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title: La grande resa sulla tassa globale
description: "L'accordo sulla global tax al 15% è stato salutato come la fine del liberismo. In realtà è il suo trionfo e la resa ai giganti del web."
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date: 2021-06-07
author: Il GuastafESTE
url: https://www.paroledimanagement.it/guastafeste/la-grande-resa-sulla-tassa-globale/
categories: [GuastafEste]
tags: [tassa minima globale, joe biden, global tax]
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# La grande resa sulla tassa globale

![tassa_Usa_hitech](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/06/tassa_Usa_hitech-1024x682.jpg)

Quasi unanimi in Italia e nel mondo sono state le grida di giubilo: “Con le decisioni di Biden è **finita l’epoca d’oro del liberismo**”. Ma quale fine? Come è noto, si tratta di **un’imposta societaria minima globale di almeno il 15%**. Il Presidente Usa Joe Biden ne ha parlato nel corso di una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Si sa anche che **l’aliquota è notevolmente inferiore al minimo proposto dall’Unione europea**, che l’aveva fissata al 21%.

Il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen parla della **tassa minima globale come “sistema equo”** per far partecipare le multinazionali alla creazione di valore nei singoli Stati e per evitare la concorrenza sleale tra imprese sottoposte a regimi fiscali disomogenei. La mossa di Biden appare come uno **spiraglio in una condizione economica e finanziaria globale** che subiamo ormai da un quarantennio. Ma in realtà è il **trionfo del liberismo**. È la sanzione finale. La resa.

Le grandi case digitali sono intoccabili. Barbagrazia che lascino qualche briciola di più al Fisco. In un Paese o in un altro. I big dell’hi-tech sanno di aver tirato la corda al massimo e hanno **deciso di mollare qualcosina**. In realtà, silenziosamente ringraziano. Se si crede che i Governi e i Parlamenti si muovano sull’onda della pubblica indignazione, ci sbagliamo. Se si crede che **mettano al primo posto le esigenze di bilancio** – in una stagione di necessari interventi pubblici come quella che viviamo – ci sbagliamo ugualmente. La decisione della Casa Bianca è segno che più della volontà dei cittadini e delle stesse esigenze **conta la pressione esercitata dalle lobby delle stesse grandi case digitali**.

## Servono politiche pubbliche all’altezza delle nuove sfide

Le politiche economiche pubbliche non possono andar contro con queste **potenze extraterritoriali**, che trattano da pari a pari – quando non da posizione dominante – con gli Stati stessi. Del resto i nomi dei lobbisti sono noti. Basta citarne uno: **Eric Schmidt, storico ex CEO di Google**, già finanziatore delle campagne di Barack Obama e di Hillary Clinton, Consulente governativo per le politiche digitali e attuale Presidente della National Security Commission on Artificial Intelligence.

Chi volesse, del resto, potrebbe dare un’occhiata alle **politiche antimonopolistiche negli Stati Uniti**. La legge Sherman Antitrust Act esiste dal 1890. Il Presidente William Howard Taft, conservatore, applicò la legge **nel 1911 contro la Standard Oil**, che fu smembrata. In tempi più recenti Ronald Reagan la utilizzò contro la Bell (American Telephone & Telegraph Company, AT&T). Nel 2000, ai tempi di Bill Clinton, l’ultimo caso: **il legame tra il sistema operativo Windows con il browser Internet Explorer è stato sanzionato** come lesivo dei diritti dei concorrenti. Si trattava certo di un abuso di posizione dominante; ma minuscolo rispetto a casi avvenuti negli ultimi 20 anni.

Nel 1994 **Jeff Bezos ha fondato Amazon**. Nel 1998 è nata Google. Il patto tra nuove imprese digitali e finanza speculativa si è consolidato. **Mancano le politiche pubbliche all’altezza della sfida**. Ed eccoci ora a inneggiare a un misero 15% di imposizione fiscale.
