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title: FabbricaFuturo Italia, c’è ancora futuro per la Manifattura
description: "C'è ancora futuro per la fabbrica italiana? Sì, ma solo se la Manifattura investirà in R&D e darà risposte giuste alle sfide della rivoluzione"
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date: 2025-06-12
modified: 2025-09-09
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/produzione/fabbricafuturo-italia-ce-ancora-futuro-per-la-manifattura/
categories: [Fabbrica, Produzione]
tags: [FabbricaFuturo, manifattura, fabbrica]
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# FabbricaFuturo Italia, c’è ancora futuro per la Manifattura

![Fabbrica_futuro_manifattura](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/06/Fabbrica_futuro_manifattura-1024x683.jpg)

C’è ancora **futuro per la Manifattura**? È la domanda alla quale ha cercato di rispondere ***FabbricaFuturo Italia*, l’iniziativa editoriale promossa dalla rivista *Sistemi&Impresa* e** dalla casa editrice ESTE, di cui *Parole di Management* è stato Media Partner. Spoiler: **sì, nel futuro ci sarà ancora la fabbrica**. A patto, però, che si inizino a prendere le contromisure rispetto ad alcune questioni, cruciali per la Manifattura. Una su tutte: gli **investimenti in ricerca e sviluppo (R&D)**.

Andiamo con ordine. Fondamentali sono i dati che fotografano lo stato dell’arte della manifattura. Come spiega **Franco Mosconi**, Professore Ordinario di Economia e Politica Industriale dell’Università di Parma, **il primo dato da considerare per tastare il polso dell’industria, riguarda l’export**. Negli ultimi 10 anni (2012-2022), mentre **la Cina ha aumentato la sua quota di export (dal 16,2% al 17,6%)** e il ‘Resto del mondo’ ha sfiorato il 50% (49,1% dal 42,3% di una decade fa), **l’intera Unione europea è calata dal 14,7% al 13,2%.** Nonostante la perdita di quote di export, gli analisti sono d’accordo nel ritenere il dato Ue una **“quota robusta”**, in particolare di fronte ai cali di Usa (XXX) e del Giappone.

Analizzando le performance di singoli Paesi, le rilevazioni Unido (l’agenzia dell’Organizzazione delle nazioni unite che si occupa di industria), indicano che **in cima alla classifica della produzione industriale è la Cina (4,8 trilioni di dollari)**, seguita dagli Stati Uniti (2,8 trilioni). E l’Italia? **Il nostro Paese è settimo nel mondo, con 400 miliardi di dollari**, secondo solo alla Germania (800 miliardi) nel confronto europeo: ecco perché **possiamo ancora definirci il “secondo Paese manifatturiero d’Europa”**. Guardando i dati aggregati – e questo è un altro aspetto positivo per la nostra industria – **l’Ue è la terza potenza manifatturiera dopo Cina e Usa**, ma a poca distanza dai secondi.

Scendendo ancora di livello e **guardando nello specifico all’Italia**, sono i dati Istat 2025 a darci una panoramica rispetto ai settori e alle loro performance del nostro Paese. Appena tre sono quelli che valgono almeno il 10% del Prodotto interno lordo italiano: **Macchine e apparecchiature (13,8%), Prodotti di metallo (12,7%) e Alimentari e bevande (10%)**. In sintesi vuol dire che altri settori per i quali siamo ancora conosciuti nel mondo per i nostri prodotti ‘belli e ben fatti’, come l’Automotive e la Moda, valgono meno del 10% del Pil.

## Servono investimenti robusti in R&D

Ma veniamo alla vera nota dolente che, però, racchiude in sé anche la soluzione al problema (o per lo meno **una strada per il rilancio della Manifattura**). Per capire il futuro dell’industria è, infatti, necessario considerare gli **investimenti in R&D**: è da questi numeri, come sostiene Mosconi, che si capisce **se un Paese guarda al domani** oppure rischia di finire nella spirale autocelebrativa che porta al declino.

Secondo i dati Eurostat, **le aziende dei Paesi più virtuosi investono circa il 3,5% del fatturato in R&D**; la media Ue è del 2,2%, nonostante Bruxelles si sia data l’obiettivo di arrivare almeno al 3%. In questa classifica, **l’Italia è al 17esimo posto tra i Paesi Ue**. È questo il vero campanello d’allarme che ci riguarda, insieme con **il 21esimo posto di maturità digitale dell’indice Desi**, l’indicatore che misura le conoscenze digitali nei Paesi Ue: se non si investe nell’innovazione – e se non la si **misura rispetto al fatturato generato dai nuovi prodotti**, come suggerisce Gianni Dal Pozzo, Amministratore Delegato di Considi – difficilmente la Manifattura italiana resterà ai vertici, almeno europei.

Dunque, qual è la soluzione? Ovviamente **aumentare la quota di investimenti in R&D**, ma non solo. Mosconi suggerisce di **investire anche in conoscenza**. Questo, come propone Dal Pozzo, **consentirà di ‘pensare *out of the box*’** (lo stesso suggerimento è lanciato da Luigi Consiglio, CEO di Eccellenze d’Impresa). “**Si può resistere, ma poi tenere il punto si pagherà**”, è la tesi di Patrizio Bianchi, ex Ministro dell’Istruzione, mettendo in guardia chi non vuole accettare che tutto sia cambiato rispetto al passato.

**Siamo immersi in una rivoluzione**, come suggerisce nel suo libro *Terra incognita* Sebastiano Barisoni: a differenza delle crisi dalle quali si torna indietro e che rappresentano delle parentesi rispetto alla ‘normalità’, **le rivoluzioni si possono solo accettare come un nuovo scenario da affrontare**. Usare gli strumenti del passato e **‘resistere’ potrebbe non essere la soluzione ideale**. E quindi ci sarà futuro per la fabbrica? **Sì, dando le risposte (giuste) alle sfide** che sono sotto gli occhi di tutti.
