---
title: "Formare per includere: cosa fa l’HR per promuovere le diversità?"
description: Ma che cosa significa, nella pratica, essere inclusivi? Anche in Italia queste domande sono sempre più attuali nella società, in politica e tra i lavoratori
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2018/10/diversity_inclusione_rifugiati2-1024x682.jpg
date: 2021-05-06
modified: 2025-09-09
author: Elisa Marasca
url: https://www.paroledimanagement.it/formazione/formare-per-includere-cosa-fa-lhr-per-promuovere-le-diversita/
categories: [Risorse Umane, Formazione, Gestione delle diversità]
tags: [accoglienza, Wideaware, Influencers Disability, diversity, inclusione]
---

# Formare per includere: cosa fa l’HR per promuovere le diversità?

![diversity inclusione rifugiati](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2018/10/diversity_inclusione_rifugiati2-1024x682.jpg)

L’idea di **inserire i sottotitoli nelle videochiamate su Microsoft Teams è stata di una Chief of Disability** non udente. Lo racconta – con gratitudine – **Maria Grazia Zedda**, cagliaritana, che lavora come Senior Manager per le Pari opportunità a Londra nella High Speed 2, il progetto di ferrovie ad alta velocità più grande d’Europa. Zedda, parzialmente sorda, in veste di Equality, Diversity & Inclusion Manager **è responsabile per l’inclusione di circa 2mila persone** che lavorano per la progettazione e la costruzione di High Speed 2. Il suo compito principale è quello di **dimostrare che la disabilità, il genere, la propria etnia non devono essere una barriera** nel condurre il proprio lavoro per via di ostacoli di natura sociale, culturale, tecnologica o architettonica.

Tutta la carriera di Zedda – come ha raccontato il *Corriere della Sera* – è stata votata all’inclusione: per esempio, **con il marito Ian Sheeler (ex produttore di Bbc e Sky) ha lanciato Wideaware**, il programma di elearning adottato dal Parlamento inglese per comprendere e provare ad abbattere le barriere psicologiche e fisiche vissute dalle persone con disabilità. Nel 2019, inoltre, **è rientrata nella Top 100 Influencers Disability del Regno Unito**.

Ma che cosa significa, nella pratica, essere inclusivi? **Anche in Italia queste domande sono sempre più attuali nella società, in politica e tra i lavoratori.** *Persone&Conoscenze *– il magazine dedicato alla Direzione del Personale della casa editrice ESTE (editore anche del nostro quotidiano) – ha sottoposto un questionario a circa 200 professionisti dell’area Risorse Umane per capire le policy e i comportamenti interni che comprendono questi due aspetti. Le risposte rivelano che, anche se molte aziende (proprio grazie all’HR) hanno iniziato da tempo a formare le proprie risorse contro la discriminazione e promuovendo l’inclusione,** nel nostro Paese c’è ancora molto da fare. A cominciare dalla cultura del linguaggio**, perché in molti contesti le parole fanno la differenza.

Nel sondaggio è emerso che nella metà delle imprese intervistate **esistono politiche specifiche rivolte a combattere la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere**, che nel 44% dei casi rientrano nelle attività di *diversity* e *inclusion*. Quasi la totalità delle persone (86%) ha dichiarato che percepisce una distinzione tra “inclusione” e “accoglienza”, spiegando in una risposta aperta le motivazioni.

La gran parte delle spiegazioni fa riferimento all’inclusione come un fenomeno più ‘attivo’ dell’accoglienza: “L’inclusione implica la costruzione di una relazione in un qualsiasi contesto tra più persone. L’accoglienza rimanda a un trattamento ospitale, di cortesia a una persona che deve essere accolta: questo non sempre comprende una reale inclusione”, è in sintesi il pensiero comune. “**Includere significa mettere in atto delle azioni per integrare la diversity all’interno del contesto**, rispettandone la specificità e promuovendo ricchezza nel medesimo ambiente e facendo diventare i soggetti portatori di diversity attivi. **‘Accogliere’ significa aprire le porte, ma non necessariamente valorizzare la diversity** e integrarla concretamente nel contesto”, si legge in un altro commento.

A qualcuno, al contrario, l’inclusione sembra un’azione passiva, mentre l’accogliere implica uno stato emotivo e un’azione attiva: “‘Accoglienza’ significa aprire le porte senza distinzione, mentre ‘inclusione’ riguarda la necessità a volte formale, a volte per legge, nell’includere il diverso”, è una delle spiegazioni.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Aprile 2021 di *Persone&Conoscenze*.

Per informazioni sull'acquisto di copie e abbonamenti scrivi a [daniela.bobbiese@este.it](mailto:daniela.bobbiese@este.it) (tel. 02.91434400)
