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title: "ParmaFood: esportare emozioni oltre il prodotto"
description: Chi si aspetta una disamina sul settore agroa­limentare potrebbe restare deluso. Non perché il protagonista della nostra intervista non sia un esperto della materia. Lo è, ovviamente. Ma siamo soprattutto di fronte a un imprenditore ‘visionario’, di quelli che più che del prodot­to preferiscono parl...
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date: 2023-03-16
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/parmafood-esportare-emozioni-oltre-il-prodotto/
categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "Industria alimentare|Parmafood|Tecnologie produzione"]
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# ParmaFood: esportare emozioni oltre il prodotto

![ParmaFood: esportare emozioni oltre il prodotto](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/03/Gherri-FF.jpg)

Chi si aspetta una disamina sul settore agroa­limentare potrebbe restare deluso. Non perché il protagonista della nostra intervista non sia un esperto della materia. Lo è, ovviamente. Ma siamo soprattutto di fronte a un **imprenditore ‘visionario’, di quelli che più che del prodot­to preferiscono parlare di “emozioni”**: in una recente fiera, a un cliente giapponese ha fatto rivivere, attraverso la sua dadolata di pomo­doro, le stesse sensazioni che l’uomo aveva provato mangiando una bruschetta davanti al Golfo di Napoli. E che nella chiacchierata con ***Sistemi&Impresa ***cita Adriano Olivetti, Albert Einstein e Steve Jobs. Ed è così proiettato nel futuro che ha un piano per **incrementare sen­sibilmente il fatturato della sua azienda nei prossimi cinque anni** (le premesse lasciano pre­sagire che il traguardo sarà presto raggiunto).

Nata nel 1964 come Salumificio San Martino, oggi **ParmaFood Group** – azienda che opera nella *Parma Food Valley *ed è specializzata nella **produzione e distribuzione di generi alimentari** (il claim recita: “Innovazione che emoziona”) – conta circa 110 persone (il doppio se si considerano tutti gli addetti impiegati) e un fatturato di circa 63 milioni di euro: un successo che deriva certamente dalla capaci­tà dell’imprenditore di interpretare il settore, ma anche dalla sua abilità di **rispondere alle nuove esigenze di una clientela in continuo mutamento**, e pure dal suo ingegno di riusci­re a vedere occasioni di business prima dei competitor.

## Il primo salame italiano negli Usa

Difficile etichettare lo stile imprenditoriale di **Giulio Gherri, CEO di ParmaFood Group**, che si fa ispirare da grandi personalità. Per esempio, **da Olivetti ha ripreso la passione per le emozioni**: l’imprenditore di Ivrea diceva ai suoi venditori “Fate mettere ai clienti le orecchie vicino alla macchina da scrivere; sentiranno battere il cuore di chi ha contribuito a fare quel prodotto”. Oppure da Einstein e dal suo “È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strate­gie”, pensiero nel quale Gherri trova ‘conforto’ per affrontare l’attuale era delle incertezze. E ancora si fa guidare dal fondatore della Apple e dalla sua ben nota conclusione nel discorso agli studenti dell’Università di Standford – ***“Stay hungry, stay foolish”** *– che Gherri declina così: “**Essere affamato di novità, di sapere e di sfide**”. È da questi particolari che si può meglio com­prendere la nascita nel Gruppo di HPP Italia, il più grande centro europeo per l’applicazione della tecnologia innovativa dei prodotti alimen­tari.

Costituita nel 2012, la società è leader per il** trattamento ad alta pressione per prodotti alimentari** (HPP è l’acronimo di *High pressure processing*): è un’innovazione che sottopone gli alimenti a una pressione idrostatica eleva­tissima in grado, pur in assenza dell’apporto termico, di inattivare i microrganismi presenti nei prodotti solidi e liquidi, così da rendere gli **alimenti microbiologicamente stabili, conserva­bili e sicuri**. Per i non addetti ai lavori, vuol dire allungare la *shelf life *(la vita a scaffale) degli alimenti, senza intaccarne la qualità. Tradotto: è grazie a questa innovazione che nel 2015 **ParmaFood Group ha portato in Usa, prima tra tutti, il salame italiano** esattamente per come lo gustiamo sulle nostre tavole. Fino ad allora, infatti, l’export Oltreoceano era complicato per le restrizioni imposte da alcune norme sanitarie diverse dall’Unione europea: l’unica soluzione percorribile era la pastorizzazione a caldo dei salami, che però comporta la sostanziale perdita delle componenti nutrizionali e organolettiche del prodotto. Con la** tecnologia HPP**, invece, si è potuto **abbattere i patogeni senza compromet­tere le caratteristiche**, così da poterli esportare in tutto il mondo.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio 2023 di *Sistemi&Impresa*.

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