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title: Parità di genere, serve una rivoluzione in azienda (e fuori)
description: Querzè nel libro Donne e lavoro. Rivoluzione in sei mosse (Post Editori, 2023) sottolinea come le donne non sono libere nella loro carriera.
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date: 2023-12-18
modified: 2023-12-19
author: Alessia Stucchi
url: https://www.paroledimanagement.it/libri-management/parita-di-genere-serve-una-rivoluzione-in-azienda-e-fuori/
categories: [Libri per il management]
tags: [Gender pay gap, parità di genere, Rita Querzè, Maurizio Ferrera]
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# Parità di genere, serve una rivoluzione in azienda (e fuori)

![Parità di genere](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2023/12/paritagenere.jpeg)

È appena trascorso novembre, il mese nel quale si celebra la giornata a favore dell’**equal pay gap **(15) e la giornata contro la **violenza sulle donne** (25). I segnali di realizzazione di una vera inclusione sono però ancora lontani, perché le donne continuano a essere **discriminate in azienda**, infatti in Europa, per ora lavorata, il divario retributivo medio tra uomini e donne è del 12,7% (Eurostat, 2021). Emerge quindi la necessità non solo di riflettere, ma anche di agire: serve una rivoluzione. **Rita Querzè, Giornalista del *Corriere della Sera***, è da sempre interessata alla rappresentanza femminile nella società e nel suo libro dal titolo ***Donne e lavoro. Rivoluzione in sei mosse*** (Post Editori, 2023) sottolinea, con storie vere, come oggi le **donne non sono ancora libere di esprimersi** appieno nella loro carriera.

Il punto di partenza dal quale iniziare ad agire è in realtà un** punto di stallo**: “In 30 anni non è migliorato niente o quasi. Piccoli passi avanti. Negli Anni 20 diversi segnali mostrano come il **cambiamento sia ulteriormente rallentato**”, scrive Querzè. Dagli Anni 90, con l’introduzione della legge che considera la **violenza sessuale un reato**, era nata, come sottolinea la stessa autrice, l’idea che il principio di equità fosse stato raggiunto. Ma questa era, appunto, un’illusione. I dati riportati nel libro mostrano, per esempio, che la **maternità rappresenta un ostacolo** alla carriera, che il lavoro di cura gratuito è gestito abitualmente dalle donne (nel 70% dei casi) e che gli uomini guadagnano di più a parità di istruzione (il divario è del 45,7% nel caso di istruzione terziaria).

Nell’attesa dell’equità, come sottolinea nella prefazione **Maurizio Ferrera**, Editorialista del *Corriere della Sera *e Docente di Scienza politica all’Università di Milano, sono **due gli elementi che non hanno funzionato**: il primo è la mentalità, ancorata a pregiudizi che attribuiscono agli uomini il ruolo di garante della sicurezza economica e alle **donne il compito della riproduzione sociale**; il secondo è l’**inadeguatezza delle politiche pubbliche**, perché, pur essendo il problema dell’inclusione presente nelle agende politiche, di fatto non si è introdotto un reale monitoraggio e dunque una soluzione del problema.

## La scarsità delle imprese femminili  

In molti casi, il controllo del fenomeno è declinato in azienda nella **certificazione della parità di genere**. Ma, come sottolinea Querzè, lo strumento valutativo, così come strutturato oggi in Italia, **non è una garanzia affidabile**: il valore ottenuto è dato dalla **media di 33 parametri** (per esempio l’analisi del gender pay gap) e per ottenere la certificazione è sufficiente raggiungere ‘appena’ il 60% degli indicatori. Se ne deduce, quindi, che un’azienda potrebbe essere carente in alcuni aspetti e più virtuosa in altri. Secondo la giornalista la **soluzione è la semplicità**: utilizzare pochi indicatori, ma renderli pubblici e accessibili a tutti.

Nel caso, invece, del problema a monte della misurazione del gender pay gap, le soluzioni proposte sono due: l’**abbassamento dello stipendio maschile** o la crescita di quello femminile. “La riduzione del pay gap è un’**operazione complicata** e nessuno la regalerà su un piatto d’argento. Al contrario, richiederà tempo, energie e voglia di mettere in campo le proprie ragioni. A meno che non ci si accontenti di cambiare tutto perché nulla cambi”, è il pensiero di Querzè.

Dopo aver presentato la **precarietà delle lavoratrici italiane** – alle donne è destinato il 52% dei contratti intermittenti – la giornalista mostra come sia **difficile costruire una propria azienda**, soprattutto nei settori considerati maschili, come quello delle costruzioni (solo il 6,7% degli imprenditori è donna). Per aumentare la presenza di imprese femminili, l’autrice segnala che il **Piano nazionale di ripresa e resilienza** ha stanziato 400 milioni di euro per questo scopo, ma senza un reale successo. E la stessa Europa ha anche fissato l’obiettivo – poco sfidante – di aumentare l’occupazione femminile di appena il 4% entro il 2026: “Un incremento che comunque ci lascerebbe agli **ultimi posti della classifica europea**. Ma ora perfino questo obiettivo rischia di non essere centrato”, giudica Querzè.

In chiusura di libro, l’autrice riflette sulle azioni concrete per migliorare la parità di genere, a partire dall’**educazione scolastica**: “La politica dei piccoli passi sta troppo, troppo lentamente colmando le disparità. Il nostro Paese ha bisogno di una rivoluzione intesa come una **presa di coscienza collettiva** dei problemi in campo, e di un salto in avanti”. E in questo non possono essere solo le donne a impegnarsi, ma serve anche il **sostegno degli uomini**.
