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title: Per una cultura dell’accountability della scuola
description: "Per il Censis la scuola è una fabbrica di ignoranti: quali sono le azioni fatte per migliorare le performance degli istituti scolastici?"
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date: 2025-01-24
modified: 2025-09-09
author: Valerio Ricciardelli
url: https://www.paroledimanagement.it/formazione/per-una-cultura-dellaccountability-della-scuola/
categories: [Risorse Umane, Formazione]
tags: [scuola, fabbrica ignoranti, Censis scuola]
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# Per una cultura dell’accountability della scuola

![Scuola_accountability](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/01/Scuola_accountability-1024x682.jpg)

Come sarà la classe dirigente di domani se **la scuola produce ignoranti**? Era la domanda preoccupante, ma ragionevole e pertinente, della riflessione in merito all’ultimo rapporto del Censis che aveva definito, senza mezzi termini, [la scuola una “fabbrica di ignoranti”](https://www.paroledimanagement.it/scuola-la-fabbrica-degli-ignoranti/), con tanto di dati drammatici rispetto al non raggiungimento degli obiettivi di apprendimento minimi degli studenti: in sintesi **i giovani non sanno leggere, scrivere, far di conto e applicare la logica**. La conseguenza indicata dal Censis è che dovremo **prevedere una condizione di ignoranza diffusa nel nostro Paese**, perché chi frequenta oggi la scuola, presto entrerà in azienda (o in altre organizzazioni) e magari in posizioni di responsabilità…

È indiscutibile che per **far fronte alle complesse e talvolta imprevedibili trasformazioni economiche e sociali** a cui è sottoposta l’Italia, anche in conseguenza dei **nuovi scenari che si affacciano all’orizzonte**, abbiamo obbligatoriamente **bisogno di un sistema scolastico altamente performante**, a partire dall’istruzione tecnica e professionale, e non certo di una “fabbrica di ignoranti” che un ex Ministro ha definito “un ammortizzatore sociale”.

Si è già detto che **l’istruzione tecnica di cui avremo bisogno per costruire quelle competenze** che il mondo delle imprese richiede, deve poggiare su una **piattaforma solida di ‘apprendimenti di base’** e non su un terreno di coltivazione inadatto, perché fatto da conoscenze di italiano, matematica, inglese e altre materie tecniche e professionali insufficienti, rispetto alle quali non sono neppure stati raggiunti i traguardi minimi di apprendimento previsti dagli ordinamenti. Su una piattaforma scolastica del genere **non è possibile la crescita di nessuna nuova conoscenza e competenza**; questi ultimi sono gli ingredienti fondamentali che poi dovrebbero concorrere alla formazione della classe dirigente di domani. Questi terreni così aridi sono anche la **causa di altri problemi che investono la società**: per esempio l’analfabetismo funzionale e i vari disagi giovanili in tutte le loro fattispecie.

## Le responsabilità di scuole e classe dirigente

** **C’è da chiedersi **quanto queste preoccupazioni hanno colpito la classe dirigente attuale** e quali reazioni e misure correttive hanno determinato. Per “classe dirigente” intendiamo non solo gli addetti ai lavori, ma tutti coloro che hanno ruoli e responsabilità – dirette e indirette – per sostenere un dibattito efficace e funzionale alla **costruzione di una politica scolastica adeguata al Paese**. Per esempio le forze politiche che dovrebbero considerare la scuola come un argomento bipartisan e non una delle tante arene di contrapposizione ideologica come spesso avviene.

A seguito del rapporto Censis poco o nulla è successo: è come se **non si volesse affrontare l’argomento**, come se le iniziative scolastiche già in programma fossero le **terapie sufficienti e più adeguate a risolvere i mali della scuola**. Ma siamo sicuri che queste siano già in corso? Non c’è nessuna ragione per essere tranquilli. Eppure **l’allarme del Censis non è una novità** e dovrebbe essere noto all’attuale classe dirigente (ma pure a quella precedente). Che cosa è stato fatto e con quali risultati?

