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title: Plasmare la cultura, la lezione di Vasilij Grossman
description: l capolavoro di Vasilij Grossman Vita e destino ha molteplici risvolti di interesse anche per la scienza dell’organizzazione
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date: 2022-09-13
author: Gianfranco Rebora
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categories: [Organizzazione]
tags: [organizzazione, Vita e destino, Vasilij Grossman, letteratura russa]
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# Plasmare la cultura, la lezione di Vasilij Grossman

![Cultura_libri](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/09/Cultura_libri-min-1024x683.jpg)

Il capolavoro di **Vasilij Grossman *Vita e destino*** ha molteplici risvolti di interesse anche **per la scienza dell’organizzazione,** oltre a costituire una lettura coinvolgente in tempi come questi, che vedono il riaffacciarsi della guerra in Europa. Nel raccontare le varie fasi **degli scontri tra tedeschi e sovietici tra il 1941 e il 1943,** culminati nell’assedio di Stalingrado e nella sconfitta degli invasori, l’autore si basa **sulla diretta cognizione dei fatti,** osservati da vicino in qualità di corrispondente di guerra; ma l’intreccio tra eventi storici, racconti di persone coinvolte e riflessioni di ampio respiro produce una narrazione **di grande intensità emotiva e di alto spessore intellettuale,** che richiama e forse supera il Lev Tolstoj di *Guerra e pace*, almeno per la sensibilità di un lettore europeo di oggi.

Si sa che il libro **poté essere pubblicato postumo solo nel 1980,** eludendo la censura sovietica. La sua scrittura, ultimata nel 1960, ha costituito **per Grossman un percorso di emancipazione personale,** di uscita dal credo ideologico e di scoperta del valore della libertà, alimentato da una tensione di ricerca del vero e del giusto. In questa sede, posso limitarmi a individuare alcuni spunti che giudico di interesse per gli scopi di questa rubrica.

## Una struttura circolare

Il romanzo contiene una miriade di personaggi dei quali il lettore rischia di perdere o confondere le tracce, ma è strutturato da una serie di situazioni che trovano riepilogo esplicito alla fine del testo. Al centro di tutto ci sono** i componenti della “famiglia Šapošnikov e la loro cerchia”**, riferimento per una rete di relazioni molto più estesa. I suoi numerosi membri, a partire **da Aleksandra, l’anziana madre di famiglia, le sue figlie viventi Ljudmila e Ženja,** i rispettivi mariti o amanti, gli altri componenti, anziani e delle generazioni successive, vivi, mancati per varie vicende, o anche detenuti in qualche lager, fino a conoscenti e amici, vivono connessioni multiple che abbracciano l’intera sfera sociale coinvolta dalla guerra.

Così, il romanzo, nei tre libri in cui è diviso per oltre 1.000 pagine, **esplora questa rete di relazioni con un susseguirsi incalzante di scene,** senza seguire un preciso ordine temporale o di altro genere, ma privilegiando la circolarità rispetto agli sviluppi lineari e procedendo per ondate successive, che nelle fasi di rallentamento lasciano spazio a riflessioni profonde, di valenza politica e filosofica.

Le connessioni tra i diversi membri della famiglia è allargata rispetto a una pluralità di ambienti che, a ben vedere, non sono altro che **sistemi sociali, inseriti in organizzazioni di vario tipo.** Si tratta di diverse strutture militari, come il corpo dei carristi, un nucleo di piloti di caccia, gli ufficiali dell’Armata rossa a Stalingrado, gli ufficiali dell’esercito tedesco a Stalingrado, la Casa 6/1, centro di resistenza estremo di eroici soldati russi, la stazione elettrica di Stalingrado, una missione militare nella steppa calmucca. Ma ci sono anche **due lager, uno nazista e l’altro sovietico, il gruppo di fisici e altri scienziati,** prima sfollati negli Urali e poi rientrati a Mosca in un istituto scientifico, una cella della Lubjanka con i suoi detenuti e persino il vagone di un treno diretto verso le camere a gas.

## La burocrazia di un sistema totalitario

A un primo livello di lettura, si coglie l’intenso impegno di Grossman nel **manifestare l’insoddisfazione diffusa per le disfunzioni tipiche del modello burocratico**, le stesse che proprio la letteratura sociologica degli Anni 50 e 60 del Novecento ha ampiamente documentato, da Robert Merton, a Peter Blau, a Michel Crozier.

