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title: "Uomo-macchina: la strana coppia nel terzo millennio"
description: "Il Terzo Millennio ha visto la diffusa introduzione dei processi digitali e l’affermazione spesso inconsulta delle alte tecnologie informatiche: situazioni che hanno indotto, anche, a proporre specifici programmi di aggiornamento nei processi industriali tra cui quello denominato Industria 4.0"
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date: 2018-04-19
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Industria 4.0, Robotica, Rapporto uomo-macchina, Fabbrica Futuro, Trasformazione digitale]
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# Uomo-macchina: la strana coppia nel terzo millennio

![Uomo-macchina: la strana coppia nel terzo millennio](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2018/04/Fotolia_142458396_Subscription_Monthly_M-1-1024x469.jpg)

Il **Terzo Millennio** ha visto la diffusa introduzione dei **processi digitali** e l’affermazione spesso inconsulta delle **alte tecnologie informatiche**: situazioni che hanno indotto, anche, a proporre specifici programmi di aggiornamento nei processi industriali tra cui quello denominato **Industria 4.0** (Smart Factory).

Si è inteso così **stimolare e agevolare le industrie** negli **investimenti in nuove tecnologie** tendenti fra l’altro a “gestire e generare la conoscenza” (Butera, 2017), con auspicati** effetti positivi sia sulla competitività** (produttività e qualità) industriale sia per “favorire **una nuova cultura ed etica dell’impresa**” (Butera, 2017), introducendo di conseguenza anche sostanziali modificazioni ai processi e alle organizzazioni (George Colony, 2002).

Questa mutevole situazione ha aperto un importante **dibattito sul futuro del lavoro** che impegna i più prestigiosi protagonisti di studi organizzativi d’impresa fra i quali **Federico Butera** della Fondazione **IRSO**, **Francesco Varanini** e **Ferruccio Capelli** che hanno condotto un articolato **ciclo di incontri a proposito del ‘Presente e futuro del lavoro umano’** (vedi box a pagina 30), **Michele Tiraboschi** **e l’ADAPT**- **Scuola di alta formazione in relazioni industriali e di lavoro**, e molte altre istituzioni fra le quali la Scuola superiore **Sant’Anna di Pisa** (che ha coinvolto la rivista *L’Industria*),la stessa **Accademia dei Lincei** (con il suo Presidente **Alberto Quadrio Curzio, Marco Fortis, Marcello Panucci)** e molte altre ancora.

## Il lavoro umano dal Rinascimento all’impresa-Rete

Un’**approfondita analisi** **sul futuro** **del lavoro** si rende necessaria in quanto, **nel complesso mosaico** che caratterizza il Terzo Millennio, **si assiste a un continuo e sostanziale cambiamento di tutti gli elementi che concorrono a disegnare gli scenari operativi**. E proprio per questo, tuttavia, prima di affrontare la questione sollevata da **Varanini** su cosa stia diventando e come sarà il lavoro umano”, ritengo sia indispensabile **chiedersi in quale veste** e con quali funzioni **si presenteranno i protagonisti del lavoro futuro**, in particolare proprio i soggetti operativi oggi coinvolti in sostanziali mutamenti che stanno rivoluzionando l’attuale ‘mestiere di vivere’.

**Nel corso della storia**, il soggetto umano è stato spettatore e protagonista di **molteplici cambiamenti** che l’hanno riguardato sia personalmente sia nella sua funzione di propositore e attuatore del ‘fenomeno lavoro’. **Nel Rinascimento** trionfarono **le celebri botteghe** artigianali e d’arte caratterizzate dalla presenza di grandi maestri affiancati da altrettanto abili apprendisti. Grazie alla loro geniale **creatività** queste botteghe generavano straordinarie **opere d’arte** **espressioni di una grande cultura** che andava diffondendosi sul territorio e in particolare nelle città rinascimentali che ebbero in quell’epoca il loro massimo splendore.

**La settecentesca fabbrica di Adam Smith era guidata ancora da abili artigiani**, esperti nel combinare il sapere della conoscenza con l’arte manuale di un fare che doveva caratterizzarsi nella qualità della manifattura dei prodotti. **Tuttavia già emergeva una divisione specialistica dei compiti** con propensione alla produzione in serie e di massa. Una **produzione** che tendeva a **privilegiare** **caratteristiche più quantitative che qualitative** e che via via sempre più andava **affermandosi nell’Ottocento** industrializzante, per **poi diffondersi largamente nel Novecento** con l’introduzione delle **catene di montaggio** e delle **tecnologie** connesse.

Il lavoro assunse dunque le connotazioni tipiche del **taylorismo-fordismo** dando vita a **modelli imprenditoriali gerarchici basati** sulla **parcellizzazione spinta delle attività** e sulla loro netta **separazione** fra la **definizione** e **programmazione** delle modalità **esecutive (*bestway*)** e la loro esecuzione da imporre a livello operativo, con una sorta di delega specificamente attuativa (che diventerà caratteristica del fordismo).

Si **espropriava** così, di fatto, **il fattore umano** **“della conoscenza del processo produttivo e della responsabilità dei risultati”**(Butera), con una netta **divisione** nella categoria **degli operatori del lavoro**: **da un lato i possessori della conoscenza** e pertanto in grado di programmare e stabilire le ***one best way** *esecutive, **e dall’altro gli operai come** **semplici esecutori di un lavoro** manuale da svolgere senza una particolare cultura formativa, ma conun addestramento volto a promuovere un’anonima manualità.

L'articolo completo è stato pubblicato nel numero di Dicembre 2017-Gennaio 2018 di *Persone&Conoscenze*.

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