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title: Il futuro del lavoro non è un algoritmo
description: "Giovanni Costa è autore di Provate voi a lavorare. Il lavoro nell'era dell'AI (Post Editori, 2025). Indaga cosa vuol dire lavorare al tempo d'oggi"
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date: 2025-11-21
author: Alessia Stucchi
url: https://www.paroledimanagement.it/libri-management/il-futuro-del-lavoro-non-e-un-algoritmo/
categories: [Libri per il management]
tags: [lavoro, società, economia, formazione]
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# Il futuro del lavoro non è un algoritmo

![Il futuro del lavoro non è un algoritmo](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/11/Newsletter_PdM-600-x-400-px-1200-x-800-px-1024x683.png)

Cresce **l’impopolarità del lavoro**. Se ne parla perché non ce n’è abbastanza, o perché ce n’è troppo; perché arricchisce pochi, o perché logora molti. Ma **raramente ci si interroga su cosa significhi**, davvero, lavorare bene. Quando si discute di qualità del lavoro, si è soliti fermarsi quasi sempre al tema della **conciliazione tra vita privata e aziendale** – come se bastasse bilanciare gli orari per restituire dignità all’impegno quotidiano. **Giovanni Costa, Professore emerito di Organizzazione Aziendale e di Strategia d’Impresa all’Università di Padova**, nel suo nuovo libro ***Provate voi a lavorare. Il lavoro nell'era dell'AI (*Post Editori*, 2025)***, invita invece a uno sguardo più profondo: la qualità non è un privilegio concesso da un datore illuminato, ma una** costruzione collettiva che nasce dal dialogo tra persone, manager e imprenditori**.

In un tempo in cui il lavoro ha perso la sua gravosità materiale e si prepara a perdere molte delle sue funzioni ripetitive, si apre lo spazio per **riscoprirne la dimensione più creativa e propositiva**. Ma serve coraggio. Soprattutto per **andare oltre gli slogan**, come smart working, diversity & inclusion, digitalizzazione, solo per citare alcuni segnalati da Costa – e affrontare la sostanza del lavoro: le relazioni, le competenze, il **senso condiviso di ciò che si fa**.

Nei primi capitoli, Costa esplora proprio questa sostanza: la qualità del lavoro e delle interazioni che lo animano, la connessione lungo la filiera, il **ruolo dei leader e il valore reale della retribuzione**, letta come forma di riconoscimento e partecipazione. Poi il discorso si apre alle prospettive dell’Intelligenza Artificiale (AI), che promette di **trasformare il lavoro in modo radicale**. In questo scenario, la vera sfida non è adattarsi alla tecnologia, ma imparare a domandarsi quali condizioni rendano ancora possibile un lavoro che resti umano.

## I giovani devono riscoprire la potenza delle idee

La **tecnologia non ha morale né direzione**: siamo noi a decidere se usarla per emanciparci o per controllarci. Costa **mette in guardia da due visioni opposte e ingannevoli**: quella catastrofista, che teme la fine del lavoro umano, e quella tecno-ottimista, che sogna un futuro interamente automatizzato. La verità è che l’AI sottrae, ma non per cancellare l’umano, ma per **liberare tempo e spazio per restituirgli il suo tratto più distintivo**, cioè il giudizio, la creatività, la capacità di discernere.

È qui che il **discorso si intreccia con le nuove generazioni**. Costa si rivolge ai giovani con un monito chiaro: un curriculum racconta il passato, ma sono le idee a rappresentare il futuro. E oggi, nell’era dell’AI, **le idee stesse diventano la vera forma di capitale**, ciò che distingue l’apporto umano da quello delle macchine. Eppure, mentre la richiesta di innovazione cresce, le aziende si trovano ad affrontare un turnover crescente e una **difficoltà crescente nel trattenere i talenti**: chi entra, spesso, riparte, chi resta fatica a trovare motivazione. Non è solo un problema di numeri, ma di senso. **Se il lavoro non offre prospettiva, non trattiene**. E quando la fuga dei giovani incontra l’inerzia organizzativa, l’impresa rischia di perdere la propria linfa vitale.

*Provate voi a lavorare* è dunque un libro sulla responsabilità e sul coraggio di restare umani nel cambiamento. **Costa non propone soluzioni facili**, ma una direzione: comprendere, metabolizzare e usare la tecnologia con intelligenza umana. Perché, se il lavoro è destinato a cambiare, solo la nostra consapevolezza potrà decidere se resterà – o no – un luogo di libertà.
