta di competenze che tendono a ridursi con un uso intensivo dell’AI. Infatti, secondo gli studi dello psicologo Gary Klein, **l’82% delle innovazioni umane ha origine quando le persone si orientano verso ambiti diversi dal proprio**. Dunque, se da una parte si può approcciare la tecnologia proponendo all’AI un prompt che chieda in modo esplicito al sistema di **proporre soluzioni improbabili**, dall’altro sarebbe utile creare in azienda momenti di pensiero strutturati senza l’ausilio dell’AI.

Il quarto (e ultimo) paradosso proposto da Matzler ha riguardato ancora la produttività: non è un mistero che **negli ultimi 10 anni sia calata, mentre l’uso dell’AI è cresciuto in modo esponenziale**. Ma secondo alcune ricerche, indagando su quanto l’AI abbia effettivamente avuto un **ruolo per incrementare la produttività**, il 90% del campione ha risposto “per nulla”. Ritorna alla mente, richiamata dal docente, la nota osservazione del 1987 **di Robert Solow, premio Nobel per l’Economia**, secondo cui i computer si vedono ovunque tranne che nelle statistiche sulla produttività. Un **parallelo interessante per l’AI è quello con l’elettricità** che all’inizio sostituì il vapore come fonte energetica, senza di fatto avere alcun effetto immediato sulla produttività; **il cambiamento avvenne solo quando si intervenne sui processi di fabbrica**. Questo scenario vale allora anche per la tecnologia, il cui impatto sarà evidente solo quando si metterà mano ai processi aziendali.

## Le scelte restano umane, ma arrivano gli Agenti AI

Sull’AI, passando dalla teoria alla pratica, durante la quarta edizione di *Alpha Innovation Live* sono state proposte varie interazioni con il pubblico, chiamato a esprimersi su alcune questioni. Tra queste **l’uso dell’AI e le decisioni**: il 57% dei rispondenti ha ammesso di essere concentrato sui processi interni contro il 43% su prodotti, servizi e modelli di business; il 67% ha poi indicato di **prendere decisioni senza l’uso dell’AI**, contro il 33% di scelte AI driven.

I dati non hanno stupito Matzler, che ha osservato che, **per usare bene l’AI servono persone che conoscano a fondo il contesto**, ma che abbiano anche una forte immaginazione: la macchina fornisce risposte efficaci solo se le **domande sono poste bene**, mentre spetta alle persone dare senso alle cose e comprenderne gli effetti. Per questo, ha continuato a commento dell’opinione del pubblico, bisogna **considerare l’AI come un input e non solo come un output**.

Intervenendo sulla lettura dei dati, Diego Calvanese, Professore di Ingegneria Informatica alla Libera Università di Bolzano, non è restato sorpreso che **l’AI sia utilizzata soprattutto per i processi interni**: non ci si fida ancora troppo della tecnologia e si preferisce farla intervenire dove si ha piena competenza (appunto i processi interni). A suo giudizio, nel prossimo futuro, **con la diffusione degli agenti AI, non si risolveranno più singoli problemi, ma questioni via via più complesse**. Tuttavia, secondo il suo pensiero, **non tutte le decisioni saranno affidate all’AI**, perché per quelle più critiche servirà cautela e resterà necessaria una valutazione umana.

**Michael Brehm, Fondatore di Redstone**, ha fatto intravedere un pizzico di futuro parlando della Allsides, startup di Bressanone capace di **insegnare ai robot a prendere gli oggetti**. Tuttavia, parlando di innovazione, Brehm ha ribadito che in questo scenario resta un **grande spazio per l’immaginazione umana**. È stato più scettico Calvanese, secondo il quale in futuro (non è chiaro però l’aspetto temporale) **l’AI farà ciò che oggi fanno le persone**, soprattutto sul fronte dell’immaginazione. Insomma, se **da una parte il ruolo degli umani è ancora necessario**, dall’altro **le tecnologie si stanno sviluppando molto velocemente**, iniziando ad attivare a loro volta altre tecnologie.