Un’altra osservazione – forse la più importante – riguarda le **percentuali totali dei traguardi di non apprendimento degli obiettivi minimi**: i numeri possono essere disaggregati in maniera minuziosa fino a essere definiti per ogni singolo istituto scolastico. I dati terribili di cui abbiamo dovuto prendere atto dovrebbero allora essere la **sommatoria di quelli di ogni singolo istituto scolastico**, a loro volta sommatoria delle performance della singola classe. Ciò significa che o**gni scuola dovrebbe avere un set completo di indicatori dei risultati **sui livelli minimi di apprendimento, che possono diventare un riepilogo della ‘qualità’ dell’istituto stesso.

## Puntare sull’accountability degli istituti

Che cosa ce ne si fa degli indicatori delle performance scolastiche? **I dati forniscono il livello dell’apprendimento scolastico** conseguito nell’istituto e quindi la misurazione della ‘funzione produttiva’ di quella scuola (in fondo si va in classe per apprendere). Un istituto scolastico dove la percentuale degli apprendimenti minimi non raggiunti è del 40% **non è certo una buona scuola** e sicuramente non svolge il suo compito… C’è quindi da preoccuparsi per quegli istituti professionali dove il Censis ha indicato che la percentuale dei non apprendimenti minimi ha raggiunto **vertiginosamente valori prossimi all’80%**. E ci sarebbe da chiedersi se tra questi istituti ci sono quelli che appartengono alle 396 scuole che hanno deciso di attivare la riforma 4+2: in che modo una già n**ota performance negativa sul raggiungimento degli obiettivi di apprendimento minimo** nel percorso quinquennale può essere migliorata riducendo il percorso di studi a un quadriennio?

I dubbi e le osservazioni sono tanti e porseli aiuta a spingere lo **sguardo su un problema complesso** e non di facile soluzione, e che va ben oltre gli orizzonti odierni. Sarebbe importante **conoscere il livello di consapevolezza su questa emergenza scolastica in ogni istituto**, a partire dai suoi ‘organi di governo (il Consiglio di istituto e il Collegio dei docenti): ne sono almeno informati? E quali sono le loro responsabilità? Sarebbe utile, che **ogni scuola redigesse un bilancio sociale pubblico** che rendicontasse in maniera esauriente e approfondita l’esito degli apprendimenti e per le scuole superiori, a partire dagli istituti tecnici e professionali, la valutazione nelle materie professionali e dell’esame di maturità. Si tratterebbe di uno **strumento che qualificherebbe il ruolo strategico dell’istituzione scolastica** e che lo comunicherebbe a tutti i portatori di interessi. Inoltre **favorirebbe la conoscenza del mondo scolastico** in quelle ‘alleanze’ tra imprese e scuole che sembra siano diventate il punto centrale delle politiche scolastiche.

Ma se questo è uno scenario futuristico, almeno ci si chiede se **le percentuali di débâcle indicate dal Censis si ridurranno e di quanto**. E soprattutto quali misure garantiranno che questo avvenga. Nella situazione in cui ci troviamo è **urgente attivare un piano emergenziale di recupero degli apprendimenti minimi** che deve essere prodromico a tutte le riforme. E il piano emergenziale va fatto con grande coraggio, anche rompendo privilegi o posizioni che durano da tempo. Per abbattere queste percentuali di ‘non performance’ serve un intervento a livello nazionale, ma che sia composto da interventi locali per ogni singolo istituto.

La prima responsabilità, si è detto, deve essere in capo alle famiglie, che **non pongono al centro dell’azione educativa l’istruzione dei figli**: si accontentano dei voti e non se questi non sono coerenti con il reale livello di apprendimento degli studenti. Ma degli apprendimenti minimi se ne deve occupare comunque l’istituzione scolastica: è **la sua funzione principale** e stavolta non regge nemmeno la scusa che mancano i soldi. Occorre fare il proprio mestiere e **creare la cultura dell’accountability**, perché ogni singolo istituto con la sua governance e con responsabilità, renda conto anche alla società civile, di quello che ha fatto e che fa.