Per questo, l’autore dà voce soprattutto a personaggi di base, quelli che vivono sulla loro pelle le conseguenze pratiche della centralizzazione burocratica. Così, nel corso di una discussione tra scienziati e intellettuali sfollati a Kazan **è l’uomo che affitta loro il locale, Artelev,** a prendere la parola inaspettatamente, stimolato da un accenno allo “Stato accentratore”: “La centralizzazione ci ha soffocati! Un inventore ha proposto al nostro direttore un metodo per produrre 1.500 pezzi invece di 200 e lui l’ha cacciato via: si produce quel che ci dicono di produrre e arrivederci”.

Oppure, nella desolazione della steppa Calmucca, il dialogo tra il colonnello russo in missione e un ufficiale locale prende una piega critica sul fatto che **“la burocrazia non è uno scherzo”,** perché **“in tempo di pace può rovinare le persone**. E in prima linea può fare anche di peggio”, come quando succede che “se qualcuno ha ordinato che ‘indietro non si torna’, li lasciano lì sotto il piombo, li mandano a morire e immolano anche l’artiglieria”.

In altri passaggi, questo innesca **valutazioni di ordine sociologico anche sul cinismo che deriva dalle esperienze negative:** “Gli scettici e i pessimisti sono persone realiste che, per amara esperienza, hanno integrato con il sangue e il dolore l’arte della guerra. È questo che li rende superiori ai novellini ingenui”. “Loro, i veterani, sanno già come vanno le cose: li scaricheranno in prima linea, in una stazione che solo gli aerei tedeschi conoscono e al primo bombardamento i novellini perderanno un po’ della loro baldanza…”. “Per dissimulare la fretta inconsulta con cui ha mandato allo sbaraglio le sue truppe di novellini, per occultarne la morte, inutile o quasi, l’ufficiale invia ai superiori un rapporto standard: ‘L’azione estemporanea delle truppe provenienti dalla riserva ha momentaneamente interrotto l’avanzata nemica, consentendo di radunare gli uomini a me affidati’”.

Ma le cose sono più complesse, perché **si tratta della burocrazia di uno Stato totalitario**, quindi dominata da un potere assoluto e, al tempo stesso, impregnata di ideologia. Quando gli scienziati discutono, corrono rischi nell’esporre le proprie idee e devono confrontarsi con posizioni come questa: “Il nostro centralismo è il motore sociale di una gigantesca energia in grado di compiere prodigi. Alcuni ne ha già compiuti, altri ne verranno in futuro”. **Solo un personaggio del tutto fuori dagli schemi, come** **lo storico Mad’jarov, può propugnare la libertà di stampa** e affermare che “Stalin costruisce quello che serve allo Stato, non all’uomo”; gli altri devono, forse a malincuore, convenire che “loro hanno in mano il cuore del sistema, il sancta sanctorum, la forza vitale della burocrazia sovietica”.

Nella burocrazia totalitaria occorre anche fare i conti con una particolarità: la presenza diffusa dei commissari politici o, comunque, **emissari del potere e della sua ideologia;** lo schema evidenzia quanto questa presenza sia pervasiva e interessi tutti gli aggregati sociali.

La sofferenza generata da questa presenza affiora, così, **nel vissuto diffuso in tutti gli ambienti e tocca particolarmente le persone più sensibili e impegnate** nel conseguire performance elevate nei vari campi di azione. È il caso del fisico Štrum, che si vede emarginato dal circuito scientifico per manovre di questi emissari del potere. E anche quello **del Comandante Novikov, la cui squadra di carri armati riveste un ruolo decisivo per liberare Stalingrado,** ma che deve amaramente constatare che: “Sopra di lui c’erano sempre persone che non distinguevano i calibri delle armi, non sapevano leggere una mappa e nemmeno i discorsi che altri scrivevano per loro, che sbagliavano gli accenti nelle parole o le usavano a sproposito. La loro ignoranza non dipendeva da origini modeste. La forza di quelle persone era proprio l’ignoranza, si scopriva a pensare certe volte, l’ignoranza e non l’istruzione”.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Luglio-Agosto 2022 di *Sviluppo&Organizzazione*.

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