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title: La mission vince sui costi
description: Il paradigma neoliberista è stato un dogma inattaccabile per interi decenni, ma ora serve elaborare nuovi modelli interpretativi delle dinamiche aziendali
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date: 2021-12-10
modified: 2025-09-09
author: Ruggero Cantaluppi
url: https://www.paroledimanagement.it/formazione/la-mission-vince-sui-costi/
categories: [Risorse Umane, Formazione]
tags: [neoliberismo, Milton Friedman, Knowledge economy, commitment]
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# La mission vince sui costi

![Mission](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/12/Mission-min-1024x683.jpg)

Il modo in cui ogni azienda considera il contributo del lavoro umano è **un elemento identitario molto forte e caratterizzante.** In ambito gestionale il ruolo del personale è interpretato, in questa fase storica, con sempre maggiore creatività e innovatività. L’evoluzione delle teorie aziendalistiche e organizzative – che devono rispondere a concrete esigenze – porta a sviluppare** modelli in cui trovano spazio rilevante gli aspetti di coinvolgimento e valorizzazione delle persone.** E sotto questo profilo stiamo vivendo una fase molto intensa e trasformativa della funzione HR.

I sistemi contabili codificati dagli standard internazionali non possono però prescindere **dal considerare il contributo del lavoro umano in termini di costo del personale**, con implicazioni determinanti e ineludibili sia per la gestione strategica dell’azienda sia per la definizione del quadro in cui si inserisce il mandato della funzione Risorse Umane che, in ultima istanza, è chiamata a gestire un budget di costi. Il fatto che nei bilanci contabili la traccia del lavoro umano sia essenzialmente concentrata in una voce di costo **limita la possibilità di comprensione e analisi** e impedisce di esprimere e ‘far vedere’ compiutamente il contributo positivo fornito e le concrete modalità in cui ciò avviene.

È quindi presente una tensione, una contraddizione, **tra la concreta attività gestionale, che continuamente è costretta a riscoprire e ridefinire il ruolo essenziale del lavoro umano e la rendicontazione aziendale,** che risulta determinante nella percezione e valutazione delle performance. L’esperienza ci mostra che da questa tensione possono nascere scelte strategiche non adeguate e potenzialmente rischiose per la stabilità aziendale, come quelle di esasperata esternalizzazione produttiva.

Per il bene stesso delle aziende – e per consentire alle varie funzioni di responsabilità aziendale di interpretare il proprio ruolo in modo adeguato e coerente – si avverte **la necessità di comprendere, testimoniare, rendicontare** in modo sostanzialmente diverso il contributo del lavoro umano.

## Il condizionamento del paradigma neoliberista

Risulta opportuna una breve contestualizzazione storica. La visione dell’azienda che è stata dominante a partire dalla fine degli Anni 70 ha fatto riferimento **al paradigma proposto (e poi imposto) dall’opera dell’economista Milton Friedman** e dei suoi numerosissimi e influenti discepoli (la scuola di Chicago). Secondo il fondatore del pensiero monetarista, lo scopo aziendale è ‘semplicemente’ **la creazione e la massimizzazione del profitto.** Tutto il resto è subordinato al rispetto di questo mandato fondamentale.

Le numerose implicazioni di questa impostazione teorica** definiscono il modello economico e sociale neoliberista** i cui assunti principali possono essere riassunti in questi termini: le aziende hanno come scopo la massimizzazione dei profitti per gli azionisti; gli amministratori sono vincolati al rispetto di questo scopo e la loro performance è misurabile in relazione ai risultati economici; il mercato è in grado di autoregolarsi (se non ‘disturbato’ dalla politica); la ricchezza prodotta dalle aziende si distribuisce in modo spontaneo al resto della società (l’effetto *trickle-down* o teoria della goccia); l’azienda non ha altri tipi di responsabilità nei confronti della società – è negato recisamente il valore della CSR – e sarebbe eticamente scorretto ed economicamente controproducente perseguire scopi diversi dalla massimizzazione del profitto.

Misurare l’efficacia e la correttezza – non si può trascurare che la visione neoliberista pretende di avere valore normativo – della gestione aziendale da parte degli amministratori, utilizzando la variabile assoluta del profitto realizzato,** è stato un dogma inattaccabile per interi decenni.** Questa visione è stata l’ossatura di una narrazione che si è imposta sia negli studi teorici sia nell’orientare scelte di politica economica e sociale di numerosi governi e istituzioni sovranazionali (per esempio il Fondo monetario internazionale). Per quanto riguarda il tema in oggetto, la riduzione neoliberista dei complessi meccanismi di creazione di valore in termini di *bottom line*, ha indirizzato **i sistemi di rilevazione delle performance aziendali** e la definizione della **mission e delle responsabilità** degli amministratori e delle diverse funzioni aziendali.

Le ripetute crisi economiche e finanziarie, con le loro drammatiche conseguenze sociali, hanno reso però inevitabile **mettere in discussione la complessiva visione neoliberista** e, di conseguenza, anche il ruolo attribuito alle aziende. Si è potuto rilevare che assolutizzare l’attenzione sui profitti (soprattutto in una logica di breve termine) può rappresentare una seria minaccia per la stessa sopravvivenza nel tempo delle aziende, oltre **a generare costi umani e sociali non sostenibili.**

Le crisi hanno anche messo in luce che spesso, nelle aziende che meglio hanno affrontato le difficoltà,** la dimensione umana è stata determinante sotto molteplici aspetti: competenze, commitment, solidarietà**. Altri fenomeni di tipo strutturale, quali l’affermarsi della Knowledge economy e la trasformazione dei modelli di business con il prepotente affermarsi del ruolo degli *intangible asset* (ovvero i beni materiali), hanno, come detto, reso necessario nella prassi il fiorire **di modalità diverse e creative nella gestione aziendale** e nella considerazione del lavoro umano.

Sembrano perciò essere maturi i tempi per elaborare **nuovi modelli interpretativi delle dinamiche aziendali e di rilevazione delle performance.** Il mondo della valutazione d’azienda –e dell’industria finanziaria e degli investimenti– è già stato costretto a prendere atto del crescente peso (a volte preponderante) degli *intangible asset. *Ma non si è ancora affermata pienamente, non è ancora divenuta ‘sentire comune’, la considerazione specifica del lavoro umano all’interno dei meccanismi di creazione di valore.
