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title: Europa, re o pedone dello scacchiere internazionale?
description: "Nel suo ultimo saggio, Patrizio Bianchi, già Ministro dell'Istruzione, analizza lo scacchiere internazionale riflettendo sul ruolo dell'Europa"
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date: 2025-10-24
modified: 2025-12-23
author: Alessia Stucchi
url: https://www.paroledimanagement.it/libri-management/europa-re-o-pedone-dello-scacchiere-internazionale/
categories: [Libri per il management]
tags: [Unione europea, Cina]
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# Europa, re o pedone dello scacchiere internazionale?

![Europa, re o pedone dello scacchiere internazionale?](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/10/patrizio-bianchi.png)

Le **guerre e le crescenti tensioni internazionali** ricordano ogni giorno quanto sia concreto il rischio che i conflitti locali degenerino, con **effetti disastrosi sull’equilibrio globale**. Eppure, invece di accelerare il processo d’integrazione per rispondere in modo coeso alle sfide del nostro tempo, l’Europa sembra ripiegarsi su sé stessa, condannandosi a una **stagnazione economica e politica**. Da questa constatazione prende le mosse **Patrizio Bianchi**, professore ordinario di Economia applicata e titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed eguaglianza presso l’Università di Ferrara, di cui è stato rettore fino al 2010. Già **Ministro dell’Istruzione nel Governo Draghi** **e relatore in numerosi eventi promossi da Edizioni ESTE**, Bianchi torna a riflettere sul destino del Vecchio Continente nel suo **nuovo saggio *L’Europa fra Trump e la Cina* (il Mulino, 2025)**.

Fin dalle prime pagine, l’autore sottolinea come le **tensioni globali si siano ulteriormente aggravate dopo la rielezione di Donald Trump**, che ha imposto al mondo una visione fortemente conflittuale, in cui la logica della forza tende a sostituirsi alla diplomazia. L’Europa, osserva Bianchi, non ha saputo reagire: in molti Paesi prevalgono oggi **orientamenti conservatori e reazionari**, che mettono in discussione i fondamenti democratici e l’idea stessa di integrazione europea.

Ma gli Stati Uniti non rappresentano l’unica pressione che grava sull’Europa. Sul fronte opposto, la** Cina ha consolidato in pochi decenni una posizione di primato **industriale e tecnologico. Come ricorda Bianchi, nel 1970 il suo peso sull’economia mondiale era marginale, mentre gli Stati Uniti rappresentavano il 31,4% della produzione globale e l’URSS il 12,7%. Nel 2020, il quadro è completamente mutato: gli USA si attestano al 24,5% del PIL mondiale, seguiti dalla Cina con il 18%. Un balzo straordinario, trainato da **investimenti massicci nell’industria digitale**, nell’automotive e nell’innovazione tecnologica. Il risultato è un’Europa stretta tra due colossi, sempre più marginale sullo scacchiere geopolitico.

## L’Europa come promotrice di pace

In questo scenario complesso e frammentato, **Bianchi individua tanto i rischi quanto le opportunità**. Il principale pericolo è la deriva verso nuovi sovranismi, incapaci di affrontare sfide globali come la sicurezza, l’ambiente o la trasformazione tecnologica. Ma proprio nella crisi, sostiene, si cela la **possibilità di un rilancio**: un investimento condiviso nella cooperazione europea, fondato sulla consapevolezza che le questioni locali hanno ormai dimensione globale. Da qui la domanda, tanto semplice quanto cruciale: l’Unione Europea vuole essere protagonista o spettatrice della trasformazione mondiale?

Anche i **Paesi del cosiddetto Sud globale guardano all’Europa** chiedendosi quale ruolo intenda giocare, stretta tra l’assertività americana e l’espansione cinese. **L’Africa, in particolare, è un banco di prova decisivo**: un continente di straordinarie potenzialità ma anche di forti tensioni geopolitiche, dove si concentra la competizione per il controllo delle risorse strategiche. Il Congo, che produce oltre i due terzi del coltan mondiale - indispensabile per smartphone, videocamere e veicoli elettrici - è un caso emblematico. **Bianchi invita l’Unione Europea a recuperare un ruolo attivo** e propositivo, capace di promuovere pace e sviluppo sostenibile, evitando di lasciare interi continenti nelle mani delle nuove potenze.

## L’educazione come politica industriale del futuro

Il saggio propone una **chiave di lettura originale e di grande attualità**, cioè la politica educativa come vera politica industriale del futuro. Solo investendo in formazione, ricerca e innovazione, sostiene Bianchi, l’Europa potrà costruire **un’economia fondata sulla conoscenza**, sull’ambiente e sulle persone, che costituiscono i pilastri di uno sviluppo autenticamente sostenibile.

Il tema è particolarmente rilevante per l’Italia. **L’autore cita il Rapporto AlmaLaurea 2025**, che evidenzia **un’età media dei laureati ancora troppo elevata** (24,5 anni per la triennale e 27,5 per la magistrale) e un difficile inserimento nel mercato del lavoro, soprattutto per le donne. Da qui l’appello a una grande politica unitaria europea per la ricerca e l’innovazione, capace di **creare una rete di centri di conoscenza condivisa**. Non si tratta di un’utopia. Il Tecnopolo Dama di Bologna, che ospita il Centro di Supercalcolo europeo, rappresenta per Bianchi un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, università e imprese. È un esempio concreto di come la conoscenza possa diventare leva di sviluppo.

Con *L’Europa fra Trump e la Cina*, il già Ministro dell’Istruzione offre un’analisi lucida, colta e appassionata, che invita a guardare oltre i confini nazionali. Il suo messaggio è chiaro: il **futuro dell’Europa non può fondarsi sulla paura** o sulla chiusura, ma sulla conoscenza, sulla solidarietà e sulla cooperazione. Un libro che parla a manager, decisori pubblici e cittadini consapevoli, chiamandoli a una riflessione urgente. Perché senza un progetto condiviso, **l’Europa rischia di restare spettatrice del proprio declino**.
