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title: Le Supply chain si fanno corte e le aziende diventano resilienti
description: Con la pandemia le imprese hanno imparato a convivere con l’imprevedibilità, ma servono Supply chain corte e antifragili
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date: 2021-08-23
modified: 2025-09-09
author: Francesca Albergo
url: https://www.paroledimanagement.it/produzione/le-supply-chain-si-fanno-corte-e-le-aziende-diventano-resilienti/
categories: [Fabbrica, Produzione]
tags: [resilienza, pandemia, logistica, antifragilità, Supply chain]
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# Le Supply chain si fanno corte e le aziende diventano resilienti

![nuova_supplychain.jpeg](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2019/11/nuova_supplychain.jpeg)

Ritardi nelle consegne. Indisponibilità di materie prime. Attività chiuse. Nel corso dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus, **molte imprese hanno subìto gravi ripercussioni**. Così ci si è resi conto di quanto sia difficile affrontare imprevisti – non necessariamente di natura pandemica – e di come risulti altrettanto importante attrezzarsi per prevenire gli effetti collaterali di eventi di grande portata, sviluppando un certo grado di resilienza. In una parola, **serve divenire “antifragili”**. In particolare, l’emergenza sanitaria ha posto l’attenzione sulla **centralità delle Supply chain**, elementi da cui dipende una porzione considerevole dei risultati economici, finanziari e di business. Ma non solo.

In questi mesi è maturata la consapevolezza di come queste siano **complesse e deboli di fronte a fenomeni inattesi**: non è un mistero che la struttura delle filiere di approvvigionamento, produttive e distributive è stata messa in forte discussione. Per irrobustire la catena di fornitura è necessario valutare strategie in grado di **reagire con rapidità a potenziali interruzioni**. E pianificarne attentamente ogni aspetto per non subire le pressioni di un imprevisto ed essere in grado di affrontarlo uscendone rinforzati.

Per indagare la consapevolezza maturata dalle aziende sulla **necessità di creare Supply chain resilienti** e sulle azioni intraprese per **reagire ai contraccolpi del covid-19**, abbiamo sottoposto ai lettori un questionario sul tema, elaborato in collaborazione con **Roberto Pinto**, Professore presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione dell’Università degli Studi di Bergamo, e membro del Comitato Scientifico di *Sistemi&Impresa*.

## Un’azienda su due si definisce già resiliente

Già in tempi non sospetti molte aziende avevano iniziato a lavorare sull’antifragilità. A dimostrarlo è un dato emerso dall’inchiesta, che vede **il 50% delle aziende** coinvolte definire **la propria Supply chain come “resiliente”**, grazie ad azioni mirate intraprese già prima della pandemia. Secondo Pinto, constatare che la consapevolezza rispetto al tema abbia portato le imprese ad attrezzarsi per affrontare possibili eventi *disruption* prima della diffusione del covid è un risultato positivo.

Di contro, il 40% delle imprese interpellate ha ammesso di essere stato colto almeno parzialmente di sorpresa pur ritenendosi “antifragile”. “Questo dato sottolinea **la difficoltà intrinseca nel farsi trovare pronti**, anche quando la resilienza è già sulla *to do list* del management della filiera”, commenta il docente. Il covid, insomma, ha stravolto la vita di ogni azienda. “L’errore più grande che possiamo fare è pensare che tutto tornerà come prima”, commenta **Alberto Cirelli**, Direzione Commerciale & Marketing di **Gep Informatica**, azienda che produce software per la gestione della logistica di magazzino e dei trasporti.

Sono infatti diverse le crisi internazionali che possono incidere su una mancata fornitura e pensare di esser forti solo perché si è riusciti a resistere alla prova pandemica significa rischiare di trovarsi impreparati di fronte a un imprevisto futuro. “C’è differenza fra non aver avuto problemi – o averli superati – ed essere preparati a tutto”, prosegue Cirelli. Per essere antifragili bisogna prima comprendere che qualcosa cambierà e **adoperarsi per prevenire situazioni critiche**. I risultati mostrano una buona consapevolezza, ma il processo è solo all’inizio, bisogna lavorare per portarlo avanti.

“Stiamo uscendo dalla pandemia come azienda migliore, più forte di prima”, racconta **Massimo Bianchi**, Direttore Generale di **Keyline**, azienda di progettazione e produzione di chiavi e macchine duplicatrici. Secondo l’imprenditore per fortificarsi è necessario studiare se stessi, **essere adattabili, diventare creativi e creare nuove relazioni**: “Ci sono competenze diffuse che devono integrarsi fra loro, ognuno deve essere capace di fare il proprio ruolo in relazione con gli altri e non in modo indipendente”.

Anche **Primo Barzoni**, Presidente e Amministratore Delegato di **Palm GreenPallet**, azienda operante nel settore della progettazione e produzione di imballi in legno ecosostenibili, sottolinea l’importanza di **fare rete**. “L’economia sta cambiando ed è necessario **ripensare i processi di creazione delle filiere** e di gestione locale, connesse a strutture ecosistemiche”. Per esempio, l’azienda si è proposta come partner territoriale per valorizzare la materia prima a chilometro zero.

