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title: Per fabbriche sicure bisogna coltivare le relazioni
description: Un approccio ‘umanistico’ alla sicurezza sul lavoro, affinché non sia responsabilità esclusiva dei datori di lavoro, ma coinvolga i singoli lavoratori attraverso le loro coscienze. Secondo Agostino Crosti, Professore del Politecnico di Milano che si occupa di Diritto Penale ed Etica dell’Ingegneria...
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date: 2023-07-06
author: Martina Midolo
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/per-fabbriche-sicure-bisogna-coltivare-le-relazioni/
categories: [Fabbrica]
tags: ["Agostino Crosti|industria|sicurezza sul lavoro", Fabbrica Futuro]
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# Per fabbriche sicure bisogna coltivare le relazioni

![Per fabbriche sicure bisogna coltivare le relazioni](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/07/Per-fabbriche-sicure-bisogna-coltivare-le-relazioni-scaled-1-1024x576.jpeg)

Un approccio ‘umanistico’ alla sicurezza sul lavoro, affinché non sia responsabilità esclusiva dei datori di lavoro, ma coinvolga i singoli lavoratori attraverso le loro coscienze. Secondo **Agostino Crosti, Professore del Politecnico di Milano che si occupa di Diritto Penale ed Etica dell’Ingegneria industriale**, occorre approcciarsi alla questione con uno sguardo nuovo, che consideri anche gli aspetti organizzativo e formativo: “La sicurezza sul lavoro non può limitarsi a semplici adempimenti normativi, ma deve agire su un piano di coscienza, coinvolgendo le persone nelle scelte quotidiane e promuovendo una cultura della prevenzione”, riflette il professore.

**Con il D.lgs 231/2001 la sicurezza sul lavoro ha impatto di natura penale** ed è fondamentale far comprendere alla popolazione aziendale quali comportamenti possono configurare un reato, soprattutto perché spesso non ne sono consapevoli: “Per esempio, comportamenti apparentemente insignificanti come la mancata adozione di dispositivi di sicurezza non costituiscono solo una violazione di legge, ma anche un reato”. Inoltre, la responsabilità penale è personale e, in caso di incidenti sul lavoro, non sono soltanto i dirigenti a essere coinvolti su un piano giuridico, ma anche le stesse figure operative. Questo comporta, all’interno dell’azienda, una riflessione sui comportamenti individuali: **lavorare sulla coscienza dei collaboratori può portare a una maggiore attenzione alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni**.

## La responsabilità attiva la cooperazione

Un modello organizzativo che si focalizza sulla sicurezza sul lavoro è previsto dalla legge, e quindi considerato obbligatorio. Tuttavia, è importante determinare fino a che punto si desidera spingere su questo aspetto: superficiale o strutturale (ovvero, che coinvolga attivamente le persone)? Come detto, **la sicurezza sul lavoro deve agire su un piano di coscienza**, coinvolgendo le persone nelle scelte quotidiane e superando la mera adesione formale alle norme. È dunque fondamentale gestire la questione con un approccio ‘umanistico’, in quanto le persone sono considerate un asset strategico aziendale da tutelare: “Questo nuovo modello, inoltre, non solo garantisce la sicurezza delle persone, ma contribuisce anche al successo e al profitto dell’azienda”, prosegue Crosti.

È proprio lo stesso art. 20 del D.lgs 81/2008 a sancire la **responsabilità individuale di ogni lavoratore a prendersi cura della propria salute e sicurezza, insieme con quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro**, sulle quali ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni. Di conseguenza, promuovere una cultura della sicurezza che sia collaborativa e partecipata è essenziale per prevenire il rischio di incidenti sul lavoro: “**Il tema della sicurezza e della prevenzione sono strettamente legati alla qualità delle relazioni e dei processi organizzativi**. Come detto, la coscienza dei lavoratori diventa centrale, e implica la cura delle relazioni e la promozione di un modello collaborativo”, conclude Crosti.

Responsabilità penale e ‘risveglio’ delle coscienze individuali, accanto a una formazione adeguata, dovrebbero **rilanciare il tema della sicurezza rendendolo non più un mero obbligo formale, ma una questione culturale e relazionale**, che incentivi le persone a preoccuparsi delle condizioni di salute e sicurezza dei propri colleghi.
