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title: Dalle catene del valore globali a quelle locali
description: Per anni molte imprese hanno delocalizzato le attività; negli ultimi tempi si è invece assistito a fenomeni di reshoring e nearshoring.
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/10/Supply-chain_delocalizzazione-min-1024x683.jpg
date: 2021-10-29
modified: 2025-09-09
author: Albachiara Boffelli
url: https://www.paroledimanagement.it/produzione/dalle-catene-del-valore-globali-a-quelle-locali/
categories: [Fabbrica, Produzione]
tags: [reshoring, covid-19, Supply chain, nearshoring]
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# Dalle catene del valore globali a quelle locali

![Supply chain_delocalizzazione](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/10/Supply-chain_delocalizzazione-min-1024x683.jpg)

Nel corso degli ultimi decenni, le attività di produzione sono state oggetto di un fenomeno di frammentazione internazionale che ha portato alla **creazione delle cosiddette catene globali del valore o Global value chain (Gvc).**

I driver principali di questo fenomeno sono stati **la riduzione dei costi e l’accesso alle risorse di alta qualità**, il cui risultato finale è stato il posizionamento di attività ad alto valore aggiunto nei Paesi avanzati e di quelle a basso valore aggiunto nei Paesi emergenti. Tuttavia, negli ultimi 10 anni, diversi driver hanno iniziato a sfidare il modello produttivo globale, **dando vita a un nuovo trend di riconfigurazione delle filiere produttive.** Questi movimenti sono stati etichettati da Barbieri e colleghi (2019) come “*relocations of second degree*” (letteralmente “rilocalizzazioni di secondo grado”) per identificare sia il ritorno al Paese di origine delle imprese (l’ormai noto “*backshoring*” o “*reshoring*”) sia il trasferimento in Paesi terzi (ovvero l’ulteriore delocalizzazione, o il “*nearshoring*”, quando ci si sposta in un Paese più vicino).

La letteratura scientifica si è concentrata solamente sul primo fenomeno, trascurando il secondo. Inoltre, è sempre stata presa la prospettiva della singola impresa piuttosto che dell’intera catena del valore. Quindi, da un lato, è tempo di capire come **le motivazioni sottostanti le scelte di rilocalizzazione possano influenzare la localizzazione non solo delle singole imprese, ma anche dell’intera catena del valore**; d’altra parte, data la pandemia di covid-19, è necessario indagare se e come questo fenomeno dirompente possa agire come un innesco per la ri-progettazione delle Gvc. Emerge infine una questione rilevante riguardo al ruolo (se presente) delle politiche industriali nazionali e/o regionali per favorire la trasformazione delle Gvc in Regional value chain (Rvc).

## Prima del covid-19: i driver delle catene regionali del valore

I driver della riconfigurazione delle Gvc pre covid-19 includevano principalmente i **cambiamenti macroeconomici** dovuti, per esempio, alla trasformazione di alcuni Paesi da destinazioni attrattive per i ridotti costi della manodopera a destinazioni attrattive per le opportunità di mercato (per esempio la Cina) o all’affermarsi di nuove destinazioni low cost. Questo primo fattore potrebbe implicare **la scelta di un’ulteriore delocalizzazione o di *nearshoring***, diventando così una delle possibili variabili che favoriscono la trasformazione delle Gvc in Rvc.

Un’ulteriore motivazione a supporto di una riconfigurazione delle Gvc **deriva dalle scarse prestazioni della delocalizzazione**, che possono spingere le imprese a riconsiderare l’internazionalizzazione (accogliere così il fenomeno di *backshoring*) o considerare ubicazioni alternative (quindi promuovere l’ulteriore delocalizzazione o il *nearshoring*).

Esistono altri driver più specifici per il *backshoring* e il *nearshoring*. Il primo è il ***made-in effect***, ovvero **lo sfruttamento dell’effetto Paese d’origine per migliorare la reputazione** e influenzare la percezione dei clienti sulla qualità del prodotto finale. Il secondo è il **cambiamento tecnologico, che consente alle imprese di sostituire il lavoro manuale con la tecnologia** e di riorganizzare attività precedentemente caratterizzate da alta intensità di lavoro sia nel loro Stato d’origine sia in altri mercati avanzati nella regione d’origine. Un terzo driver rilevante è la **crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e sociale**, che richiede catene del valore più corte al fine di ridurre le emissioni e consentire un controllo più rigoroso per garantire che i fornitori rispettino le prescrizioni etiche. Un ultimo driver è legato alle forze istituzionali e politiche, come l’ascesa di nazionalismi e populismi, le guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina e alcune politiche *ad hoc* progettate dai responsabili politici nazionali e regionali per favorire la nazionalizzazione o la regionalizzazione delle Gvc.

## Il covid-19 come fattore scatenante delle catene regionali del valore

La necessità di ridisegnare il modello delle Gvc dopo il covid-19 è emersa come una questione importante in diversi contesti. A livello istituzionale, l’*Unctad* *investment trends monitor* pubblicato a marzo 2020 ha sottolineato che **la pandemia può potenzialmente accelerare la tendenza già esistente di allentamento dei legami** **che caratterizzano le catene globali del valore**, innescando così i fenomeni di *back* e *nearshoring*, al fine di rendere le catene più resilienti. Allo stesso tempo, la regionalizzazione delle catene del valore è stata prospettata **come una delle più probabili conseguenze del covid-19** (si veda per esempio The Economist Intelligence Unit, 2020).

Per comprendere meglio come l’emergenza sanitaria possa favorire la riconfigurazione delle catene del valore da globali a locali, i ricercatori del gruppo RE-attract and REcover by REsearching REshoring for Italy (RE4IT) **hanno sviluppato un modello basato sull’approccio delle 5 w** (*who*, *what*, *where*, *when*, *why*) che è già stato adottato, almeno in parte, per indagare il fenomeno del *reshoring* (Barbieri *et al*., 2018).

Il “perché” è, naturalmente, il covid-19, che innesca** sia le decisioni dei manager di trasferire le attività produttive sia i decisori politici nel promuovere tali strategie**. Il “chi” sono gli attori di questo processo,** che possono essere sia le singole aziende sia l’intera catena del valore** o parte di essa. Quest’ultima tipologia di attori risulta particolarmente interessante, poiché è stata poco indagata nella letteratura esistente. La dimensione “quando” si riferisce **all’orizzonte temporale**, che può essere sia di breve sia di lungo periodo. Per quanto riguarda la dimensione “dove”, si considerano due destinazioni alternative di delocalizzazione, ovvero** il Paese di origine (*backshoring*) o la macro area (*nearshoring*). **Infine, il “cosa” riguarda **l’oggetto della delocalizzazione**, il quale dipende dalla combinazione tra le dimensioni “chi” e “dove”. Più specificamente, emergono quattro alternative: *backshoring* della singola azienda; *nearshoring* della singola azienda; *backshoring* multi-azienda e *near-reshoring* multi-azienda. Questi ultimi due casi sono quelli più innovativi, poiché danno vita , rispettivamente, a catene del valore nazionali e regionali.

L'articolo è pubblicato sul numero di Settembre-Ottobre 2021 della rivista *Sistemi&Impresa*.

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