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title: La fabbrica che si adatta alla creatività dei designer (e non viceversa)
description: Flos ha creato un’azienda diffusa che non vuole limitare le idee creative dei designer, alla costante ricerca di nuovi approcci produttivi.
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date: 2021-08-24
modified: 2025-09-09
author: Sara Polotti
url: https://www.paroledimanagement.it/produzione/la-fabbrica-che-si-adatta-alla-creativita-dei-designer-e-non-viceversa/
categories: [Fabbrica, Produzione]
tags: [flessibilità, miglioramento continuo, evoluzione, creatività, Supply chain]
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# La fabbrica che si adatta alla creatività dei designer (e non viceversa)

![Fabbrica](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/08/Fabbrica-min-1024x683.jpg)

Quando nel 1962 **Achille Castiglioni** e il fratello **Pier Giacomo Castiglioni** inventarono la **lampada Arco** (oggi esposta addirittura al Museum of modern art – MoMA – di New York), non guardarono solo all’azienda e ai suoi macchinari, pur essendo designer particolarmente votati all’industrializzazione. Pensarono soprattutto al **prodotto e alla sua funzione**, lasciando alla allora giovane Flos il compito di produrlo. Come lui, sono molti i designer ai quali viene lasciata carta bianca: Flos ha deciso, infatti, di creare un’**azienda diffusa** che al suo interno non produce nemmeno una vite e che, al contrario, si affida completamente al **distretto industriale**; in questo modo, secondo l’organizzazione, non si limitano le **idee creative dei designer**, rinnovando i prodotti e trovando **nuovi approcci produttivi** a seconda delle richieste.

L’esempio è molto particolare e svela come il distretto industriale sia ancora capace di essere protagonista: ne è convinto **Sergio Monetti, Chief Operatin Officer (COO) della funzione Decorative di Flos**, che durante la tappa di Brescia del **convegno *FabbricaFuturo*** (1 luglio 2021), l’evento organizzato dalla casa editrice ESTE di cui *Parole di Management* è Media Partner, ha illustrato *pro* e *contro* di questa modalità industriale scelta dall’azienda nota proprio per l’illuminazione di design di alta qualità.

## La difficile fattibilità si supera con la ricerca capillare

Per capire il successo del modello bisogna però inquadrare la situazione **a livello** **territoriale** e soprattutto l’azienda. Il quartier generale di Flos – parte del gruppo Design Holding – si trova nel Bresciano, a Bovezzo, ed è in questa cittadina circondata da montagne che l’azienda è diventata il centro nevralgico per la** produzione di** **apparecchi per illuminazione** conosciuti in tutto il mondo. Una produzione che, tuttavia, non avviene nel perimetro aziendale e che è possibile proprio grazie al **tessuto produttivo del territorio**,** con imprese specializzate in diversi settori.**

La nascita di Flos risale al 1962 e l’obiettivo era produrre oggetti di design che facessero anche luce (quindi non esclusivamente lampade); da qui le **modalità di fabbricazione che resistono tutt’oggi**: ogni oggetto è pensato da un **diverso designer** **che si affida all’azienda e alla sua Supply chain**. Ogni artista, infatti, ha il proprio stile e **ogni prodotto è unico**. “Questo condiziona l’intera catena di approvvigionamento, perché ogni oggetto porta con sé richieste differenti”, dice Monetti. “**È la Supply chain che si adatta**, così come la fabbrica, perché i prodotti devono essere realizzati esattamente come ideati dal progettista”.

La fattibilità, dunque, può risultare difficile, ma sta anche qui il valore di Flos, i cui oggetti sono conosciuti proprio l’**elevata qualità.** Per raggiungere questi risultati, c’è una **ricerca capillare e continua** tra le aziende del distretto industriale per individuare i **giusti fornitori dei componenti**. “Flos oggi è una fabbrica diffusa che basa la sua produzione su circa 300 fornitori e il 70% si trova nel distretto Bresciano e del vicino Veneto”. Una particolarità non replicabile ovunque. “Non tutte le aziende del mondo possono agire così, facendo affidamento su un distretto come quello in cui opera Flos; la nostra fortuna sta proprio lì”.

## I vantaggi della Supply chain diffusa: nessun limite tecnologico e velocità

Oltre alla ricerca sul territorio, lavorare affidandosi alle **competenze delle imprese** diffuse sul territorio – spesso alle fabbriche si affiancano anche gli artigiani locali – significa **crescere insieme**. Si tratta quindi di un’**evoluzione complessiva **con l’integrazione dei vari passaggi e con investimenti da parte di tutti gli attori. “Non tutte le aziende sono propense a investire, ma la **sinergia è importante** e quando non c’è diventa uno scoglio tra i più difficili da superare”, ammette Monetti. E spesso le imprese più piccole scaricano le difficoltà sulle aziende più grandi. “Le organizzazioni di certe dimensioni come Flos fanno **molti controlli** e alcuni fornitori, quindi, tendono a non farli perché si sentono ‘coperti’ dalle nostre attività. Bisogna però **stimolare il miglioramento continuo di tutto l’ecosistema dei fornitori**”. Inoltre, capita che sia Flos a dover trasferire il proprio know how, senza però – a volte – lo stesso atteggiamento da parte dei fornitori.

Tuttavia, a questi aspetti ne fanno da contraltare altri. Per esempio il COO di Flos cita la **flessibilità** e l’**assenza di limiti tecnologici** come i due **vantaggi più importanti di una Supply chain corta**: “Nel primo caso non ci sono vincoli di asset e know how, né di materiali, perché è possibile lavorare i vari materiali usati nella produzione (pietra, metallo, gesso o vetro) affidandosi alle mani degli esperti”. Inoltre, questa impostazione consente di **eliminare i limiti** da imporre ai designer: “Non serve investire su nuovi macchinari se la sfida è particolarmente complicata e soprattutto non c’è il rischio di saturare la produzione”. A tutto questo si affiancano poi la **velocità nel rispondere alle esigenze e la resilienza della Supply chain**, dal momento che il rischio è più distribuito.

“La nostra filiera, insomma, è molto **corta e dinamica**; si fonda soprattutto sui fornitori, che devono avere tre caratteristiche: la **capacità del fare** (su cui è forte il distretto in cui operiamo), una **visione di crescita futura condivisa** insieme con noi e, infine, l’**affidabilità**. Chi ci segue rimane con noi. In caso contrario, c’è una selezione naturale spontanea”, ammette Monetti. “Gestire l’azienda e operare in questo set-up industriale è complesso, ma avere nel team le **persone giuste e capaci** rende tutto più fattibile”.
