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title: Il lato oscuro del congedo di paternità
description: Secondo uno studio norvegese l’effetto del congedo di paternità sulla carriera è del tutto trascurabile se ne usufruiscono tutti in ufficio
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date: 2021-07-13
modified: 2025-09-09
author: Giorgia Pacino
url: https://www.paroledimanagement.it/lambiente-di-lavoro/il-lato-oscuro-del-congedo-di-paternita/
categories: [Risorse Umane, Ambiente di lavoro, Organizzazione, Dall’estero]
tags: [congedo paternità, carriera, stipendio, disparità salariale]
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# Il lato oscuro del congedo di paternità

![Il lato oscuro del congedo di paternità](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/07/congedo_paternita.jpg)

Il Presidente degli Usa **Joe Biden ha proposto un** **congedo obbligatorio **a livello nazionale** di 12 settimane** per ragioni parentali, familiari e di salute. La misura, inserita nell’American Families Plan allo studio dell’amministrazione americana, punta, tra le altre cose, a ottenere una più ampia diffusione del **congedo di paternità**, ancora poco usato Oltreoceano.

Sebbene comune a molti Stati, non è infatti garantito ovunque negli Usa. E anche dove la norma esiste, **molti uomini si mostrano ancora riluttanti** a farne richiesta, temendo un impatto negativo sulla carriera. Un nuovo studio condotto in Norvegia suggerisce, però, che proprio le aziende potrebbero giocare un ruolo determinante nell’alleviare tale preoccupazione. Come? Incoraggiando in maniera più decisa il ricorso al congedo da parte di tutti i nuovi papà.

La **Norvegia** è uno dei Paesi con più dati sul tema, dal momento che la politica in materia di congedo parentale a favore dei padri risale agli Anni 90. A partire **dal 1 aprile 1993**, i papà norvegesi hanno diritto a **quattro settimane di congedo pagato**, che si intende perso in caso di mancato utilizzo. Da allora, il tasso di genitori che hanno usufruito del congedo è balzato al 50% dall’originario 5%.

## Gli effetti negativi sullo stipendio futuro

Uno studio condotto nel 2013 da due economisti riscontrò, però, **un evidente svantaggio di quanti accedevano al congedo**: gli stipendi degli uomini norvegesi che avevano trascorso quattro settimane a casa, in occasione della nascita del proprio figlio, crescevano più lentamente rispetto a quelli dei colleghi che avevano continuato a lavorare. I ricercatori stimarono che **cinque anni dopo** la nascita, gli uomini **guadagnavano circa il 2% in meno** di quanto avrebbero incassato in assenza del congedo. Questa perdita di reddito sarebbe la ragione dietro la scelta di quanti ancora oggi – circa la metà dei norvegesi – rinuncia alla possibilità di assentarsi dal lavoro.

Un nuovo studio, di recente, ha tuttavia riconsiderato il caso norvegese, individuando **la ragione di una tale disparità di stipendio**. Due erano finora le ipotesi avanzate: le competenze del lavoratore si sarebbero ‘arrugginite’ durante il periodo di congedo, rendendolo meno produttivo una volta rientrato sul posto di lavoro, oppure sarebbe stato il periodo trascorso con i figli a rendere i padri meno concentrati sul lavoro e meno disposti a impegnarsi sulle attività.

Il nuovo *paper* rivela un altro aspetto: il breve periodo di tempo di assenza dall’ufficio **offre ai colleghi un piccolo vantaggio**, in termini di promozioni e altri benefici sul posto di lavoro. Lo studio ha infatti riesaminato la politica norvegese del 1993, analizzando i casi in cui **i ‘competitor’ nell’organizzazione** – i colleghi maschi vicini per età e con pari livello di istruzione – si trovavano casualmente **in congedo tutti nello stesso periodo**. Ebbene, in questo caso l’effetto del congedo sulla carriera appare del tutto trascurabile, dimostrando come** la sua diffusione aiuti a mantenere gli stessi livelli retributivi** e la stessa progressione di carriera per tutti.
