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title: Verso un nuovo made in Italy con PMI flessibili e creative
description: "L’economia italiana è in deciso rallentamento e rischia di entrare in una fase di stagnazione o addirittura di recessione. È una preoccupante battuta d’arresto, dopo una crescita del Pil pari all’1,6% nel 2017 e allo 0,8% nel 2018."
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date: 2019-03-26
modified: 2025-09-17
author: Redazione
url: https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/verso-un-nuovo-made-in-italy-con-pmi-flessibili-e-creative/
categories: [Fabbrica]
tags: [Unione europea, Crisi economica, Internazionalizzazione, Regno Unito, PIL, Fabbrica Futuro]
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# Verso un nuovo made in Italy con PMI flessibili e creative

![Verso un nuovo made in Italy con PMI flessibili e creative](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/03/Made_in_Italy-1.jpg)

**L’economia italiana è in deciso rallentamento** e rischia di entrare in una fase di stagnazione o addirittura di recessione. È una preoccupante battuta d’arresto, dopo una crescita del Pil pari all’1,6% nel 2017 e allo 0,8% nel 2018. Occorre quindi reagire subito, in modo da **creare le basi per un significativo rimbalzo nel secondo semestre del 2019**.

In mancanza di una chiara inversione di tendenza, **ci sono forti rischi sugli utili delle imprese, sugli investimenti, sull’occupazione** e, naturalmente, sulla finanza pubblica. La variabilità degli utili aziendali è data in gran parte dai ricavi, più che dai costi. Le **dinamiche di ricavi e fatturato mostrano una correlazione elevata con il Pil**, in quanto indicatore di domanda interna e proveniente dall’estero.

La **redditività delle aziende è peraltro fortemente pro-ciclica**: migliora più del Pil nelle fasi espansive e **cala più del Pil nelle fasi recessive**. Le imprese decidono se fare o meno investimenti sulla base delle prospettive di crescita future.

La minor crescita attesa della domanda interna ed estera **può indurre una minore necessità di espandere gli impianti **per far fronte all’aumento della domanda. Inoltre, a causa di un peggioramento delle condizioni finanziarie e dell’aumento dello spread sui titoli del debito sovrano, p**uò diventare più difficile l’accesso ai mercati dei capitali**: ciò **riduce ulteriormente la possibilità di finanziare piani di investimento**.

**L’occupazione è una variabile ritardata del ciclo** (si muove di solito con tre o quattro trimestri di ritardo rispetto al Pil). Un quadro di minor crescita e di minori investimenti **finisce dunque per riflettersi**, sia pure con un certo ritardo, **sul mercato del lavoro**. La maggiore **diffusione di contratti temporanei rispetto al passato **potrebbe ridurre il divario temporale tra le due variabili.

Gli indicatori di finanza pubblica **peggiorano in presenza di un rallentamento del Pil **sia perché diminuiscono le entrate dello Stato (legate a occupazione, fatturato e utili aziendali) sia perché **aumenta la spesa pubblica**, per effetto dei **maggiori esborsi per programmi di assistenza sociale**, sussidi di disoccupazione, cassa integrazione e altro. L’elevato livello dei rendimenti (e dello spread sui titoli di Stato) **provoca anche un incremento della spesa per interessi**: la minor crescita economica è considerata infatti una **minaccia alla sostenibilità del debito**.

In termini concreti, ogni 0,2% in meno di crescita del Pil determina tendenzialmente uno 0,1% in più di rapporto deficit-Pil. Il rallentamento della crescita **contribuisce inoltre a far peggiorare il rapporto debito-Pil**, per via sia dell’aumento del debito, causato dal maggior deficit, sia del calo del Pil nominale. **L’obiettivo di riduzione del rapporto debito-Pil diventa quindi di difficile realizzazione**, in assenza di importanti politiche di privatizzazione e, quindi, di riduzione del debito.

L'articolo completo è pubblicato sul numero di Marzo-Aprile 2019 di *Sistemi&Impresa*.
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