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title: Lavorare liquido, oltre la retorica dello Smart working
description: "Smart working non significa solo ‘lavorare da casa'. Oltre l'emergenza, il lavoro sta diventando liquido e l'azienda deve ritrovare il suo purpose"
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/03/retorica_sw.jpg
date: 2021-04-06
modified: 2025-09-09
author: Sara Polotti
url: https://www.paroledimanagement.it/lambiente-di-lavoro/lavorare-liquido-oltre-la-retorica-dello-smart-working/
categories: [Ambiente di lavoro, Organizzazione]
tags: [work life balance, Smart working, remote working, lavoro liquido]
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# Lavorare liquido, oltre la retorica dello Smart working

![Lavorare liquido, oltre la retorica dello Smart working](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/03/retorica_sw.jpg)

Che **lo Smart working non significhi solo ‘lavorare da casa’** lo si sta capendo gradualmente. A un anno esatto dall’inizio della pandemia – quando moltissimi italiani hanno cominciato a spostare dall’ufficio alla propria abitazione il luogo di lavoro – sono tanti ad aver intuito quanto poco smart sia in realtà questa modalità di lavorare. Che potrebbe potenzialmente essere “intelligente” e “furba”, esattamente come dovrebbe essere ciò che è etichettato come “smart”, ma che ancora non lo è. Perché **il lavoro agile è un’altra cosa** e va oltre il mero concetto di luogo professionale.

“Lo Smart working è opportunità di lavorare fuori dallo spazio fisico dell’azienda, ma è anche e soprattutto **una nuova modalità di lavoro** che porta con sé una riflessione su cosa significhino il lavoro e il luogo di lavoro per i lavoratori in quanto esseri umani”. A spiegarlo è **Chiara Lupi**, Direttrice Editoriale della casa editrice ESTE che ha scelto il convegno online *Lavorare liquido – Oltre lo Smart working* (evento di cui il nostro quotidiano è stato Media Partner) per andare oltre la retorica che da qualche tempo si lega al lavoro agile, provando quindi a offrire **una visione lontana dalla contingenza pandemica** e fuori dal concetto ormai sedimentato di “lavoro da casa” quale sinonimo di “Smart working”.

## Lo Smart working è causa di disuguaglianze aziendali?

Partiamo dai numeri recentemente resi noti dal **Censis** sulla ripresa del lavoro post Covid, a partire da quello sul lavoro da casa: nel 2020 è stato addirittura **il 31,6% dei lavoratori totali a sperimentare il lavoro da remoto**, modalità che tuttavia fa paura a molti dipendenti. Per quattro lavoratori su 10, infatti, il lavoro da casa potrebbe essere causa di **nuove disuguaglianze aziendali**, dal momento che a sfruttarlo sono stati per il 51,5% del totale i dirigenti, il 34,3% gli impiegati e solo il 12,3% gli operai.

D’altro canto, non mancano **i giudizi positivi e le opportunità**, espresse tanto dalla metà degli Smart worker (che si dice soddisfatta e pronta a continuare in questa maniera il proprio lavoro), sia da **Francesco Varanini**, Direttore Responsabile della rivista *Persone&Conoscenze*, secondo cui la situazione che stiamo vivendo non deve dare più per scontate certe situazioni, come “il lavoro dentro un luogo inteso come **l’azienda**, che è oggi quasi virtuale”. “In questo momento dobbiamo accettare la compresenza di **due modi di intenderla, come luogo fisico e come cloud**. Il lavoro da remoto nell’anno della pandemia è stata un’esperienza che ci ha insegnato qualcosa ed è utile connettere questo vissuto al nostro concetto di lavoro. Ma che cosa significa il lavoro per noi stessi? Perché **la parola ‘smart’ è riduttiva** in quanto non coinvolge l’aspetto umano”.

Varanini ricorda inoltre come il lavoro agile come oggi lo conosciamo sia una contingenza. “Per ora è legato a un progetto, ma **la politica del lavoro si può cambiare** quando c’è convenienza sia per l’azienda sia per il lavoratore”.

## Lavoro e vita non devono contrapporsi

Della stessa idea è **Marco Beltrami, Responsabile HR di Dallara**: “Work e life non possono essere in contrapposizione, per quanto tutti parlino di equilibrio tra lavoro e vita. È evidente che non possiamo separare i due aspetti: se il lavoro non fa parte della mia vita, non sto vivendo il 50% della mia esistenza. Prima di tutto, quindi, facciamo un esame di coscienza chiedendoci se stiamo vivendo la nostra vita oppure no”. La tesi del manager si traduce in questo pensiero: “**Cercare un equilibrio significa dare un valore all’uno e all’altro aspetto** della propria esistenza generando di conseguenza una contrapposizione tra lavoratore e azienda. Il lavoratore tira la parte della vita, l’azienda quella della produttività”. Ma su questo aspetto Beltrami si chiede: “**Vogliamo vivere così?**”. La risposta, almeno per quanto lo riguarda è chiara. “Io no, e nemmeno la mia azienda”.

L’equilibrio, quindi, deve passare anche dal prendere in considerazione le persone che per prime sono protagoniste del lavoro da casa, come fa notare **Tiziana Rosato, People & Organization Officer di Missoni**, preoccupata delle estremizzazioni di questa forma di Smart working, iniziando, come spiegato anche in altre occasioni da Varanini, dalla scelta lessicale per definire la modalità di lavoro. “Si tratta di **un termine inventato da noi italiani**”, spiega la manager. E lo dice a ragione, visto che nel mondo anglosassone al massimo si parla di “working from home”, oppure di “Remote working” o anche “telecommuting”.

“Mi piacerebbe che non lo chiamassimo più così, ma per quello che è: lavoro da casa o da ogni luogo”, continua Rosato. “Abbiamo chiesto al nostro personale come si trova a lavorare da lì? Pochissime aziende lo fanno. Ma **non tutti siamo fatti per lavorare da casa**. Molti stanno bene fuori casa, in ufficio, facendo community tutti i giorni”.

L’analisi del purpose delle aziende è il tema su cui si concentra la riflessione di **Alessandro Crippa, Senior HR Director SEMEA, Gruppo Campari**: è da esso che bisogna partire per arrivare al new normal. “Sia Google sia Spotify hanno recentemente fatto una scelta interessante: **tornare a radunarsi nei propri ambienti**, perché è solo così che recupereranno il loro purpose nel post Covid”. Ed è notizia degli ultimi giorni la stessa scelta da parte di [Microsoft](https://www.paroledimanagement.it/ritorno-in-ufficio-microsoft-inaugura-il-modello-di-lavoro-ibrido/). “Altri hanno fatto altre scelte, perché il loro scopo e la loro essenza non risentono della distanza. **Il pensiero aziendale, quindi, deve essere al centro**, per far sì che l’azienda resti se stessa”.
