---
title: Dalla sostenibilità finanziaria passa la salute delle PMI
description: "L'80% delle aziende ha bilanci distrutti dal Covid. Eppure, in Italia una cultura improntata alla finanza d’impresa stenta a diffondersi"
featured_image: https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/04/finanza_impresa.jpg
date: 2021-04-21
author: Giorgia Pacino
url: https://www.paroledimanagement.it/scenari-macroeconomici/dalla-sostenibilita-finanziaria-passa-la-salute-delle-pmi/
categories: [Scenari macroeconomici]
tags: [rating, Claudio Grossi, cultura aziendale, "finanza d'impresa", equilibrio finanziario]
---

# Dalla sostenibilità finanziaria passa la salute delle PMI

![Dalla sostenibilità finanziaria passa la salute delle PMI](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/04/finanza_impresa.jpg)

***Cash is king***, dicono gli americani. Ovvero: **la cassa vince sempre sul profitto**. La capacità di fare previsioni, pianificare spese e investimenti e tenere sotto controllo i conti può determinare la vita o la morte di un’azienda. Eppure, in Italia una cultura seriamente improntata alla **finanza d’impresa** stenta ancora oggi a diffondersi.

Le Piccole e medie imprese italiane (PMI) non hanno grande dimestichezza con **l’analisi del rischio**, complice anche **un sistema di accesso al credito** che negli anni passati si è sempre **fondato sulle garanzie piuttosto che sull’equilibrio finanziario**. Fino a una decina di anni fa, le aziende che avevano bisogno di liquidità bussavano alla porta della banca di fiducia, la quale aveva il potere di decidere se concedere o meno un prestito sulla base delle garanzie offerte: titoli, risparmi, capannoni. Bastava questo a determinare se l’azienda fosse o meno in salute.

## La scarsa cultura finanziaria delle PMI

Il sistema descritto è stato valido fino al **2009**, quando il sistema bancario italiano si è adeguato ai **nuovi modelli di rating**. Non è più l’impiegato della filiale a valutare se l’impresa meriti o meno il finanziamento, ma un calcolo preciso basato su **un algoritmo che ‘pesa’ i numeri dell’azienda** e ne valuta la finanziabilità. La procedura è vincolata: se il rating è negativo, la banca non può concedere neppure un euro.

“**Gli imprenditori italiani sanno molto poco di finanza**, perché in passato non ne hanno mai avuto bisogno. Il sistema banco-centrico ha drogato la cultura e la conoscenza di economia aziendale e finanza della nostra imprenditoria e oggi il credito facile – perché garantito dallo Stato nel momento dell’emergenza – sta creando una bolla destinata a scoppiare”, avverte **Claudio Grossi**, Professore di Business Finance e Programmazione e Controllo all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Con un passato da dirigente di società di intermediazione finanziaria e 45 anni di esperienza nel settore, Grossi ha fondato** Mark-Up**, società di consulenza specializzata in servizi per banche e imprese, nei settori della finanza, del marketing e dell’organizzazione. Ha ideato e brevettato **un modello di rating efficace al 91%** e insiste sulla **pianificazione come unica leva strategica** per un sistema di governance dell’impresa in grado di garantirne la salute e l’equilibrio finanziario.

## L’impatto del Covid sui bilanci delle imprese

Nel 2020, dopo i primi mesi di *lockdown*, le imprese italiane hanno fatto i conti con **una liquidità ridotta**, con difficoltà nel reperimento delle risorse e con l’incognita sui futuri guadagni. Da lì gli strumenti messi in campo dal Governo, con i **decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio**: misure urgenti in materia di accesso al credito, sostegno alla liquidità e agli investimenti. Le misure anti-crisi sono servite per far fronte all’emergenza, ma **hanno aumentato il grado di indebitamento** delle imprese.

“**L’80% delle imprese ha bilanci devastati dal Covid** in termini di rating”, spiega Grossi. “Sono tutte sovra-indebitate, in media il fatturato è crollato del 20%, il flussi di cassa del 40% e i debiti con lo Stato si sono raddoppiati. **Tutti i parametri di bilancio sono saltati** e anche le aziende che avevano bilanci previsionali ottimi o quanto meno accettabili si ritroveranno con un rating disastroso”. Le banche che hanno prestato denaro alle imprese, forti della garanzia dello Stato, si ritroveranno in pancia crediti difficili da riscuotere e agiranno alzando a dismisura i tassi di interesse o chiudendo i rapporti con le aziende trattenendo solo i mutui residui.

“**Il rating non è solo una lettera**: doppia A o doppia B, come siamo ormai diventati abituati a sentire. **È una percentuale di rischio di fallimento**”, puntualizza Grossi. “Se i criteri di rating non cambiano a livello europeo, ci troveremo di fronte un piccolo tsunami: le banche per non fallire dovranno scegliere quali aziende tenere e quali abbandonare. E non si tratterà solo di chiudere i conti, ma di vendere i loro crediti”.

A quel punto, però, i Npl (Non performing loans), ovvero **i crediti deteriorati in possesso delle banche, saranno la maggioranza**. E la garanzia prestata dallo Stato non metterà al sicuro le imprese, perché, in base alla normativa fallimentare, soltanto una volta esperite tutte le azioni possibili nei confronti del debitore è possibile rivolgersi al garante.

Per rimettersi sul cammino della sostenibilità finanziaria, **occorre innanzitutto agire sulla cultura aziendale**. E riprogrammare il modo di far impresa tenendo conto, al di là di perdite e utili, delle dinamiche finanziarie che contano davvero nel rating. “La maggior parte degli imprenditori oggi non conosce i modelli di valutazione della salute di un’azienda”, ammonisce Grossi. “Occorre che comprendano come funziona il mondo del credito, ma anche che imparino a **progettare una strategia *rating driven***, attraverso una programmazione economico-finanziaria con una previsionalità almeno semestrale. Parlare di **pianificazione** è la modalità strategica per garantire **equilibrio e salute finanziaria** dell’impresa”.