Assenza di prodotti e interruzione delle catene di fornitura hanno infatti portato le imprese a ragionare sulle problematiche del processo di deindustrializzazione, tipico del tessuto imprenditoriale italiano, come sostiene **Daniele Predari**, Presidente **Glass Group** e Amministratore Delegato **Predari Vetri**, azienda produttrice di vetri isolanti. “La pandemia ha fatto emergere l’esigenza di **riportare le produzioni sul territorio**, per ovviare alle problematiche di distribuzione e trasporto merci”.

## Filiere corte e diversificate per divenire antifragili

Questa pandemia, secondo Cirelli, porterà a **catene logistiche corte e diversificate**, non più lineari, ma a forma di stella. E la filiera corta è la soluzione emersa sin da subito come possibile risposta ai problemi causati dalla pandemia. Oltre il 90% delle aziende l’hanno infatti definita come **strategia “efficace” o “molto efficace”**. In particolare più di due aziende su tre hanno dichiarato di aver provveduto a selezionare-qualificare (o volerlo fare in futuro) più fornitori per lo stesso prodotto-materiale-servizio.

Il 30% degli intervistati ha inoltre cercato **partner più vicini alla produzione** (si arriva al 40% se consideriamo le aziende intenzionate ad attuare questa misura nel prossimo futuro). “Questi dati mostrano come il campione sia orientato ‘a monte’, verso i fornitori”, commenta Pinto. E lo conferma, come spiega il docente, il fatto che sono state poco implementate soluzioni di revisione dei processi distributivi (13%) e di avvicinamento della produzione ai mercati di riferimento (16%).

La produzione di Keyline è in Italia l’azienda che si è sempre interfacciata con fornitori del territorio. “Durante la pandemia ci siamo però resi conto che alcuni subfornitori dipendevano dai Paesi asiatici”. Così, anche l’impresa trevigiana si è trovata a dover fare i conti con la scarsità di materiali e il consecutivo aumento dei prezzi da parte dei mercati esteri. “Per far fronte a queste problematiche abbiamo lavorato a **un redesign dei prodotti** che contengono componenti di provenienza esclusivamente asiatica e delle fonti da cui acquistarli”, commenta Bianchi. Chi invece dipendeva esclusivamente da fornitori con la Direzione Generale all’estero è Predari Vetri, poiché la produzione della materia prima è gestita da cinque multinazionali straniere (con siti produttivi presenti anche in Italia). “Abbiamo cercato di **riportare nel nostro Paese la fornitura dei materiali** e continueremo in questa direzione”, assicura l’AD dell’azienda.

Palm GreenPallet è un’altra società che si è sempre rifornita all’estero poiché, come spiega Barzoni, in Italia non c’è la cultura della gestione della materia prima offerta dai boschi: “L’80% del legno utilizzato dalle aziende italiane è importato, ma il nostro territorio possiede grandi ‘tesori’ che possono contribuire a creare una bioeconomia locale”. Così quello che con l’avvento della pandemia sembrava solo un problema logistico, si è trasformato a novembre 2020 in **una valutazione della materia prima**. Da alcuni mesi l’azienda sta investendo per **creare catene locali di approvvigionamento**; e oltre all’accorciamento della filiera, Palm GreenPallet ha riprogettato la produzione suddividendo i materiali a disposizione su diversi prodotti: “Abbiamo abbandonato l’idea di generare esclusivamente grandi volumi, in favore di **piccoli lotti** che potessero coprire le diverse esigenze dei clienti”, commenta Barzoni.

## Aumentare la competitività grazie all’ecommerce

È però innegabile che negli ultimi anni è in atto quello che Cirelli definisce “un passaggio culturale”: “L’approccio B2C della velocità ed economicità di consegna sta piano piano traslando nel mondo B2B”. Così la concorrenza dei grandi player, unita alle chiusure degli store ha portato **il 37% delle aziende** coinvolte nel sondaggio ad **attrezzarsi per la consegna rapida** e una su tre a strutturarsi in modo da avere **magazzini di prossimità**. Questo è un dato non trascurabile se si mette in relazione al fatto che oltre l’80% del campione opera in un ambito prevalentemente B2B nel settore manifatturiero: “Significa che i confini tra processi si fanno via via più sfumati e alcune dinamiche proprie di un ambito si manifestano sempre più spesso anche in altri”, afferma Pinto.

Fra le aziende intervistate Predari Vetri è l’unica a non esser stata coinvolta in questa evoluzione dei business. **La catena di distribuzione del vetro** infatti, quasi agli antipodi della catena di approvvigionamento del settore, come abbiamo visto in precedenza, **è cort**a. “Il nostro gruppo ha diverse aziende nel nostro Paese e ognuna ha la sua competenza territoriale”, spiega Predari.

Ma non solo velocità di consegna. **La pandemia ha fatto decollare il mondo dell’ecommerce** e, per restare al passo, molte aziende hanno implementato questa nuova modalità di acquisto. Barzoni racconta come l’impatto del commercio online, nella sua azienda, si sia riversato sulla produzione: “In questo anno abbiamo notato una richiesta aumentata di mini pallet, più flessibili e agili, adatti alla movimentazione di piccole unità tipiche dell’ecommerce”.

L'articolo è pubblicato sul numero di Giugno 2021 della rivista* Sistemi&Impresa*.

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