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title: "Sicurezza e fattore umano: educare alla percezione del rischio"
description: Sul Frecciarossa che di mattina collega Milano a Roma, seduto accanto a me dall’altra parte dello stretto corridoio, c’è un distinto signore dall’aspetto manageriale che già nei minuti che precedono la partenza è immerso nel suo lavoro al computer.
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date: 2017-05-10
modified: 2025-09-17
author: Redazione
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/sicurezza-fattore-umano-educare-alla-percezione-del-rischio/
categories: [Fabbrica]
tags: [Cybersecurity, Fabbrica Futuro]
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# Sicurezza e fattore umano: educare alla percezione del rischio

![Sicurezza e fattore umano: educare alla percezione del rischio](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2017/05/Sicurezza_Informatica-1-1024x682.jpg)

Sul Frecciarossa che di mattina collega Milano a Roma, seduto accanto a me dall’altra parte dello stretto corridoio, c’è un distinto signore dall’aspetto manageriale che già nei minuti che precedono

la partenza è immerso nel suo lavoro al computer. Digita con molta concentrazione, scambia frequenti messaggi con un messenger sul cellulare, riceve e fa telefonate concise nelle quali non posso

fare a meno di ascoltare che **invita l’interlocutore alla massima riservatezza**. Poi, appena dopo Bologna, il distinto signore si allontana dal suo posto, **lasciando il computer portatile acceso e aperto**, mentre sullo schermo del cellulare abbandonato a schermo in su accanto al portatile zampillano i **messaggi inviati con Signal** (oggi considerato tra i sistemi di messaggistica più sicuri). Insomma, il signore, che così spesso aveva ricordato ai suoi collaboratori la** necessità della riservatezza**, aveva lasciato il lavoro in balia di un malintenzionato che nei circa 10 minuti del suo allontanamento avrebbe potuto attingere dal computer e dal cellulare tutte le informazioni che avesse voluto.

 

Anche se negli ultimi anni l’uso di questi strumenti è diventato sempre più ‘amichevole’, l’**utente medio ha una percezione e un’idea sbagliate del rapporto tra rischi e benefici associati all’uso degli strumenti per sicurezza**. La stragrande maggioranza degli utenti, quando usa un computer per qualunque motivo, **dà per scontata la sicurezza dell’infrastruttura** che rende loro possibile arrivare alle informazioni a cui sono interessati; **la sicurezza diventa una priorità solo quando si hanno problemi**, ossia quando ormai è troppo tardi (come dicevano i nostri nonni: si chiude la stalla quando le vacche sono ormai scappate).

 

Con queste premesse, è chiaro quindi che, anche in presenza di un **sistema di cyber sicurezza** (ossia delle sicurezza che dipende dalla corretta implementazione delle tecnologie di difesa), il s**istema può rivelarsi informativamente insicuro** a causa del cattivo uso che gli utenti possono fare delle risorse messe a loro disposizione. Parlare di sicurezza informatica (Infosec), infatti, non riguarda solo la selezione di un **buon software di difesa**, ma riguarda anche le scelte che quotidianamente fanno gli utenti che operano all’interno del perimetro difensivo di ogni Rete, la prima linea di tutti i sistemi di cyber sicurezza.

 

**Formare gli utenti è parte non secondaria di una buona difesa**. Perché una formazione sia davvero efficace è necessario tenere presenti dei fattori che non sono determinati solo dal rapporto tra umano e tecnologia. In generale, come scrive il premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, non siamo dei buoni statistici intuitivi e quindi generalmente **non si pensa di poter essere realmente esposti a un rischio** (le cose brutte accadono sempre agli altri). Non solo: a differenza di quello che ci piace pensare, come agenti quasi mai razionali, la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri pensieri è guidata da regole euristiche che massimizzano la velocità delle nostre risposte e che sono corrette nella stragrande maggioranza dei casi, ma non sempre. L’utente medio non è stupido, solo che la forma lenta di pensiero che ci permetterebbe di evitare le trappole richiede più energie e, dice Kahneman, il pensiero lento e approfondito è ‘pigro’ (**‘stare attenti’ è un’attività che richiede quasi sempre molto sforzo**).

 

Insomma, anche se gli utenti non sono stupidi, devono essere **motivati per non compiere meccanicamente, ‘senza pensarci’, i compiti, anche cognitivi, che devono svolgere**. E non possono essere motivati con astratti richiami alla sicurezza: **non è facile comprendere la connessione tra un atto e le sue conseguenze sulla sicurezza**, perché spesso gli effetti dell’errore commesso non sono immediatamente percepibili, ma appaiono solo dopo giorni e probabilmente non coinvolgono direttamente l’autore dell’errore. Bisogna quindi **insegnare agli utenti a valutare correttamente il rapporto sicurezza-costi**, tenendo presente che le persone non percepiscono gli utili e le perdite allo stesso modo. Per esempio, se l’alternativa è tra non installare il Codec da una fonte sconosciuta e non vedere un filmato da una parte, e scaricare il Codec da una fonte sconosciuta, vedere il filmato e prendersi il rischio di essere infettati da un malware dall’altra parte, la maggior parte delle persone sceglierà la seconda opzione, **assumendosi un rischio non proporzionato al raggiungimento del fine immediato**.

 

**L’articolo completo è stato pubblicato sul numero di Aprile 2017 di *Sistemi&Impresa*.**

**Per leggere l’articolo completo – acquista la versione .pdf scrivendo a** [daniela.bobbiese@este.it](mailto:daniela.bobbiese@este.it)

(tel. 02.91434419)
