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title: "Industria 4.0, Samaritani: &#8220;Competenze digitali per competere&#8221;"
description: Antonio Sama­ritani, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale In Italia bisogna “favorire l’affermazione di una nuova cultura digitale e preparare nuove competenze e qualificazioni”. È l’orizzonte indicato dall’Osservatorio sulle competenze digitali presentato a giugno 2017 dall’Agenzia...
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date: 2018-04-17
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "Agenzia per l'Italia digitale|formazione|piano triennale per l'informatica|Samaritani|tecnologia"]
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# Industria 4.0, Samaritani: &#8220;Competenze digitali per competere&#8221;

![Industria 4.0, Samaritani: &#8220;Competenze digitali per competere&#8221;](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2018/04/Fotolia_105082113_Subscription_Monthly_M-1-1024x615.jpg)

*Antonio Sama­ritani, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale*

In **Italia** bisogna “**favorire l’affermazione di una nuova cultura digitale e preparare nuove competenze e qualificazioni**”. È l’orizzonte indicato dall’**Osservatorio sulle competenze digitali** presentato a giugno 2017 dall’**Agenzia per l’Italia Di­gitale** e dal **Ministero** **per l’Istruzione**, **l’U­niversità** e la **Ricerca** insieme con **Aica**, **Assinform**, **Assintel** e **Assinter** **Italia**, nel quale si descrivono i nuovi **profili profes­sionali** e i percorsi per formarli, ma si evi­denziano anche i **gap** dello scenario at­tuale e le domande che il nostro sistema formativo lascia ancora senza risposta.

In particolare, secondo i ricercatori, l’**of­ferta aziendale di formazione o aggior­namento** verso le competenze digitali **è insoddisfacente** in tutte le professioni e la diffusione della cultura digitale risulta molto eterogenea. Per quanto riguarda, in particolare, le **professioni dell’ICT**, **le aziende non riescono a soddisfare il fab­bisogno di laureati** con competenze stra­tegiche e in aree tecnologiche emergenti, a fronte di un **eccesso di diplomati ICT.**

**L’Osservatorio** propone quindi **interventi di tipo orizzontale e verticale**. Bisogne­rebbe infatti **diffondere la cultura digita­le** e competenze digitali di base in tutto il sistema educativo, compresi i percorsi di studio universitario non ICT. Parallela­mente, chiede di **“aumentare la *pipeline*” di laureati e specialisti ICT**, attivando di­verse leve per “aumentare gli studenti nel­le facoltà ICT, allineare percorsi di studio e interdisciplinarità, **incoraggiare l’impren­ditoria digitale**, impostare una **strategia per la mobilità delle professioni ICT”.**

**Per avvicinare domanda e offerta**, si ipotiz­zano **maggiori flussi informativi sul mer­cato delle professioni ICT**, nuovi canali di selezione digitali e un “**maggiore coinvol­gimento delle aziende** nei percorsi di for­mazione e più offerte di apprendistato, più incentivi per **l’*****upskilling** *della forza lavoro ICT e più network collaborativi di filiera”.

Anche alla luce dei risultati dell’Osserva­torio, abbiamo chiesto ad **Antonio Sama­ritani, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale**, che partita sta gio­cando l’Italia sulle competenze digitali, cosa perdiamo restando indietro e quali opportunità coglieremmo mettendoci al passo con i tempi.

### Qual è il posizionamento dell’Italia rispet­to alle competenze digitali?

Le competenze digitali sono un fattore strategico per la competitività di qualsi­asi sistema socio-economico. **L’Italia è rimasta ferma molto tempo**, non riuscen­do a sfruttare pienamente le potenzialità offerte dal digitale. Oggi **dobbiamo recu­perare** il ritardo accumulato accettando la sfida del cambiamento e **agendo su più fronti**, non solo quello strettamente tecnologico, ma anche culturale e sociale per promuovere un reale cambiamento delle abitudini dei cittadini e delle impre­se. Il contesto italiano presenta ancora elementi di criticità. Secondo il **Digital Economy and Society Index 2017, solo il 69% della popolazione italiana usa In­ternet abitualmente**. Tuttavia in questi ultimi anni si sono registrati i primi im­portanti progressi soprattutto per quan­to attiene all’utilizzo di Internet da parte delle istituzioni come strumento di co­municazione con i cittadini.

**L’*E-gov survey ***pubblicato a fine 2016 – che **fotografa il grado di sviluppo digitale dei 193 Governi aderenti all’ONU – inserisce l’Italia tra i Paesi con il più alto e veloce tasso di sviluppo di E-government**. Oggi lavoriamo per fare in modo che la Pubbli­ca amministrazione, nel creare soluzioni e piattaforme, opportunità di mercato e modernizzazione dei processi, possa di­ventare un volano per tutto il Paese.

### Il mondo delle imprese come sta rispon­dendo a questo scenario?

Sul fronte delle imprese si registra an­cora una tendenza alla polarizzazione: ci sono alcune aziende, soprattutto le grandi, reattive e capaci di intercetta­re le opportunità offerte dal digitale e altre, in particolare le piccole e medie, che troppo spesso restano ancorate alla dimensione analogica del proprio business, forse non percependo a fon­do il cambiamento epocale. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio per le competenze digitali, **nel triennio 2016- 18 la richiesta di professionisti ICT è cresciuta mediamente del 26% su base annua, con picchi del 90% per le nuo­ve professioni legate alla trasformazione digitale**. Ciò significa che si sta creando una domanda forte anche da parte delle imprese, ormai sempre più consapevoli del fatto che è soprattutto l’evoluzione digitale dei propri modelli organizzativi e di business a diventare necessaria per aumentare la competitività.

### Con un digitale in continua e rapida evo­luzione non si rischia di puntare alla crea­zione di competenze che nel giro di qual­che anno potrebbero risultare superate?

Sicuramente la rapida evoluzione del di­gitale porta con sé una veloce e altrettan­to continua trasformazione delle compe­tenze richieste dal mercato del lavoro. È chiaro che per governare al meglio que­sta dinamica **occorre rafforzare la col­laborazione e il dialogo tra scuola**, **uni­versità, imprese e associazioni**. Stando alle ultime rilevazioni dell’Osservatorio, **il mondo accademico sta ampliando la propria offerta formativa** per creare figu­re **professionali specializzate in Big data**, **Data Science e Cybersecurity** che possa­no dunque rispondere alle nuove esigen­ze del mercato. Si fanno passi avanti, ma **c’è bisogno di un’accelerazione.**

### In questo contesto, qual è il ruolo del pia­no triennale per l’informatica nella Pub­blica amministrazione?

Stiamo vivendo un periodo storico di grandi trasformazioni e discontinuità, non a caso si parla di **quarta rivoluzione industriale**. Dalle grandi trasformazioni emergono nuove istanze che impongono un cambiamento radicale dei modelli di relazione tra cittadini, amministrazioni e mercato. **Per affrontare questa ‘sfida’ è nato il Piano Triennale per l’informatica pubblica**, lo strumento di programmazio­ne strategica ed economica **che guiderà la trasformazione della Pa nei prossimi anni**. Il piano definisce le **linee operative di sviluppo** della transizione digitale **at­traverso un modello chiaro** che compren­de anche la gestione degli investimenti pubblici in ICT. Abbiamo avviato un **per­corso che non avrà una fine ma continui sviluppi**, all’interno di questa cornice in continuo aggiornamento si svilupperan­no anche competenze e nuovi modelli organizzativi.

Per approfondire gli altri temi emersi durante l’intervista ad Antonio Samaritani, leggi il numero di Aprile 2018 di *Sistemi&Impresa*.

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