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title: Chi ha paura delle buone idee?
description: Un gruppo composto da persone con spiccate differenze tra loro può contribuire all’innovazione e allo sviluppo di visioni vincenti.
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date: 2022-04-07
modified: 2025-09-09
author: Erica Manniello
url: https://www.paroledimanagement.it/gestione-delle-diversita/chi-ha-paura-delle-buone-idee/
categories: [Risorse Umane, Dall’estero, Gestione delle diversità]
tags: [diversità, ascolto attivo, comfort zone, risorse umane, HR]
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# Chi ha paura delle buone idee?

![Diversità](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/04/Diversita-min-1024x682.jpg)

**Ginni Rometty,** l’ex CEO di IBM che nel 2020 ha lasciato il posto ad Arvind Krishna, ha condiviso con il Mit management sloan school il suo punto di vista** su come nascono e crescono le grandi idee:** ha sottolineato quanto **un gruppo composto da persone con spiccate differenze tra loro possa contribuire all’innovazione e allo sviluppo di visioni vincenti,** proprio grazie al gran numero di angolazioni fornite da un team diversificato. Secondo l’ex manager della multinazionale tecnologica statunitense, inoltre, più ampio è il background di una persona e meglio è: “Credo sinceramente di ottenere idee e risultati migliori da talenti diversi tra loro”.

Per dare seguito alla sua visione anche dopo aver rassegnato le dimissioni a IBM, Rometty è diventata Co-Presidente di OneTen, un’organizzazione statunitense che tra i suoi obiettivi ha quello **di assumere, entro il 2030, 1 milione di afroamericani senza laurea per svolgere lavori legati alla sfera del sostegno familiare.** Inoltre la manager ha confermato di puntare ad ampliare il più possibile il suo team di talenti.

## Crescere ampliando il pool di talenti

Ma per aprire le porte a più professionisti diventa fondamentale **smantellare le barriere strutturali che colpiscono in modo sproporzionato alcuni gruppi.** Per esempio proprio le persone di colore, come spiegato dalla stessa Rometty: “Mentre molte aziende fanno affidamento su una laurea come ‘autostrada per il successo’ sul posto di lavoro, considerandola un prerequisito per l’assunzione, bisogna considerare che quasi l’80% dei afroamericani non la possiede. **Ecco perché abbiamo incoraggiato le imprese verso un approccio basato sulle competenze**”. Anche perché secondo la manager, la strada verso l’uguaglianza e la parità passa in primo luogo dalle opportunità economiche, e quindi anche lavorative: “È una verità che ho visto confermata nel corso della mia carriera”.

La sua prospettiva si basa in parte anche sulla sua storia familiare poiché sua madre si è trovata, ancora molto giovane, **a dover fronteggiare difficoltà economiche dalle quali ne è poi uscita cogliendo le opportunità che si sono presentate, con impegno e dedizione.** “Grazie a lei ho capito che molte di queste persone erano proprio come mia madre. Il successo, una volta che è stata data loro la possibilità di arrivarci, dimostra che non è mai stata **una questione di capacità o attitudine, ma di accesso e opportunità**”, è la teoria di Rometty.

## Dall’ascolto attivo all’importanza di osare

Sulla diversità di background e di approcci – e in generale sul confronto con gli altri – **l’ex CEO di IBM ha basato anche la sua idea di come affrontare al meglio i grandi problemi sistemici**. “Se vuoi trovare nuove idee, **può essere d’aiuto ascoltare voci diverse,** persone con esperienze differenti. Ecco perché un autentico impegno per la diversità e l’inclusione è così importante”, ha spiegato, forte della convinzione che dare il massimo in un settore come quello tecnologico equivalga a impegnarsi per un futuro migliore.

In che modo? Per esempio collaborando con gli altri e prestando attenzione alle loro osservazioni, innanzitutto. **E cercando di ascoltare più di quanto non si parli.** Rometty è una grande sostenitrice dall’ascolto attivo e ha raccontato che in IBM **otteneva ottime idee ponendo molte domande e cercando sempre di imparare da chi la circondava**: “Mostra all’altra persona che vuoi veramente apprendere e lei stessa sarà più coinvolta quando vede che apprezzi ciò che ha da offrire. Inoltre, **se chiedi consigli e sei disposto a prenderli davvero in considerazione tutti sono disponibili a offrire aiuto.** Tutti possono essere mentori dai quali si può imparare”.

Ma come riconoscere una buona idea? Per Rometty un indizio è che la proposta possa mettere a disagio le persone, perché – a suo dire – **crescita e comfort non possono coesistere e lo sviluppo passa per forza dall’assunzione di rischio.** Questo, però, scoraggia molte persone ad adottare nuove (e buone) idee, proprio perché si abbandona la zona in cui si sta meglio. Un atteggiamento, quest’ultimo, che per la manager è tanto controproducente quanto lo sono gli ostacoli autoimposti. “**Le idee peggiori che ho avuto durante il mio percorso sono state guidate da barriere che esistevano solo in parte** o non esistevano proprio e credo che a prestarvi il fianco siano soprattutto le donne”, ha raccontato Rometty. A volte uscire dalla propria zona di comfort può voler dire anche uscire dagli schemi in cui si è ingabbiati.
