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title: "Smart working addio: una scusa per ottenere le dimissioni?"
description: "Smart working, se l'azienda lo toglie ci potrebbe essere qualcosa dietro. Per esempio una strategia aziendale per ridurre l'organico"
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2026/07/Copertine-PdM-2026-07-30T123951.765-1024x683.png
date: 2026-08-20
modified: 2026-08-26
author: Ilaria Mariotti
url: https://www.paroledimanagement.it/il-cambiamento-organizzativo/niente-piu-smart-potrebbe-essere-una-strategia/
categories: [Cambiamento organizzativo]
tags: [Smart working, lavoro da remoto, licenziamento]
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# Liberarsi dei dipendenti con il Quiet purging

![Liberarsi dei dipendenti con il Quiet purging](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2026/07/Copertine-PdM-2026-07-30T123951.765-1024x683.png)

Togliere lo smart working, così il dipendente si licenzia e nel mentre l’azienda - un po’ in sordina - riduce il personale. **La tecnica, che si sarebbe già diffusa negli Stati Uniti, si chiama *quiet purging*, letteramente “epurazione silenziosa**”. In sostanza, dopo il *quite quitting* post pandemico, l’espressione che alludeva a un fenomeno per cui – invece di dimettersi del tutto – il personale iniziava a produrre sul lavoro il minimo sindacale, adesso si è passati** a un’altra forma, sempre molto sottile, di erosione della forza lavoro**. In questo caso però ad agire sarebbero, silenziosamente, le imprese. 

Che ottengono in un colpo solo due obiettivi: spacciando la revoca dello smart working per policy aziendale, **fanno sì che almeno qualcuno cada nella trappola e si opponga, al punto da rassegnare le dimissioni.** Risultato: abbattimento delle spese senza nessuno sforzo, nessuna buona uscita e reputazione salva, in assenza di licenziamenti di massa e difficili trattative sindacali. 

## Non è solo un’idea ma un dato

A confermarlo un dato. Ed è l’indagine condotta in USA nel 2024 dalla società di consulenza BambooHR, che rivelava come **un quarto dei dirigenti intervistati ammettesse di aver sperato in dimissioni volontarie come effetto della richiesta di rientro obbligatorio in ufficio**. Il 37% di questi aveva anche dichiarato di aver in seguito proceduto a licenziare parte dell’organico essendosi ritrovato con uscite spontanee inferiori alle attese. In un Paese, come il nord America, dove lo smart working è diffusissimo: **riguarda ben 34 milioni di lavoratori, per lo più concentrati nei servizi. **

C’è un altro numero a cui prestare attenzione. Da una ricerca del 2025 del think tank nordamericano Pew Research Center è emerso come **circa la metà dei dipendenti “casalinghi” rinuncerebbe al posto di lavoro se dovesse venire meno la modalità smart. **Non si tratta insomma solo di sensazioni per il quite purging, ma di certezze corroborate da dati. 

A dirla tutta, c’era stato anche un’altra fase dai tratti simili in precedenza, in quel caso chiamata *quite firing*. Anche allorai datori di lavoro perseguivano la finalità di licenziare. Ma per farlo, invece di comunicarlo platealmente ai diretti interessati, **si limitavano a rendere insostenibili le condizioni di lavoro. **

## Smart working, odi et amo

C’è chi non ne è un fan accanito: **specie le generazioni più avanti con l’età, indicativamente over 50, avendo alle spalle decenni di giornate lavorative trascorse in ufficio, farebbero volentieri a meno **di passarle grazie allo smart working tra le mura di casa davanti un computer. All’opposto ci sono i più giovani, che invece lo apprezzano particolarmente, abituati come sono alla connessione perenne e purtroppo anche all’isolamento che ne deriva. Un caso è stato ad esempio **lo sciopero indetto all'unanimità dai dipendenti di Palazzo Chigi, a giugno 2026, per il dimezzamento dei giorni di lavoro da remoto concessi,** da 104 a 52. Appena uno a settimana. 

Fatto sta che lavorare da casa è ormai parte integrante delle vite delle persone. In piccola misura anche in Italia. Dove a usufruirne **nel 2025 sono stati 3,57 milioni di lavoratori**, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Un dato stabile rispetto all’anno precedente. Anche se chi lavora **per almeno metà della settimana a distanza è appena il 4,4% del totale degli occupati. Una percentuale bassa **rispetto all’Europa, dove in media adotta la formula il 9% degli occupati. 
