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title: Uscire dagli schemi dell’AI per favorire la Manifattura
description: La situazione manifatturiera attuale è molto diversa da quella di un anno fa, quando inflazione e costi energetici rappresentavano la preoccupazione principale, accanto alla guerra in Ucraina e alle tensioni tra Cina e Usa. Oggi la geopolitica, con il blocco del Canale di Suez, occupa la scena. L’in...
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date: 2024-03-07
modified: 2025-09-17
author: Redazione
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categories: [Fabbrica]
tags: [Fabbrica Futuro, "editoriale|manifattura|Scenari macroeconomici"]
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# Uscire dagli schemi dell’AI per favorire la Manifattura

![Uscire dagli schemi dell’AI per favorire la Manifattura](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2024/03/Lupi-FF.jpg)

La **situazione manifatturiera attuale** è molto diversa da quella di un anno fa, quando **inflazione e costi energetici** rappresentavano la preoccupazione principale, accanto alla guerra in Ucraina e alle tensioni tra Cina e Usa. Oggi la geopolitica, con il **blocco del Canale di Suez, occupa la scena. L’inflazione**, nel frattempo, è calata, ma i conflitti continuano a compromettere il flusso delle filiere.

Quindi in un momento di crisi congiunturali e squilibri strutturali, ci siamo chiesti: quali sono le necessità delle imprese?** Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriali di Torino**, non ha dubbi: occorre cultura e bisogna mutuare dal Giappone un saper fare, tecnologico e organizzativo, in grado di farci recuperare produttività ed efficienza. **Gli imprenditori dovrebbero anche ‘rassegnarsi’ a managerializzare** l’azienda e ad aggregarsi con gruppi più grandi, in grado di portare know how per accrescere la forza competitiva. Nessuno si salva da solo, questo il messaggio. A maggior ragione in un momento nel quale** la crisi della Germania può compromettere la performance** di molte delle nostre imprese.

Inoltre, aumenta il debito pubblico, le** risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza** (Pnrr) ci sono, ma devono essere spese in progetti controllabili, e dovrebbero essere utilizzate anche per aiutare le piccole e medie imprese (PMI) a fare un salto dimensionale. Il problema riguarda quindi la** conciliazione tra dimensione e adeguamento delle strutture produttive**. Per raggiungere l’obiettivo si auspica una maggiore collaborazione tra sistema industriale e universitario, in modo da generare **occasioni preziose di trasferimento tecnologico.**

E poi c’è il tema occupazione, che è aumentata anche quando si è fermata la crescita e, a farne le spese è la produttività: **se il numero di occupati sale quando si arresta la crescita** si contrae il valore aggiunto per ogni occupato. A complicare lo scenario, la difficoltà di reperire risorse con competenze specifiche. Ma, oltre al **problema di trovare tecnici specializzati**, che affligge industrie di ogni comparto, i salari si sono ridotti in temini reali. E questo contribuisce ad **aumentare le disuguaglianze.**

Che cosa fare? Per ricercare la produttività perduta le sole tecnologie non bastano e, per questo**, il Piano Industria 4.0 trova una naturale evoluzione** in un paradigma che mette al centro lo sviluppo umano: Industria 5.0 sposta l’attenzione su sostenibilità e sviluppo della persona. La tecnologia deve aiutare** l’essere umano a liberare la propria creatività**, un aspetto particolarmente rilevante per un contesto manifatturiero che può vincere con la personalizzazione di massa. Per mansioni ripetitive, **le macchine sostituiscono il lavoro umano.**

Ma ci sono compiti che richiedono giudizio, creatività e capacità decisionali basate su elementi al di fuori degli** schemi probabilistici dell’Intelligenza Artificiale (AI)** che vanno ben oltre la semplice esecuzione di una routine: sono i lavoratori che esprimono queste capacità a portare innovazione e non saranno logicamente sostituibili dall’AI. Ne è ben consapevole il management di molte aziende, che** investe su giovani in grado di portare passione e creatività**. Il vero motore del nostro Made in Italy.
