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title: Smart worker nelle nuove organizzazioni
description: "Nel 'dopo' virus, occorrerà ripensare le nuove organizzazioni, combinando Smart working e digitalizzazione con un occhio attento al personale."
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/06/smart_worker.jpg
date: 2020-06-10
author: Francesco D. Perillo
url: https://www.paroledimanagement.it/organizzazione/smart-worker-nelle-nuove-organizzazioni/
categories: [Organizzazione]
tags: [new normal, direzione del personale, digitalizzazione, Smart working, Employer branding]
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# Smart worker nelle nuove organizzazioni

![smart_worker](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/06/smart_worker.jpg)

Di momenti difficili è intessuta ogni storia di azienda, come d’altra parte, ogni nostra storia personale. Mai prima d’ora però, in piena era della globalizzazione di mercati, scambi e stili di vita, persone e organizzazioni si sono trovate di fronte al blocco del mondo.

Sappiamo bene, mentre leggiamo queste riflessioni, che cosa significa tutto ciò e tutti, indistintamente, **ci troviamo affratellati dalla medesima angoscia del futuro, impietriti davanti alla domanda “come ne usciremo?”.** In fondo, chi è potuto rientrare in fabbrica, benché con guanti e mascherina, e rimettere in moto una macchina o attrezzare un banco di lavoro, ha esorcizzato più facilmente la paura del cambiamento. Diverso è stato per **l’esercito degli Smart worker che, rimasto confinato a casa, continua a lavorare a distanza**. Una distanza abilitata dalla tecnologia, che riesce ad assicurare una continuità operativa mai così essenziale, ma rischia di generare distanza affettiva, solitudine e ansia, in relazione alla perduta normalità relazionale del proprio lavoro.

Navighiamo nella nebbia con i radar ben accesi e sappiamo già che dovremmo continuare a farlo almeno per almeno un altro anno. **Una traversata del deserto per conquistare la terra promessa della nuova normalità.** Una gestione del transito, durante la quale bisognerà riprogettare per tempo, per la vita personale ancor prima che per le aziende, un nuovo modello organizzativo. Presi dall’emergenza abbiamo superato resistenze e pregiudizi, adottato soluzioni tampone e procedure affrettate, limitandoci a girare l’interruttore del lavoro dalla presenza alla distanza.

Ora però, **nella vera fase 2 dell’emergenza, è indispensabile la visione sistemica per riprogettare l’ufficio, la fabbrica, il lavoro.** Bisognerà farlo senza slogan (Smart company, lavoro *agile*, Digital factory) perché lo scenario è profondamente – e probabilmente irreversibilmente – cambiato rispetto al tempo del turbocapitalismo e delle promesse espansive basate sui consumi. La domanda da cui partire è: “cosa ci porteremo nel ‘dopo virus’?”.

## Cosa porteremo nel 'dopo' virus?

Su tutto sembra che tre siano i fattori destinati a permanere: la devastante riduzione dell’occupazione (non più gestibile con la Cassa integrazione guadagni), lo Smart working diffuso, la trasformazione digitale delle relazioni economiche e di produzione.

In uno scenario di ridondanza di offerta di manodopera anche molto qualificata, **rischia di uscirne ridimensionata proprio l’importanza dell’Employer branding**: per essere aziende attrattive basterà forse offrire ai migliori talenti sul mercato un buon porto sicuro, più che un luogo dove è bello lavorare. Oltretutto la gestione della reputazione aziendale rischia di essere percepito da molti capi azienda come un generatore di costi accessori che bisognerà contenere.

Quante aziende però riusciranno a guardare la luna e non il dito e comprenderanno che attrarre il personale riveste una valenza più interna che esterna? Nel senso che **la motivazione e il benessere organizzativo di chi già lavora nell’azienda, a distanza o in presenza, resterà un fattore chiave di successo**. Soprattutto in una fase di ripresa in cui si è chiamati a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Quanto agli altri due fattori, siamo portati a ritenere che **digitalizzazione dei processi e Smart working saranno necessariamente destinati a essere coniugati insieme nei nuovi modelli organizzativi.** Nell’impresa digitale i processi sono per definizione *remote control*, se non autoregolati da algoritmi che genereranno report e masse di dati nei computer di chi dovrà assicurare la gestione operativa dell’azienda. Ed è proprio per questo che lo Smart working non potrà essere limitato a un mero lavoro fatto da casa in deroga. Né ci si potrà limitare alla ridefinizione di *job *e procedure. Bisognerà invece ripensarlo come perno della strategia di trasformazione digitale dell’azienda.

Su questo **il ruolo e il contributo dei Direttori del Personale saranno decisivi** e già da ora dovranno porsi alcune essenziali domande che investono la delicata sfera gestionale del rapporto tra la persona e l’organizzazione. Per esempio il tempo, come gestire a distanza quello lavorativo evitando che si espanda fino a occupare quello privato? E lo spazio, l’altro asse portante della prestazione: come assicurare layout innovativi per alternare momenti di presenza e amplificare le interazioni, costruire rapporti di fiducia con i colleghi, favorire il senso di appartenenza?

Se è vero poi che, da una parte, l’assenza favorisce l’autonomia, la responsabilità e la stessa ‘intimità’ con il progetto, come gestire dall’altra **il rischio d’isolamento, ancora più marcato nelle generazioni native digitali**? E infine, con quali metodologie potremo assicurare la condivisione delle conoscenze tacite, delle esperienze, recuperare le chiacchiere alla macchinetta del caffè e gestire il team building e la manutenzione della motivazione?

Nei momenti difficili la capacità di non abbattersi non basta. **Persone e organizzazioni devono proiettarsi nel futuro**, lottare, vincere e perdere, ma guardare avanti. Con tutto l’entusiasmo possibile.
