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title: "Formazione continua come la scuola: a distanza non funziona"
description: Il fondo For.te ha denunciato la sostanziale inefficacia della formazione a distanza e una drastica riduzione dell’erogazione nelle aziende.
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/01/formazione_distanza.jpg
date: 2021-01-19
modified: 2025-09-09
author: Chiara Pazzaglia
url: https://www.paroledimanagement.it/formazione/formazione-continua-come-la-scuola-a-distanza-non-funziona/
categories: [Risorse Umane, Formazione]
tags: [skill mismatch, formazione a distanza, formazione, upskilling]
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# Formazione continua come la scuola: a distanza non funziona

![Formazione continua come la scuola: a distanza non funziona](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/01/formazione_distanza.jpg)

Il fondo For.te ha lanciato il grido d'allarme, denunciando la mancata erogazione di corsi nelle aziende.

Il nostro Paese ci ha messo più tempo di altri a capire **l’importanza della formazione continua, anche in azienda**. Per anni siamo stati ancorati alle competenze acquisite attraverso la scuola, l’università, la formazione professionale. Quando sembrava che avessimo finalmente compiuto il salto di qualità nell’ambito del cosiddetto *reskilling* e nella valorizzazione delle competenze trasversali, **è giunta la pandemia a rimettere tutto in discussione**.

I cambiamenti sono già evidenti anche nell’ambito delle singole aziende: laddove le parole d’ordine erano “pianificazione”, “controllo”, “medio e lungo periodo”, **oggi la Direzione del Personale deve fare i conti con l’imprevisto**, la capacità di adattamento, la resilienza. Dunque, i discenti della formazione continua ricoprono sempre più spesso il ruolo di ‘registi’: sono **i lavoratori delle prime linee** a essere, più di frequente, **interpreti del cambiamento**, accorgendosi con anticipo delle proprie necessità formative.

## La sola formazione a distanza non basta

Il Covid-19 sembra però voler ostacolare questo processo. I Fondi intercategoria hanno denunciato **una drastica riduzione dell’erogazione della formazione continua** in azienda, paradossalmente proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno. È il **fondo Fort.Te** che, per primo, **ha lanciato il grido d’allarme**, inizialmente scrivendo direttamente alla Sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi, poi dalle pagine di un noto quotidiano.

Il fondo ha denunciato **l’inefficacia dell’utilizzo della sola formazione a distanza**. Infatti, questa modalità non permette di svolgere la parte pratica dell’attività, determinante **soprattutto per le Piccole e medie imprese** (PMI), che hanno da un lato esigenze peculiari, dall’altro scarse possibilità di proporre attività formative ai propri dipendenti, se non ricorrendo alle opportunità offerte dai vari fondi o Competence Center.

Eppure, queste stesse aziende possono continuare senza limitazioni l’attività produttiva: un controsenso, dal momento che entrambe le occupazioni riguarderebbero le medesime persone. Insomma, **i dipendenti possono lavorare, ma non formarsi**. Sarebbe, invece, proprio questo il momento di investire nella formazione: troppi sono i cambiamenti portati dalla pandemia.

I mezzi per consentire la ripresa di tale attività ci sarebbero:** i lavoratori si potrebbero organizzare in piccoli gruppi**, naturalmente rispettando tutte le norme legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro, e il docente dovrebbe semplicemente attenersi alle medesime procedure. La presenza fisica di quest’ultimo in azienda è fondamentale, sia per adeguare pienamente i contenuti formativi alle esigenze specifiche dell’impresa sia per quanto riguarda **le esercitazioni pratiche**, anche con applicazione immediata di quanto si è appreso. Esse sono **fondamentali per l’efficacia dei corsi**.

## Quanto pesa lo skill mismatch sulle imprese?

La formazione continua è importante da un lato per **alzare la qualità delle competenze interne** all’azienda, dall’altro per creare *in house* nuove figure professionali, che sul mercato ancora non esistono e che possono essere formate esclusivamente sul campo. Ma questa è davvero un’esigenza sentita anche dalle aziende? Sicuramente sì.

Nel 2020 Forbes ha denunciato come **lo *skill mismatch***, in costante aumento, **pesi come una vera e propria tassa sulle aziende**, per il 6% del fatturato. Il 27% degli impieghi del 2022 sarà in lavori che ancora oggi non esistono. Ma è sulle aziende e non sul sistema educativo che grava tutto il peso di ciò. Sempre secondo la rivista Usa, la soluzione è quella di concretizzare e personalizzare sempre di più la formazione in azienda: proprio il contrario di quanto sta avvenendo ora.

Boston Consulting Group, nel report dal titolo [Fixing the global skills mismatch](https://www.paroledimanagement.it/dove-vai-se-le-competenze-non-le-hai/), ha proposto la nascita di **un nuovo patto sociale**, in cui il settore pubblico metta a disposizione **l’accesso universale alla formazione**; le aziende offrano **luoghi di lavoro più inclusivi** e orientati alla formazione; i singoli **lavoratori **si dimostrino** più disponibili** alla formazione continua. Difficile, senz’altro, ma necessario.

La BCG offre anche buone notizie riguardanti il nostro Paese. Nel report intitolato *Decoding global trends in upskilling and reskilling* si evince come** il 62% degli intervistati italiani dedichi tempo al proprio *upskilling*, il 70% al *reskilling***. C’è chi lo fa con programmi di autoapprendimento, chi grazie ai corsi organizzati in azienda, chi ancora con percorsi formativi online: resta il fatto che la velocità, sempre crescente, del cambiamento tecnologico nel mondo del lavoro, richiede **grande capacità di adattamento**. Oggi ci sono competenze che vengono ‘bruciate’ nel giro di pochissimo tempo e solo una formazione continua in presenza potrà permettere alle nostre PMI di restare competitive sul mercato.
